Uno sguardo sulle macerie

Se questo non è un bail-in: piccola rassegna stampa con numeri e pensieri a corredo. Il concetto che dovrebbe essere acquisito è che quella di ieri l’altro è solo la certificazione della realtà, fatta di distruzione di valore e ricchezza, in un paese che continua ad ingannare se stesso.

«L’elenco degli azionisti dell’Etruria contiene 70 mila nomi e la banca presentava 648 milioni di valore azionario solo due anni fa; Banca Marche conta 44 mila soci e quasi un miliardo di valore nel 2012; Ferrara contava almeno 23 mila soci e quasi 400 milioni di valore del capitale nel 2012; Chieti non superava i 200 milioni di euro due anni fa. La devastazione del risparmio di circa 150 mila persone è stata in proporzione colossale, tre miliardi di euro bruciati in quattro piccole città. Ma non parte da domenica scorsa e non è dovuto al decreto del governo in applicazione delle regole europee. Di fatto o di diritto, il capitale di quelle banche era già stato spazzato via da anni di sprechi, incompetenza dei manager, gestione clientelare del credito» (Federico Fubini, Corriere della sera)

«ll futuro è al buio e senza scudi. I 3,6 miliardi sono stati chiesti come anticipi dei prossimi contributi (3 o 4 anni). Vuol dire che il Fondo di risoluzione ha bruciato risorse future. E se una banca sarà vicina al fallimento l’anno prossimo? Serviranno versamenti extra» (Francesco De Dominicis, Libero)

«È di 728 milioni di euro il controvalore dei bond subordinati emessi dalle quattro banche italiane “salvate”. Un controvalore ora azzerato. Stesso discorso per gli azionisti. È questo il prezzo del salvataggio di Banca Etruria, Banca delle Marche, Carife e Carichieti […] Nello specifico Banca Marche ha emesso quattro emissioni subordinate del valore di 205 milioni; Carife ha tre bond subordinati per un controvalore di 148 milioni mentre Banca Etruria ha nove obbligazioni subordinate per circa 375 milioni (Vitaliano D’Angerio, Il Sole 24 Ore)

«Sicuramente il danno è rilevante per le Fondazioni bancarie che detenevano la maggioranza della vecchia Banca Marche. Per le tre più importanti, Cassa di risparmio della Provincia di Macerata, di Pesaro e di Jesi, la perdita sarebbe di oltre 500 milioni: in totale avevano oltre il 55 per cento delle azioni ma per loro c’è anche l’impatto dei prestiti obbligazionari subordinati sottoscritti a suo tempo […] La botta è pesante anche per le Fondazioni di Ferrara e di Chieti, circa 150 milioni complessivamente» (Luca Cifoni, Il Messaggero)