Mi chiamo Conte e sono sovrano, aiutatemi

Ieri il premier italiano, Giuseppe Conte, ha incontrato l’azzoppata cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel corso dell’incontro, Conte avrebbe sollevato due temi cari agli italiani: la gestione dei flussi migratori e le risorse europee per finanziare la spesa sociale. Sono punti che Conte doveva toccare, ma le aspirazioni italiane saranno frustrate. E non potrebbe essere altrimenti.

Sui migranti, Merkel è ai ferri cortissimi con gli storici alleati bavaresi della CSU e col loro leader, nonché ministro federale dell’Interno, Horst Seehofer, che vorrebbe adottare da subito la linea durissima di respingimenti alla frontiera per i richiedenti asilo già registrati presso un altro paese europeo. La misura sarebbe contraria alle norme europee, che prevedono che i richiedenti asilo debbano essere espulsi verso i paesi che li hanno registrati all’arrivo, e questi paesi non sono necessariamente quelli confinanti con la Germania. Tra i due è stata raggiunta una tregua che rinvia le decisioni nazionali all’esito del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, ma il rischio crescente è quello di far saltare definitivamente Schengen e con esso la libera circolazione di persone nella Ue.

Il fatto è che Merkel, per tenere tranquillo Seehofer, aveva detto che avrebbe cercato di raggiungere accordi bilaterali con Italia e Grecia. Che significa una cosa sola: rispedire i migranti in questi due paesi, che sono frontiera esterna della Ue. Ora, è evidente che l’Italia intende smettere di essere l’hotspot della Ue, o almeno questa mi pare l’idea -condivisibile- dei sovrani patrioti che ci governano pro tempore, quindi una simile proposta di Merkel sarebbe per noi irricevibile, anche se ci innaffiassero di miliardi in modalità Turchia con i profughi siriani. Quindi, aspettiamo e vediamo che accade, ma con la riforma del Regolamento di Dublino che è morta, e con la fortissima tendenza a segregare su basi nazionali anche la gestione dei respingimenti, l’Italia resta il vaso di coccio, purtroppo per prevalenti motivi geografici.

Aspettiamo la presidenza austriaca della Ue, dal primo luglio, e vedremo che accadrà e se ci saranno veri margini per una gestione comune e comunitaria delle frontiere esterne, che peraltro è parte integrante della proposta di allocazione di fondi per il prossimo bilancio pluriennale Ue, il 2021-2027.

A proposito di questo bilancio pluriennale, l’altro punto su cui Conte pare abbia chiesto la collaborazione di Merkel è quello di ricevere più fondi per le politiche sociali e di coesione. Il “nostro” premier ha scolpito:

«Ad Angela Merkel il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncerà che al prossimo vertice europeo, in sede di discussione del quadro finanziario pluriennale, l’Italia intende far pesare la sua voce per orientare i fondi europei verso misure di sostegno a favore dell’inclusione sociale, come il Reddito di Cittadinanza. È quanto risulta da fonti vicine al governo italiano» (Ansa, 18 giugno 2018)

E infatti:

«Tema cruciale del mio governo è la lotta alla povertà e il reddito di cittadinanza, la riforma dei centri per l’impiego, che si inseriscono in una serie di riforme strutturali. Personalmente non posso come responsabile del governo rimanere indifferente a certi dati: lo scorso anno 2,7 milioni di italiani hanno ricorso a mense per i poveri e pacchi alimentari. La nostra proposta sul reddito di cittadinanza va in questa direzione e l’Europa è essenziale. Dalla Germania possiamo prendere esempio sugli strumenti da utilizzare». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Berlino (Ansa, 18 giugno 2018)

La domanda sorge spontanea: esiste già, tra i programmi di intervento europei, “qualcosa” che tocchi il tema di coesione sociale e lotta alla povertà? Ovvio che sì, si chiama Fondo Sociale Europeo (FSE), che è stato di recente potenziato in FSE+ accorpandogli altri programmi minori di lotta all’esclusione sociale ed alla povertà. Siamo certi che Conte è informato di ciò: in caso, ed anche a beneficio di voi affezionati lettori vi agevoliamo la pagina del sito della Commissione Ue, dove magari potrete scoprire un mondo a voi del tutto oscuro. Il FSE+ disporrà di poco più di 100 miliardi di euro su un orizzonte temporale settennale. Tra i criteri di erogazione degli interventi già ora vi è anche il Pil pro capite delle regioni assistite, con la soglia di intervento posta al 75% della media dell’Unione, che allo stato attuale coinvolge alcune regioni italiane del Centro e del Sud, e la Sardegna.

