Istat e la Grande Svolta del 2015

Pubblicato oggi l’aggiornamento delle previsioni Istat per l’economia italiana nel triennio 2014-2016. Al netto della inevitabile elevata incertezza, nelle stime c’è soprattutto un atto di fede, senza il quale l’intero castello crolla.

Nel 2014 è prevista una contrazione dell’economia italiana dello 0,3% a cui fa seguito, nel 2015, un’espansione dello 0,5%. Ad essere eclatante non è questo dato assoluto bensì lo swing che è atteso tra quest’anno ed il prossimo. Soprattutto se leggiamo le previsioni Istat per il quadro internazionale. Enfasi nostra:

«Nell’area euro, alla generalizzata debolezza dei consumi delle famiglie e degli investimenti registrata nel secondo trimestre, ha fatto seguito un ulteriore rallentamento che ha coinvolto anche l’economia tedesca. Per i prossimi mesi, le prospettive per i consumi privati rimangono modeste, dato il permanere di condizioni negative del mercato del lavoro. La bassa inflazione manterrà elevato il costo reale del credito per le imprese costituendo, unitamente al deterioramento delle prospettive della domanda, una ulteriore difficoltà alla ripartenza degli investimenti»

La speranza è che la debolezza dell’euro si trasformi in maggior crescita via export, in pratica. In coerenza con ciò, Istat vede il cambio euro-dollaro a 1,24 nel 2015 e 1,23 nel 2016. Il Pil dell’Eurozona, nella previsione del nostro istituto statistico, viene robustamente spinto nel 2015, a +1,2% da +0,8% del 2014. Già questo ci pare un atto di fede, più che una previsione. Di rilievo, nel valutare la coerenza del quadro, è anche la (corretta) presa d’atto che i paesi emergenti ridurranno il proprio contributo alla crescita mondiale. Basti pensare al rallentamento strutturale della Cina, all’isolamento della Russia, costretta ad alzare i tassi e soffocare la domanda interna per contrastare l’emorragia di riserve valutarie indotta dalle sanzioni occidentali, alla recessione brasiliana, alle turbolenze causate sugli emergenti da ogni fase di forza del dollaro. Quindi, il rischio è quello di avere un export non particolarmente brillante. Malgrado ciò, Istat riesce a mettere in previsione una crescita in volumi del commercio mondiale di soli beni, che passa dal 3% del 2014 al 4,4% del 2015. Quando si dice il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.

Quanto alla economia italiana, le stime Istat prendono atto della stagnazione ma, a partire dal 2015, ci portano in un quadro quasi completamente rasserenato, malgrado previsioni globali non esattamente rosee, o comunque molto incerte. Ma cosa succederà, nel 2015-2016, per creare una simile discontinuità? Lo leggiamo qui, nelle parole di Istat: una sorta di sequenza magica e autosostenuta, enfasi nostra:

«Nel biennio successivo, alla formazione del reddito disponibile lordo delle famiglie, sostenuta dai redditi da lavoro dipendente (in presenza di un aumento degli occupati), contribuiranno anche le altre componenti di reddito, come conseguenza del miglioramento ciclico dell’economia. Questo favorirà la graduale riduzione dei livelli di incertezza che hanno frenato la crescita dei consumi. La spesa per consumi privati è prevista in aumento dello 0,6% nel 2015 e dello 0,8% nel 2016, anche per effetto delle misure di bilancio e fiscali adottate a sostegno dei redditi»

Quindi, per riepilogare: nel (e dal) 2015 aumenta l’occupazione, cala l’incertezza, ripartono i consumi e si portano dietro tutte le altre componenti della domanda interna, come il pifferaio di Hamelin con i topolini. Tra cui spicca la ripresa degli investimenti, che passeranno da una contrazione del 2,3% nel 2014 ad una espansione dell’1,3%. La pietra angolare, come detto, è la ripresa dell’occupazione, che porta con sé un calo dell’incertezza, e che ci renderà felicemente devianti rispetto ad un quadro europeo caratterizzato, come detto da Istat stessa (vedi sopra) da “ulteriore difficoltà alla ripartenza degli investimenti”.

C’è da dire che Istat pensa anche a quella che ormai è la maggiore angustia del nostro premier: il fatto che gli italiani risparmino. Ed in effetti da questo versante previsionale nel 2015 non ci sono belle notizie per Renzi, ma Istat lo rassicura prontamente:

«Nell’orizzonte di previsione, il tasso di risparmio è atteso in lieve incremento. In presenza di un contesto macroeconomico in moderato miglioramento, le famiglie continuerebbero a perseguire l’obiettivo di ricostituire almeno parte delle scorte di risparmio utilizzate nel corso della fase recessiva. Si tratterà, tuttavia, di un processo graduale che non porterà comunque al raggiungimento dei livelli di risparmio pre-crisi»

Quindi, gli italiani tenteranno di tornare a risparmiare di più ma questo, secondo Istat, non deraglierà l’espansione dei consumi. Perché l’occupazione riparte, ovviamente. Questo è lo scenario centrale Istat, che peraltro prevede nel 2015 e 2016 deflatori in ripresa, sia a livello di Pil che di spesa delle famiglie. Nel testo del comunicato si sottolinea comunque l’elevata incertezza del quadro previsivo. Diciamo che lo scenario centrale appare piuttosto government friendly.

C’è un passaggio del rapporto Istat che susciterà le proteste dei renzisti più puri, duri ed insipienti. E’ questo:

«L’esercizio di previsione include le informazioni desumibili dal quadro programmatico contenuto nella Legge di Stabilità 2015. Tali effetti sono stati considerati nelle stime riportate nel Prospetto 1. I provvedimenti adottati sono previsti avere un impatto netto marginalmente positivo nel 2014 ed un effetto cumulativo netto nullo nel biennio successivo per la compensazione degli stimoli legati ad aumenti di spesa pubblica e alla riduzione della pressione fiscale e contributiva con l’inasprimento dell’imposizione indiretta previsto dalla clausola di salvaguardia»

Ma come?, diranno, la clausola di salvaguardia non scatterà, non ci sarà alcun aumento dell’imposizione indiretta! Può essere, ma in quel caso (dal 2016), delle due l’una: o si taglia la spesa (per 12 miliardi nel 2016), oppure si trovano altre entrate. Magari tassando di più le “rendite finanziarie”, che dite? Si noti un punto, più sottile: Istat incorpora nelle previsioni, correttamente, il fatto che comunque dal 2016 vi sarà un effetto restrittivo sulla crescita, ceteris paribus. Che esso venga da tagli di spesa per 12 miliardi, che diverranno 30 nel 2018, o che venga dalla tagliola delle “clausole di salvaguardia”. Ma è tutto il quadro, wishful thinking incluso, ad essere coerente con il piano strategico del governo Renzi: o nel 2015 si riparte, o abbiamo intorno al collo una corda insaponata.

Che altro? Che questi sono soprattutto divertissement, più che altro. E come tali destinati ad alimentare le chiacchiere da bar e da talk show politico. A noi la stima, e l’inversione di tendenza del 2015, appaiono piuttosto ardite. Ma speriamo di sbagliarci, per il bene del paese.

Addendum – Ma cosa prevedeva Istat, esattamente un anno addietro? Semplice: la ripresa della spesa delle famiglie e la ripresa degli investimenti.

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