Padoan il sessantottino

Ieri in audizione alla Camera il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è riuscito a creare una bolla spazio-temporale di rara fattura, illustrando gli effetti lisergici della legge di Stabilità. A quasi mezzo secolo dal ’68, possiamo finalmente dire che l’immaginazione è arrivata al potere.

Intanto, la legge di Stabilità è molto espansiva, anzi decisamente estroversa e quasi affettuosa:

La «manovra è anche espansiva per avviare un consistente taglio delle tasse e fornire la spinta alla ripresa». Lo ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aggiungendo che «i consumi privati hanno in parte risposto alle misure del governo» ma c’è «ancora incertezza per gli investimenti» (Ansa, 4 novembre 2014)

Noi, purtroppo, abbiamo preso atto che la manovra di espansivo ha pressoché nulla, ma stiamo al gioco. Quindi, par di capire, la manovra è una sorta di predisposizione per l’autoradio il calo della pressione fiscale. Qualche numero, in caso?

Con la legge di Stabilità, la pressione fiscale «mostra una riduzione contenuta nel 2015, passando dal 43,3% del 2014 al 43,2%, e si stabilizza al 43,6% in ciascuno degli anni 2016 e 2017». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in audizione alla Camera (Ansa, 4 novembre 2014)

Come si nota, c’è un vero e proprio crollo della pressione fiscale, nell’orizzonte di piano. Lo conferma anche il ministro in persona. Trattasi, infatti, di un

«consistente taglio strutturale delle tasse per sostenere il processo di riforma e restituire al Paese la spinta propulsiva necessaria per agganciare la ripresa e stimolare stabilmente crescita, occupazione e investimenti»

Come, non lo vedete? Sarete mica dei gufi bisognosi di occhiali? Per celebrare il calo delle tasse dello 0,1% sul Pil previsto nel 2015, lo staff del ministro cinguetta anche:

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Parliamo anche delle clausole di salvaguardia che non sono tali ma sono in realtà un bookmark di interventi spinti più in là, sotto il tappeto del dissesto? Parliamone:

«Sono convinto che l’insieme delle misure che prende il governo è in grado di produrre risultati migliori dei numeri. In questo caso sarà più facile gestire meglio i problemi che si pongono oggi, incluse le clausole di salvaguardia». Lo ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (Ansa, 4 novembre 2014)

Può essere: è utile segnalare che quest’anno abbiamo “disinnescato” tre miliardi ereditati dal governo Letta, ma semplicemente li abbiamo spinti al 2016, cumulandoli con altri “tagli” che attendiamo. Ricordiamolo: nel 2016 abbiamo “salvaguardie” per 12,4 miliardi di euro, che arrivano a circa 30 miliardi nel 2018. Se quest’anno siamo allo psicodramma collettivo per tagliare 4 (quattro) miliardi alle Regioni, che faremo per arrivare a 30? Beh, a quello penserà la Crescita (con la maiuscola), come direbbe Padoan. Ma questo è un auspicio, una previsione, o un atto di fede?

Ah, a proposito di “calo delle tasse”, ieri Padoan ha ribadito che i fondi pensione complementari hanno ottenuto un grazioso dono dal Signor Governo: al limite il problema è vostro, se non riuscite a coglierlo:

Nonostante l’aumento previsto dalla legge di stabilità, l’aliquota applicabile ai rendimenti del patrimonio mobiliare dei fondi pensione, così come quella sul Tfr, «resta decisamente inferiore a quella ordinaria applicabile alla generalità dei redditi di natura finanziaria (che sono tassati al 26%)». Lo ha detto il ministro Pier Carlo Padoan (Ansa, 4 novembre 2014)

Non resta quindi che rovesciarsi in strada e comprare, mossi da questo irrefrenabile impulso di ottimismo che ci aiuterà ad uscire dai guai e dal guano. Come direbbe qualcuno: “ora non avete più alibi”.

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