Mercato del lavoro: primi effetti del reddito di cittadinanza?

A settembre, spicca il robusto travaso da inattività a ricerca di lavoro: sono i Patti per il lavoro del reddito di cittadinanza?

Il mercato del lavoro italiano di settembre segnala una disoccupazione in risalita, da 9,6% a 9,9%. Eppure, così come non c’era da esaltarsi per la precedente discesa, non ci sono particolari elementi per deprimersi su questo dato. Che, anzi, pare suggerire la lungamente attesa “riattivazione” di molte persone. Anche se riuscire trovare lavoro è ovviamente altro discorso.

Dopo aver premesso, come sempre, che il singolo dato non indica una tendenza, osserviamo che a settembre ci sono 77 mila inattivi in meno, compensati da 73 mila disoccupati in più, cioè persone che stanno cercando lavoro, secondo i criteri (internazionali) di rilevazione. Se scomponiamo il dato complessivo per coorti anagrafiche, vediamo che nella fascia 15-24 anni ci sono 32 mila inattivi in meno e 26 mila disoccupati in più.

Motivo per cui la disoccupazione di questa fascia anagrafica risale al 28,7%, con un aumento di 1,1%. C’è da essere depressi? Non direi: questo è segno di riattivazione. Analogamente, nella coorte 35-49 anni nel mese di settembre si registrano 46 mila inattivi in meno e 52 mila persone in più alla ricerca di occupazione.

In sintesi, in queste due fasce d’età a settembre si è verificato un evidente travaso da inattivi a disoccupati, che è alla base dell’aumento del tasso di disoccupazione. È l’inizio di una tendenza oppure un fenomeno una tantum legato alla ripresa post estiva e non correttamente destagionalizzato? I prossimi mesi diranno. Aggiungiamo che, soprattutto sul dato della coorte 35-49 anni, potrebbe avere avuto un ruolo la seconda fase del reddito di cittadinanza, con la presa in carico dei soggetti idonei ad essere posti alla ricerca di un lavoro.

Avviso a tutti i tossici da deficit: anche se le cose stessero effettivamente andando in questa direzione, l’aumento del tasso di disoccupazione così indotto non servirà a determinare un allargamento dell’output gap e quindi a farsi più buchi (di bilancio, che avete capito?), contrariamente alla geniale pensata di qualcuno.

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Un paio di considerazioni sugli occupati: da giugno a settembre il calo è di 61 mila unità. C’è un tracollo in corso? No: la “popolazione di riferimento”, costituita dalla somma di occupati, disoccupati e inattivi, da giugno ad oggi è passata da 39,126 milioni di persone a 39,056 milioni. Cioè si è ristretta, almeno secondo le risultanze di quella che resta una stima campionaria. Quindi non possiamo sostenere che ci sia stata distruzione di occupazione.

La seconda pillola è relativa alla tipologia di occupati. A settembre quelli a termine sono aumentati di 30 mila unità, quelli a tempo indeterminato sono diminuiti di 18 mila. Nel trimestre luglio-settembre la creazione di occupazione tra i due ambiti è stata pressoché equivalente. Qui vi omaggio di un suggerimento: quando l’onda di piena delle conversioni dei contratti a tempo determinato sarà passata, apparirà evidente anche alle pietre che il decreto dignità non ha inciso su alcunché.

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