Fortis e la Ue che continua a sbagliare candeggio

Mentre attendiamo fiduciosi l’esito dell’incontro tra il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, sulla creazione di una bad bank italiana pubblica, “leggera ed efficace”, è di oggi sul Sole un editoriale di Marco Fortis, detto Pangloss. L’uomo che, quando si tratta dell’Italia, vede bicchieri traboccanti ovunque, anche sotto un cumulo di macerie. Aveva già fatto così al nadir della crisi, invocando la presunta sovracapitalizzazione degli italiani rispetto al debito pubblico (e suggerendo implicitamente, in tal modo, la presenza di una prateria per l’imposizione patrimoniale ordinaria e straordinaria), oggi fa lo stesso per il nostro sistema bancario, nel tentativo di sminuire ed esorcizzare il peso delle sofferenze. Con argomentazioni contabilmente verosimili ma piuttosto fragili ove poste al fuoco della realtà.

La tesi di Fortis, che poi è il suo stilema, è simile a quella che dello spot della candeggina di molti anni addietro, con la nonnina che ammonisce bonariamente la nipote: “tu sbagli candeggio!“. Per Fortis, è sempre la Ue che, quando tratta con l’Italia sbaglia sistematicamente candeggio, scordando per dolo o colpa alcuni nostri imprescindibili “parametri” e “peculiarità” che, ove considerati, ci metterebbero davanti al gruppo dei forti anziché in coda a quello dei periclitanti. Dopo aver premesso che le altre banche europee si sono messe nei guai “speculando” con la finanza mentre quelle italiane no (al limite, le nostre spaziavano tra non saper fare analisi di credito ai soldi regalati agli amichetti, che poi finivano bisognosi di salvataggio e ristrutturazione del credito), Fortis si sdraia sulla tesi di Padoan di “inadeguata comunicazione”. Che sarebbe della vigilanza Bce, beninteso. La quale nulla ha fatto di specifico se non dare seguito, in via riservata con le banche interessate di tutta Europa, a quanto comunicato sul proprio sito web il 6 gennaio. Nessuno si sofferma sulla levata d’ingegno di Consob che, costringendo le banche italiane a fare disclosure a mercati chiusi, ha creato per alcune lo stigma del sospetto che la situazione stesse per precipitare, con richieste di maxi aumenti di capitale. Ma transeat.

Ma quale è il punto centrale di Fortis? Essenzialmente, che le sofferenze bancarie italiane siano ampiamente coperte, non solo dalle rettifiche di bilancio ma anche dalle garanzie reali:

«Dalle cifre ricostruite dal “Sole 24 Ore” risulta chiaramente che in base ai bilanci 2014 il tasso di copertura totale dei crediti deteriorati delle banche italiane quotate a Piazza affari è pari mediamente al 132%, sommando sia le coperture sia le garanzie reali. In particolare, a fronte di crediti deteriorati delle 7 banche analizzate per complessivi 247,6 miliardi lordi, risultano coperture complessive per ben 327 miliardi, di cui rettifiche a bilancio per 114 miliardi e garanzie reali per 213 miliardi. Purtroppo, gli indicatori tradizionalmente seguiti, inclusi quelli adottati dalla vigilanza unica europea, si focalizzano solo sulle rettifiche a bilancio, dando così una visione incompleta del problema dei bad loans. Il che può indurre i mercati anche a comportamenti non razionali»

La chiusa di questo pensiero è simile alla famosa riflessione di Keynes sui mercati che possono restare irrazionali più a lungo di quanto gli investitori (e gli economisti, aggiungeremmo) possano restare solvibili. A parte ciò, Fortis dovrebbe sapere che le garanzie non si possono escutere in una notte. Non solo, che rovesciare sui mercati le garanzie pare non essere esercizio piuttosto raccomandabile per la stabilità di prezzo delle garanzie medesime. Proviamo con gli immobili, professor Fortis? Pare che un principio prudenziale suggerisca che le garanzie non valgono il garantito, per dirla brutalmente, e di conseguenza serva usare indicatori altrettanto bruti e brutali di copertura delle sofferenze. Dopo di che, Fortis ci fornisce una rivelazione sconvolgente:

«È poi interessante notare che l’analisi dei dati relativi ai NPL persino delle quattro banche recentemente oggetto di risoluzione evidenzia una potenziale capacità di recupero complessiva in linea con la media delle banche italiane di maggiore dimensione. Tale capacità è misurata sommando gli accantonamenti già contabilizzati ed il valore complessivo dei collaterali sottostanti i crediti non performing. In particolare, in base agli ultimi bilanci disponibili del 2012 e 2013 il valore totale di copertura dei crediti dubbi di Carife, Carichieti, Banca Marche e Banca Etruria evidenzia, in media, valori analoghi a quelli delle principali banche italiane. Ossia le 4 banche “salvate” hanno sì distrutto capitale (ed è per questo che hanno dovuto essere “salvate”) ma i loro bad loans risultano ben coperti da rettifiche e garanzie reali. Si può aggiungere che la risoluzione intervenuta sulle quattro banche ha, evidentemente, operato riguardo alle sofferenze in una pura ottica di cessione. Viceversa, se ci poniamo in una logica di valorizzazione dell’intero perimetro delle vecchie banche, osserviamo che nessuna quantificazione è stata fatta con riferimento al fair value dei crediti diversi dalle sofferenze»

Incredibile, signora mia. E quindi, le sofferenze cedute al 17,5% del valore facciale cosa sono, un complotto anti italiano, oppure la valutazione realistica di realizzo? La seconda, suggerisce Fortis, ma di realizzo in fretta e furia (fire sales), solo perché c’è stata neghittosità nella valorizzazione complessiva dei crediti deteriorati. Siamo proprio sicuri? Ma in quel caso di chi sarebbe la colpa: della vigilanza europea o della incapacità dei dirigenti di quelle banche di riportare in bonis gli incagli? Ah, saperlo.

Fortis-Pangloss chiude con la riconferma della solidità del sistema bancario italiano, che egli rintraccia nei lusinghieri valori di patrimonializzazione (Core Equity tier 1, CET1).ed anche in un improbabile asse cartesiano tra leverage e CET1, riprendendo l’analisi dei dati del Sole. Sarà, anche qui. Il problema è che se le sofferenze vengono realizzate al 15-20% del valore facciale del credito, questi indici patrimoniali non proteggono più di quanto proteggerebbe un ombrello durante uno tsunami. Ma no, che distratti, c’è “l’indice Fortis”, che include le garanzie, quindi vissero tutti felici, contenti e sovracollateralizzati. Le banche italiane sono come i loro connazionali, apparentemente indebitate ma intrinsecamente ricche. E la Ue continua a sbagliare candeggio. Quando c’è coerenza interna ai ragionamenti, c’è tutto.