Tariffe elettriche, cosa c’è realmente dietro i rincari

di Vitalba Azzollini

Nell’imminenza della fine dell’anno, a campagna elettorale ufficialmente iniziata, Pietro Grasso ha commentato su Twitter i rincari appena disposti dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico (AEEGSI).

Il tweet pre-elettorale dell’ex magistrato, esponente di punta di Liberi e Uguali, è stato variamente irriso, non essendo un capolavoro di chiarezza. Ma, se invece di frizzi e lazzi di Capodanno, lo si fosse reso oggetto di fact-checking, anche solo limitatamente all’ambito dell’elettricità, si sarebbe chiarito meglio un tema di interesse generale, ma di cui pochi paiono avere piena contezza: la composizione delle tariffe elettriche e, quindi, delle bollette (è stato stimato che servono circa 9 minuti per leggerle, sei ore per capirle).

La matassa è intricata: meglio fare una premessa. La spesa che le utenze domestiche sostengono per la fornitura di energia elettrica è oggi composta da quattro parti principali: 1) servizi di rete (trasmissione, distribuzione ecc.); 2) oneri generali di sistema (incentivazione delle fonti rinnovabili, smantellamento degli impianti nucleari ecc.); 3) servizi di vendita (prezzi dell’energia e dei servizi di dispacciamento e commercializzazione); 4) fiscalità.

La AEEGSI chiarisce che l’ultimo aumento dell’elettricità – 5,3 per cento circa – “è legato ad una serie di fattori concomitanti (ben 9), tutti al rialzo, che hanno portato ad una decisa crescita dei prezzi all’ingrosso nell’ultimo trimestre”, nonché a “un aumento della componente legata al dispacciamento” e ad altri elementi. Ma sui rincari ha inciso anche “l’aumento degli oneri generali di sistema dovuto al rafforzamento delle agevolazioni per le industrie manifatturiere energivore, deciso con decreto del Ministro dello Sviluppo economico in attuazione della recente Legge europea” (è una legge del Parlamento italiano, che adegua periodicamente l’ordinamento nazionale a quello dell’Unione europea; e in senso favorevole a quella per il 2017 hanno votato anche gli esponenti di Liberi e Uguali).

L’oscuro tweet di Grasso intendeva forse riferirsi a quest’ultima componente degli aumenti: quindi, al fatto che una parte dei costi delle agevolazioni agli energivori – grandi imprese ad alta intensità energetica, che consumano rilevanti quantità di elettricità e gas per produrre beni e servizi – graveranno sulle bollette dei cittadini. Interpretato in questo modo, con un senso compiuto, il tweet sembra denunciare un sopruso, cui Grasso promette di porre rimedio. Ma si tratta davvero di un sopruso? Per rispondere alla domanda, giovano alcune osservazioni sull’impatto della scelta del decisore circa le agevolazioni e i relativi costi, rammentando che i benefici concessi a taluni sono sempre costi a carico di altri.

Innanzitutto, i vantaggi agli energivori discendono da una norma della legge europea 2017 (l. n. 167) secondo cui, con uno o più decreti del Ministro dello sviluppo economico, sentita l’AEEGSI e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono ridefinite le imprese a forte consumo di energia elettrica e le relative agevolazioni. Già nel 2012 il governo Monti aveva previsto sgravi alle grandi industrie energy intensive di tipo manifatturiero, ma la Commissione Europea aveva ritenuto la previsione incompatibile con le regole sugli aiuti di Stato. La norma attuale, a seguito di una lunga fase negoziale,  è stata invece reputata dalla Commissione Europea conforme a tali regole, promuovendo obiettivi climatici ed energetici senza falsare indebitamente la concorrenza nel mercato unico.

Le citate agevolazioni, spiega il MISE, sono finalizzate a “ottenere un progressivo allineamento dei costi per la fornitura di energia elettrica delle imprese italiane ai livelli degli altri competitors europei” e, “insieme al sostegno all’innovazione attivato con il piano Industria 4.0”, concorrono a favorire “un recupero di competitività del Made in Italy e di tutti i settori industriali, per rilanciare la crescita, contrastando il rischio di delocalizzazioni”.

Le agevolazioni per le imprese energivore devono essere considerate in stretta relazione con la riforma delle tariffe degli oneri di sistema per i clienti non domestici, quindi anche per le energivore, entrata in vigore dal 1’ gennaio 2018 (sempre in conformità a regole europee). Da questa riforma sarebbe scaturito “un aumento degli oneri potenzialmente insostenibile” per tali imprese, venendo meno la “riduzione implicita assicurata dalla struttura a scaglioni prevista della attuale tariffa degressiva”, se non vi fossero state le citate agevolazioni: cioè queste ultime costituiscono uno “scudo” volto a contenere gli elevati impatti negativi della riforma tariffaria per le imprese in discorso, consentendo al contempo al sistema economico nazionale di “mantenere degli asset industriali ad alta capacità occupazionale quali l’industria dell’acciaio, della ceramica, del vetro”.

I motivi esposti spiegano perché le agevolazioni non sono un mero regalo alle lobby delle grandi industrie fatto a spese dei piccoli utenti ma il risultato di una decisione di politica industriale, adottata previa ponderazione degli interessi coinvolti. In altri termini, è vero – come dice Grasso – che i cittadini sopportano i costi dei vantaggi concessi a grandi imprese: ma per i primi i “costi” sarebbero forse stati più alti se le seconde avessero dovuto sostenere in via esclusiva l’aumento degli oneri derivanti dalla riforma delle tariffe, con conseguenti ripercussioni – tra le altre cose – in termini di occupazione.

Si potrebbe obiettare sulla coerenza del criterio in base a cui la AEEGSI ha deciso di spalmare i costi delle agevolazioni in discorso: “prevalentemente sui clienti domestici con consumi annui più alti, ciò a tutela di quelli con bassi consumi”. Le perplessità su tale scelta derivano da quanto osservato dall’Autorità stessa in un altro documento, ove la AEEGSI affermava che nulla “garantisce che bassi consumi discendano sempre da bassi redditi”, data la “forte correlazione tra consumi elettrici e numero di componenti il nucleo familiare”: di conseguenza, il criterio potrebbe favorire “single, magari anche benestanti …a scapito di famiglie numerose”. D’altro canto, non si può non considerare che è difficile trovare un parametro oggettivo, diverso dai consumi, in base a cui distribuire i costi delle agevolazioni col fine di non gravare troppo su fasce meno abbienti della popolazione. Infine, Grasso non cita i vantaggi che agli utenti deriverebbero dalla completa liberalizzazione del mercato; né che la AEEGSI ha evitato, almeno per l’anno in corso, ulteriori aumenti alle bollette determinati dal completamento di un’altra riforma tariffaria, quella delle utenze domestiche.

Quale lezione può trarsi dal tweet di Grasso? In questa campagna elettorale, improntata a un variegato populismo, i politici faranno il loro gioco, banalizzando qualunque tema pur di lanciare il messaggio più attrattivo per l’elettore; ma l’elettore – come ogni watchdog – può fare la propria parte, non banalizzando mai il messaggio del politico di turno, verificandone la fondatezza e mettendo a fattor comune i risultati. “Conoscere per deliberare”, in fondo, significa anche questo.