Le gride gialloverdi sulle Banche del Popolo

Si prepara, pare, il lancio di nuove gride di manzoniana memoria sulle banche, per opera della preparatissima maggioranza gialloverde; in particolare della componente gialla, che assai raramente perde occasione per dimostrare la propria incompetenza in materia di regolazione del credito (oltre che su tutto il resto). Molti effetti collaterali avversi, altrettanta impraticabilità delle nuove norme di “regolazione”, ma molta coreografia populista ad uso di stimolazione delle ghiandole salivari del popolo stressato.

Pare, quindi, che nel decreto salva-Carige verranno inseriti numerosi paletti sulla operatività delle banche e dei loro dirigenti, apicali e no. E sin qui, finalmente!, diranno i più emotivi tra i miei lettori, magari con qualche “in galera!” di ordinanza. Se solo le cose fossero così semplici.

In attesa del prossimo filmino grillino sulla carcerazione di un banchiere, ripreso in ogni momento della procedura, dal fotosegnalamento sino al clangore dei cancelli del carcere che si chiudono alle sue spalle, con tanto di didascalia “una giornata che non dimenticheremo!” ed una espressione assai intelligente del cittadino-portavoce di turno, vediamo che potrebbe accadere, in base agli spifferi di emendamenti riportati oggi dalla stampa.

Sul Sole c’è ad esempio l’articolo di Marco Mobili, con tutte le ipotesi di intervento. In attesa di precisazioni successive, e del cacerolazo che le accoglierà, proviamo ad analizzarle a grandi linee. Ad esempio:

L’ipotesi allo studio è di rendere disponibili gli importi e gli estremi di chi riceve i prestiti e di coloro che all’interno della banca hanno autorizzato il finanziamento senza le dovute garanzie

Premesso che l’erogazione di fidi avviene in organi e strutture aziendali differenti a seconda dalla dimensione degli importi erogati (incredibile, vero? Chi l’avrebbe mai detto?), come si realizzerebbe concretamente questa grida? Perché se parliamo di ex post è un discorso, se invece puntiamo sull’ex ante, sorgono innumerevoli problemi, anche legati alla necessaria riservatezza di queste operazioni.

Che facciamo, pubblichiamo sul blog delle stelle i nomi dei debitori, gli importi e le condizioni di erogazione, quelli dei dirigenti e funzionari che hanno deliberato? E voi davvero pensate che una cosa del genere potrà mai realizzarsi? Sì, lo so: i tuttologi da social, quelli che opinano su tutto sapendo di nulla, tireranno fuori la nota canzoncina dei manettari genetici: “chi è a posto non ha nulla da temere”. Io evito di commentare se non con un amichevole “ripigliatevi” ed un più didascalico “studiate, guardate come state messi”. Ma sono anche consapevole che qualche brillante terzista mi accuserà di “rafforzarli”, con queste parole.

Però sono anche consapevole che viviamo nell’epoca della bava alla bocca e dei cappi che garriscono al vento, e che la cosiddetta opinione pubblica, opportunamente stimolata, sarebbe entusiasta di trasformarsi in agente della Stasi o della Securitate, e fiondarsi a imbucare le ultime delazioni sul vicino di casa. Ci arriveremo, lasciateli lavorare.

Ciò premesso, e ribadendo che non capisco come si possa intervenire ex ante in modo così occhiuto senza violare un discreto numero di norme e di vincoli di realtà, parliamo di un altro potenziale emendamento, quello che precostituisce risorse per rimborsare i risparmiatori “truffati”. Sì, lo so, il concetto di “truffato” è terribilmente elastico, soprattutto quando si vive in un permanente Sudamerica elettorale, ma vediamo di passare oltre. Scrive sempre Mobili:

[…] un nuovo Fondo che, come riferisce l’agenzia di stampa Public Policy, recupera le risorse con un prelievo del 30% degli emolumenti dei vertici bancari e uno del 3% dell’utile annuale dei singoli istituti per la durata di 5 anni.

Anche qui: che facciamo per gli istituti che non registrano utili? Ma quello è il meno. Pensate ad un “prelievo del 30% sugli emolumenti dei vertici bancari”. Che accadrebbe? Che ci sarebbe un balzo del costo del lavoro e degli emolumenti medesimi, che finirebbe traslato sui clienti delle banche e sul costo del credito.

