Assenza di valutazioni ex ante e gravi carenze di controllo successivo sono alla base delle nostre ricorrenti “emergenze”

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

il recente sgombero di un immobile occupato abusivamente a Roma da extracomunitari ha evidenziato alcuni tratti ricorrenti nella gestione della cosa pubblica in Italia. Mi riferisco, in particolare, alla intolleranza dei nostri governanti a ogni trasparente valutazione ex ante – da cui poi trarre le debite conseguenze e assumersi le responsabilità derivanti – che ha reso cronica la convivenza del Paese con stati di emergenza variamente declinati. Dunque, le mie considerazioni riguardano non il merito della vicenda, ma il “metodo” (punto dolente) cui è uso chi ci amministra.

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

nel c.d. Belpaese ove viviamo in quanto nati dalla parte giusta del globo, la politica non si esime dal fare la propria (pessima) parte anche in occasione di eventi umanamente molto coinvolgenti. Mi riferisco al tema dei migranti che, nelle sue diverse implicazioni, è da settimane alla ribalta sui giornali e nei dibattiti televisivi. Non intendo affrontarlo nel merito, bensì svolgere qualche considerazione a margine di una vicenda ad esso connessa, che ha visto l’ennesimo esempio di utilizzo di pubblici poteri distorti alla bisogna da parte del politico di turno. I migranti non c’entrano, lo premetto a chi suole indignarsi facilmente, poiché poco incline a comprendere il senso di ciò che legge. C’entrano, invece, le modalità con l’autorità spesso viene usata per rendere sudditi coloro verso i quali è rivolta. È un classico italiano, tra le maggiori cause del declino del Paese.

Nel febbraio 2014 un quesito referendario di rango costituzionale (una di quelle meravigliose forme di democrazia diretta che la Svizzera mostra con legittimo orgoglio al mondo), ha stabilito, con uno scarto di soli 20 mila voti, che entro tre anni la Confederazione avrebbe dovuto fissare tetti massimi per i permessi di soggiorno e contingenti annuali per tutti gli stranieri, determinati in funzione dei bisogni dell’economia.

Nel corso di una seduta all’Europarlamento dedicata ai temi dell’immigrazione, il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha confermato l’applicazione della flessibilità prevista dalle regole del patto di stabilità sulla base dei costi effettivi sostenuti dai bilanci degli stati membri dell’Eurozona per fronteggiare la crisi dei migranti. Dopo questa esternazione, molti nostri esponenti governativi e di maggioranza pregustano già l’ennesimo successo della nostra ritrovata assertività internazionale. Ignorando il trascurabile dettaglio sottostante a tale “flessibilità” aggiuntiva.

Cose che si sapeva come sarebbero finite: l’Italia è punto di approdo di ampia parte di migranti dal Sud del mondo. L’Italia chiede inutilmente aiuto agli altri paesi europei, in termini di condivisione dell’onere di accoglienza; non ottenendolo, oppure ottenendolo in modo molto sparagnino, l’Italia procede ad esercitare pressione sui partner europei, manifestando una benevola trascuratezza nelle procedure di identificazione e fotosegnalamento dei migranti.

Come segnala il Financial Times, pare che Malta abbia trovato un metodo piuttosto sbrigativo per aumentare le proprie entrate pubbliche: vendere direttamente passaporti della Ue. Altro segno che lo stato di necessità finanziaria di molti governi europei sta finendo col segare il ramo su cui i governi medesimi (ed i loro cittadini) sono seduti, e porre le basi per ulteriori forme di ripiegamento della Ue per linee nazionali. Cioè la negazione stessa del concetto di Unione.

Oggi, sul Corriere, c’è un cosiddetto editoriale del professor Giovanni Sartori. La notizia, in sé, non avrebbe alcuna rilevanza se non fosse per i concetti del tutto stralunati che in tale editoriale compaiono, e che pongono un problema piuttosto oggettivo (come si diceva ai tempi delle suggestioni rivoluzionarie) sulla qualità di quello che compare negli spazi dei commenti della stampa italiana che “conta” per l’improbabile formazione ed informazione di quell’Ufo chiamato opinione pubblica.