Diario dal Sudamerica mediterraneo: il salario minimo legale

Intervistato oggi dal Quotidiano nazionale, Matteo Renzi estrae dal cilindro l’ennesimo coniglio di questa rutilante campagna elettorale, combattuta a colpi di gratuità, tagli di tasse, bonus, benefit e caramelle alla peyote. La proposta è, ça va sans dire, estemporanea e disorganica, nel senso che manca del fisiologico e naturale completamento di proposte del genere. Oltre a vertere su numeri fuori mercato.

Renzi propone “un salario minimo legale tra i 9 e 10 euro l’ora”. Ottimo proposito, se non fosse che, di solito, un salario minimo tende ad essere introdotto in contesti di contrattazione collettiva molto decentrata, a livello aziendale o settoriale, dove cioè i minimi contrattuali tendono a saltare o a ridursi, ed il suo quantum deve essere calibrato molto attentamente, in modo da non indurre aumenti di disoccupazione o fughe nel sommerso, causati da eccesso di onerosità.

Di solito, il salario minimo tende ad essere fissato in corrispondenza della metà del livello mediano di remunerazione oraria. A questo proposito, è molto utile un grafico su dati Ocse, presentato da Thomas Manfredi:

Salario minimo legale

Da essa si nota che l’ipotetico salario minimo italiano sarebbe tra i più elevati al mondo, in termini di incidenza sul salario mediano, collocandosi su livelli sudamericani, e questo torna certamente utile per la nostra rubrichina pre-elettorale, a partire dal titolo. Da ciò conseguirebbe un rischio altissimo, diciamo la sostanziale certezza, che molte aziende finirebbero fuori mercato, e reagirebbero con licenziamenti o con esternalizzazioni verso il sommerso.

Il problema della proposta è che, se fosse stata correttamente posizionata, il numero risultante sarebbe finito intorno ai 5-6 euro, e Renzi sarebbe stato fucilato sul posto al grido di “affamatore!”. Ecco così la proposta estemporanea, con un numero “realistico” ma al contempo non sostenibile. Una proposta di salario minimo più meditata potrebbe essere utile, ma andrebbe resa coerente con i vincoli di realtà. La solita seccatura.

Non è chiaro se Renzi le pensi da solo o se si tratti di suggerimenti di suoi consiglieri economici. Saremmo inclini a credere alla prima ipotesi. Non si tratta di una proposta delirante, a differenza di molte di quelle che sentiamo in questo periodo, ma di certo appare come qualcosa messa in piedi per avere uno straccio di spin mediatico ed evitare di finire stritolato tra redditi di cittadinanza a 2.000 euro mensili per famigliole felici con due pargoli, abolizione della legge Fornero, azzeramento delle tasse universitarie ed altre amenità.