Non voglio fare un trattato sul FSE, sia chiaro: se volete, avete gli strumenti per approfondire. Ma il fatto che Conte esca dall’uovo di Pasqua per chiedere più soldi all’Italia per contribuire a finanziare il cosiddetto reddito di cittadinanza, fa sorridere. Come modificare i parametri di assegnazione del FSE, quindi? E gli altri paesi, che direbbero? E Conte che presenta il reddito di cittadinanza e la fiaba della riforma dei centri per l’impiego come strumento per combattere la povertà, come definirlo? Approssimativo? Improvvisatore?

E su un programma di cento miliardi in sette anni per ventisette paesi, quanto si dovrebbe dare all’Italia, esattamente? E per coprire quanta parte del reddito di cittadinanza, che costa 17 miliardi annui ma in realtà sarebbero circa il doppio? Che pazienza, ci vuole. Ovvio che Merkel non potesse che uscirsene con amenità del tipo “vi aiuteremo con i centri per l’impiego, noi li abbiamo potenziati quando ci fu la riunificazione Est-Ovest”. Quanto vorrei poter sentire i commenti privati della Cancelliera.

Altra cosa che dovreste sapere, voi piccoli patrioti sdegnati per questa Ue che ci depreda: nel triennio 2014-2016, l’Italia è stata contributore netto al bilancio Ue per poco più di 3 miliardi annui. Tre. Non pare esattamente importo che, se anche restituito, ci permetterebbe di produrre spaventosi moltiplicatori keynesiani verso il benessere. Nello stesso periodo, la Germania è stata contributore netto alla Ue per 13 miliardi annui. Tredici. Questo per tutti voi che “ma l’Italia dà alla Ue molto più di quanto riceve, maestraaaa!!” Poi serve pure tacere del modo in cui il nostro meraviglioso paese assertivo e sovrano riesce a spendere quello che riceve, ma quella è altra storia.

Io resto comunque affascinato da un prestanome politico che si aggira per i consessi europei a ripetere la filastrocca del “dateci più soldi, la nostra gente ha fame!”, o anche “noi paghiamo più di quanto riceviamo, dovete indennizzarci!” e che fa un bel mischione tra misure per il mercato del lavoro e quelle di contrasto alla povertà (no, le due cose non coincidono, ragazzi).

Sul contrasto alla disoccupazione, forse Conte sa che la Commissione europea ha di recente proposto un fondo di stabilizzazione da 30 miliardi, con prestiti a tasso zero ma condizionalità macroeconomiche. E questa non è un’autonoma levata d’ingegno di Juncker & C. bensì quello che oggi è realisticamente ottenibile, dato lo stato della cooperazione europea, e le tendenze alla segregazione dei rischi su base nazionale. Niente trasferimenti: al massimo, logica di riassicurazione. Cioè prestiti, e non certo incondizionati.

Perché vi dico questo, suscitando in alcuni di voi autentico sdegno patriottico? Perché la cosiddetta “posizione negoziale” italiana è del tutto fuori dalla realtà attuale della Ue e dei paesi che ne fanno parte. Le nostre richieste sono tra il patetico ed il ridicolo. E a questo punto, che fare, se ci manderanno a stendere? Non saprei, e voi? Forse minacciare di suicidarsi per ritorsione? Sperare che le schegge dell’esplosione feriscano gravemente gli altri paesi? Di certo ci sono personaggi di questa maggioranza che non vedono l’ora di tentare di mettere una cintura esplosiva in vita al paese, e minacciarne altri 26, convinti di poter avere la meglio. Nelle prossime settimane scopriremo chi ha la mano forte.

Ma vorrei richiamare la vostra attenzione su un punto: cooperazione e rapporti di forza tra paesi sono tanto necessari quanto ineludibili, sia dentro che fuori dall’euro e dalla Ue. Scioccante rivelazione, vero? Se non arrivate a capirla, non andrete mai oltre un ruolo da gabanelli del villaggio, definendo “geniali” le proposte che prevedono che il mondo esaudisca immantinente i nostri desideri.

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