Il gioco del cerino salvaguardato

Oggi sul Sole un articolo a firma di Marco Mobili ci informa delle probabili acrobazie del governo Renzi per neutralizzare il buco di 728 milioni di euro causato dal rigetto europeo del meccanismo del reverse charge sull’Iva nella grande distribuzione. Obiettivo, come noto, è quello di evitare l’aumento delle accise su benzina e gasolio, che dovrebbe (doveva) scattare dal prossimo 30 giugno. Don’t worry, il vostro governo vede e provvede. Proprio per questo dovreste preoccuparvi, invece.

In prima battuta, orientamento del governo Renzi sarebbe quello di finanziare questo buco “salvaguardato” a mezzo delle entrate da voluntary disclosure, poste (correttamente) a bilancio per un solo euro ma che rischiano seriamente di diventare il nuovo bancomat dei sogni governativi. Infatti, come segnalato nell’articolo, non si tratterebbe di coprire a mezzo gettito della voluntary solo 728 milioni: al cartellino del prezzo occorrerebbe aggiungere i 671 milioni inseriti nel Milleproroghe di inizio anno per disattivare una clausola di salvaguardia inserita dal governo Letta per coprire la sciagurata “abolizione” (per un anno) dell’Imu prima casa, “che infiniti lutti addusse ai creduli italici”.

Al momento, di soli sogni rischia di trattarsi, visti i dati di gettito della voluntary, illustrati giorni addietro dal sottosegretario Enrico Zanetti: al 18 maggio, su 1.288 istanze presentate, gli imponibili oggetto di emersione erano pari a circa 260 milioni per le imposte dirette, 16 milioni per l’Irap e 12 milioni per l’Iva. Attenzione: stiamo parlando di imponibili, non di gettito. Restano quattro mesi a disposizione per la voluntary, quindi il dato potrebbe migliorare. Ma se così non fosse?

Scrive Mobili:

Se «dal monitoraggio delle entrate» previste dalla procedura forfettizzata della voluntary (sanzione al 3% dell’ammontare degli importi non dichiarati se le attività oggetto della collaborazione volontaria erano o sono detenute in Stati che applichino lo scambio di informazioni con l’Italia) dovesse emergere «un andamento che non consente la copertura per il predetto ammontare (vale a dire 728 milioni n.d.r.)», con decreto del ministero dell’Economia, «da emanare entro il 31 ottobre 2015», verrà stabilito l’aumento «degli acconti ai fini dell’Ires e dell’Irap, dovuti per il periodo d’imposta 2015)».

Come i più sagaci tra voi avranno intuito, gli “acconti”, oltre ad essere una sorta di prestito forzoso erogato allo stato dal sistema delle imprese, sono anche anticipazione di gettito futuro, pertanto tendono a scavare buchi più in là nel tempo. E questi buchi vanno chiusi. Serve una pezza alla pezza. Che fare, quindi? Presto detto:

Per compensare le eventuali minori entrate che «si dovessero generare per effetto dell’aumento degli acconti» delle imprese, dal 1 gennaio 2016 si tornerà a parlare nuovamente di possibile caro-benzina con l’aumento delle accise

Questo accade, quando si mettono a bilancio ricavi aleatori come quello del reverse charge (e dello split payment, anche se quest’ultimo pare avere maggiori probabilità di superare l’esame europeo), rubricati sotto la voce pretenziosa e very pop di “lotta all’evasione fiscale”. Ad oggi, non ci sentiremmo quindi di promuovere la politica fiscale del governo Renzi, tra leggi delega prorogate dopo “infortuni” sui decreti attuativi e “riforme” del regime dei minimi che sono state repentinamente stralciate, tornando al via, per evitare casini giganti. Ma di queste skills riformistiche fiscali di Renzi vi avevamo già detto, giusto?

Quello che è certo è che, di acconto in acconto, le tensioni di liquidità a carico delle imprese si faranno sentire in modo significativo, vanificando le mirabilie di un già problematico sussidio temporaneo per assunzioni col nuovo tempo indeterminato e la decontribuzione parziale Irap. E andiamo avanti. Consapevoli che, se nel 2015 non si materializzerà una ripresa vera, di quelle capaci di produrre aumenti spontanei di gettito, saremo in guai molto seri.

Aggiornamento dell’11 giugno – Per ora il governo non scopre le carte e rinvia l’ufficializzazione della clausola di salvaguardia sui 728 milioni all’autunno.

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