Stato nostro, liberaci dalle sofferenze

Ferve il dibattito sulle modalità operative con cui il governo italiano cercherà di realizzare una bad bank di sistema, tale cioè da consentire di rimuovere le sofferenze dai bilanci bancari. Tema molto delicato e che rischia di esporre a procedure d’infrazione comunitarie per aiuti di stato, perché tutto dipenderà dal prezzo a cui quei crediti inesigibili saranno rimossi dai bilanci delle banche. Sul tema abbiamo scritto più volte, l’ultima qui. Oggi prende posizione l’Associazione bancaria italiana, per bocca del suo direttore generale.

Intervenendo all’annuale congresso Assiom Forex, che riunisce gli operatori italiani dei mercati dei capitali, il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha detto che una soluzione di sistema per la bad bank “sarebbe una cosa positiva” che può “accelerare la riduzione del peso delle sofferenze nei bilanci delle banche e aiutare una più accelerata ripresa del credito. Il meccanismo non servirebbe a salvare le banche come nel caso della Spagna ma ad accelerare la ripresa del credito nei confronti dell’economia, quindi un profilo degli aiuti di stato si porrebbe come meno stringente. Ovviamente è un tema da verificare come la commissione europea”. Al netto della retorica istituzionale, è interessante questo legame tra rimozione delle sofferenze dai bilanci e ripresa dell’erogazione del credito.

Che sarebbe anche vero, se non fosse che l’erogazione del credito dipende da domanda ed offerta, mentre qui Sabatini pare legarla in modo esclusivo, o comunque decisivo, all’offerta. E dire che il gemello di Sabatini, lo scorso novembre, aveva le idee piuttosto chiare:

Le misure straordinarie varate dalla Bce per fronteggiare la crisi “sono importanti, ma lavorano sul lato dell’offerta e aiutano la liquidità del mercato, ma non su quello della domanda”. Lo ha detto il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini. “La domanda resta debole, poco guidata da investimenti e da ristrutturazioni di debiti in essere”, ha aggiunto, sottolineando quindi che “probabilmente si dovrà lavorare su misure che favoriscano anche il lato della domanda” (Ansa, 26 novembre 2014)

Ovviamente, con “ristrutturazioni di debiti in essere” assumiamo non si tratti di stralcio delle sofferenze, perché quella può avvenire in ogni momento, rivolgendosi al mercato, soprattutto quando la congiuntura appare stabilizzata. Per farvela breve, la sintesi della situazione è questa:

  1. Per rimuovere le sofferenze dal bilancio delle banche basta il mercato, soprattutto quando la recessione è alle spalle;
  2. Se si vuol coinvolgere una struttura pubblica è perché si sa che il valore di realizzo delle sofferenze sarebbe ben inferiore a quanto iscritto a bilancio, al netto degli accantonamenti, e
  3. Se ciò accadesse, alcune banche rischierebbero di dover ricapitalizzare, e ciò per qualcuno sarebbe piuttosto problematico.

Ecco quindi che il governo cerca di capire come evitare di creare emicranie a molti banchieri e gruppi di controllo senza finire accusato dalla Ue di aiuti di stato. In parallelo, partono questi amorevoli messaggi dai banchieri all’esecutivo: “se ci liberate delle sofferenze, faremo più credito”. E pazienza che tra le due cose il legame sia piuttosto tenue, in assenza di domanda di credito. Sembra la quadratura del cerchio, che dite? Interessante anche il fatto che Sabatini sostenga che deve esserci modo per evitare l’accusa di aiuti di stato. C’è sicuramente, basterebbe vendere quelle sofferenze sul mercato, ma in quel caso torneremmo al problemino di cui sopra. Ci serve lo stato, e senza fare troppo rumore. Sorprende, visto il soggetto e la sua competenza in materia, che si compiano analogie bizzarre di questo tipo:

«Ricordo anche che quando la Bce ha lanciato il piano di acquisto di Abs e Cartolarizzazioni aveva accennato alla possibilità di acquistare tranche mezzanine a fronte di garanzie: quindi ci sono, secondo me, degli elementi su cui riflettere»

Certo, dottor Sabatini, riflettiamo. Però riflettiamo anche sul fatto che quell’ipotesi era relativa a crediti in bonis, non a sofferenze. Non è un caso che la vocina ubriaca che girava nelle scorse settimane, di garanzia pubblica anche sulle cartolarizzazioni di sofferenze, si sia ammutolita. La strategia dell’offuscamento regna sovrana, in questo paese dove le cose si fanno e non si dicono, e dove la trasparenza è un quotidiano supplizio che le nostre classi dirigenti sopportano con cristiana rassegnazione. Non tutte le sofferenze sono create uguali.

Aggiornamento – “Stiamo lavorando ad un metodo di gestione dei crediti in sofferenza che può avere varie forme, sicuramente il mercato avrà un ruolo importante”, dice il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Attendiamo fiduciosi.

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