Il taglio di tasse è dentro di te

Poiché viviamo tempi eccezionali, oggi tocca pure di dover citare un editoriale di Alesina e Giavazzi. Questa volta non per il mirabile esempio di austerità espansiva del Canada, che ormai è lo standard con cui il Dinamico Duo risponde anche a chi chiede l’ora, bensì per l’aspetto “comportamentale” (o behavioristico, come direbbero quelli che hanno fatto il militare a Cuneo) indotto dalle misure della legge di Stabilità. Detto in soldoni: è espansiva o no?

Il vostro titolare tende a considerarla espansiva visto che il rapporto deficit-Pil strutturale, cioè corretto per il ciclo economico, aumenta dallo 0,4 allo 0,7%. Per contro, Alesina e Giavazzi, ricorrendo ad una analisi simile a quella di Francesco Daveri, giungono a conclusioni differenti. Ma il comune denominatore tra queste posizioni è che si tratta di manovra con pochi tagli di tasse reali e molto deficit. Sul piano algebrico, la parte maggiore di tagli d’imposta viene dalla eliminazione della clausola di salvaguardia per 16,8 miliardi, l’aumento Iva. Il punto e la domanda, ai fini comportamentali dei consumatori-contribuenti, è: questo mancato aumento Iva servirà a spingere i consumi? Risposta di A&G:

«Se i cittadini si ricordavano di quei vecchi impegni e si aspettavano un aumento dell’Iva nella prossima primavera, il governo ha ragione. Le tasse sono state ridotte rispetto a quanto ci si aspettava di dover pagare. In realtà è più probabile che pochi cittadini ricordassero (molti non lo sapevano neppure) che a legislazione invariata l’Iva sarebbe aumentata. Pochi hanno anticipato gli acquisti prevedendo un aumento dell’Iva in primavera»

Affascinante, no? Che poi, è il moto perpetuo: metto una minaccia di aumento Iva per l’anno successivo, i consumatori si spaventano e anticipano gli acquisti. Boom dei consumi, quindi ripetiamo l’anno prossimo. In realtà le cose sono un filo più complesse ma quello che conta, ai fini del ragionamento di A&G, è che possiamo dubitare che dal mancato aumento Iva deriverà una percezione di minore tassazione e quindi una spinta ai consumi. Anche perché, se la percezione precedente fosse stata quella di credibilità di aumento Iva nel 2016, parte di quei consumi sarebbero stati anticipati, soprattutto quelli durevoli.

Ma se le cose stanno in questi termini, possiamo serenamente escludere i 16,8 miliardi di salvaguardie neutralizzate nel 2016 dalla lista “taglio di imposte”. Veniamo allora a tutto quello che residua ex clausola di salvaguardia neutralizzata. Secondo A&G:

«Ciò che rimane sono tagli netti di tasse per 2,4 miliardi e tagli netti di spesa per 4,6 miliardi: un contributo negativo alla domanda (senza tener conto delle correzioni cicliche) pari a 2,2 miliardi, lo 0,1% del Pil. Cioè una Finanziaria leggermente restrittiva. Insomma, la domanda se la Stabilità aiuterà l’economia dovete quindi porla ai cittadini. Se vi rispondono che del rischio che l’Iva aumentasse proprio non sapevano, questa Stabilità alla crescita contribuisce poco»

Riusciranno i nostri eroi ad andare in televisione, imbavagliare i pochissimi conduttori che osano far domande, catturare il microfono, ripetere il mantra del più grande taglio d’imposte dopo il Big Bang e vedere di nascosto l’effetto che fa? Noi lo spoiler ve lo offriamo lo stesso: pochi tagli effettivi di imposte, più deficit. E l’incognita pesante dell’evoluzione del rapporto debito-Pil.