O forse i nostri eroi meditano di sostituire amministratori, dirigenti e funzionari delle banche con secondini assunti direttamente dall’amministrazione penitenziaria, a stipendio fisso e gramo. Che poi, sarebbe un interessante esperimento sociale: Banche del Popolo gestite in regime di pianificazione centralizzata. Probabilmente a inizio giornata lavorativa verrebbe cantato l’inno nazionale o cose del genere.

In questa “proposta” si coglie tutta l’impronta grillina di analfabetismo numerico, quello che gli anglosassoni chiamano innumeracy. Di tale sindrome abbiamo già trovato ampia traccia nel passato, leggendo di proposte che puntavano a risanare il bilancio pubblico tagliando le auto blu. In pratica, qui si propone di falcidiare stipendi ed emolumenti di banchieri e bancari in attesa di “rimborsare” i risparmiatori “truffati”, che presumo finirebbero ad essere tutti quelli che hanno perso soldi sull’investimento. Temo che gli ordini di grandezza, tra dare ed avere, continuino a non quadrare, però.

Poiché la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, eccone un’altra:

Nel decreto Carige potrebbe approdare anche una norma per impedire la “pressione sulle vendite” dei prodotti finanziari. E questo attraverso la punibilità degli amministratori che sollecitano in modo improprio i dipendenti delle banche a vendere prodotti finanziari nascondendo i rischi ai clienti.

Anche qui, al tempo. La cosiddetta “pressione sulle vendite” è tema molto caldo ed al centro delle rivendicazioni sindacali nei confronti delle associazioni bancarie. C’è un budget da fare, e le telefonate grandinano. Ma un conto è questa criticità, che va gestita in sede negoziale tra le parti sociali in occasione dei rinnovi contrattuali dei lavoratori del credito, ed altro discorso è uscirsene con un intervento legislativo avvolto nella nebbia e nel fumo dell’ignoranza, condito pure dalla specificazione “nascondendo i rischi ai clienti”.

I rischi dovrebbero essere gestiti in sede di profilazione della clientela (très vaste programme), non con gride in cui “è fatto tassativo divieto” di qualcosa che difficilmente potrà essere identificato. Altrimenti questo è solo panem et circenses, ad uso di qualche guitto ingabbiato travestito con gilet giallo.

Ma esiste anche qualcosa di realistico e potenzialmente utile, in questo tripudio di demagogia e ignoranza? Forse. Segnalerei ad esempio la sempiterna proposta di istituire una procura specializzata in reati finanziari. In astratto questo è positivo ma, come sempre, est modus in rebus, anche per evitare di trovarsi qualche patriota togato ammalato di protagonismo incapace di distinguere un rating da un estintore, e ciao core.

Meno comprensibile è quello che si farebbe

In caso di “risoluzione” di una banca in situazione di crisi, prevedendo l’applicazione degli effetti della bancarotta fraudolenta.

Cosa sarebbe, una presunzione assoluta di rilevanza penale del dissesto bancario? Boh. Certamente utile l’introduzione di blocchi al meccanismo perverso delle porte girevoli:

Stop, infine, ai cambi di poltrona tra organi di vigilanza delle banche e gli stessi istituti di credito. Nel dettaglio, si studia la possibilità di impedire alle figure apicali degli organi di vigilanza – come Banca d’Italia – di intrattenere rapporti d’affari con le banche vigilate. Lo stop potrebbe essere fissato per sei anni dal termine del mandato.

E qui, direi che nulla quaestio. In sintesi, ho l’impressione che si sia andati a recuperare proposte razionali del passato e ora si cerchi di assemblarle con altre, prese di peso dal Manuale del Perfetto Delatore o del Bravo Esecutore di Gosplan dell’età dell’oro sovietica.

Le banche come perfetta occasione di gogna preventiva e pubblico ludibrio, per consentire al Popolo Sovrano di potersi distrarre e trastullare con copiosa salivazione e qualcosa in più dei “due minuti di odio” di orwelliana memoria, e di non fare quindi caso agli innumerevoli casini che accadono altrove. Ad esempio in economia. Ma come sempre, penso male io.

Un vero peccato, comunque, se con queste gride manzoniane si perderà l’occasione di un profondo ricambio della classe dei banchieri italiani, che troppo spesso sono sempre quelli, a ripresentarsi come peperonata, dopo opportuna pausa defatigante ai box e buonuscita milionaria per aver felicemente dissestato istituti, anche senza condotte penalmente rilevanti.

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