I Bombardieri di proiettili d’argento

Sul Corriere, intervista di Rita Querzè al leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri. Il tema è come rispondere alla fiammata inflazionistica che tra le altre cose rischia di mandare definitivamente in stallo i rinnovi contrattuali, che da molto tempo hanno tempi di negoziazione piuttosto estesi, forse a causa della loro natura nazionale, che necessita di trovare un minimo comune denominatore a situazioni molto eterogenee. I suggerimenti di Bombardieri ci confermano che il tema è di difficile gestione, che servirà fantasia negoziale ma soprattutto che alcuni tic sindacali sono duri a morire. Oltre a problemi di comprensione di base delle grandezze economiche, pare.

L’intervistatrice inizia col riferimento a un settore che rischia grosso, dati i suoi margini strutturalmente esigui: possono le imprese del commercio rinnovare i contratti riconoscendo aumenti pari all’inflazione, quindi del 7%? Bombardieri replica che si possono usare due leve, di cui la prima è la detassazione degli aumenti contrattuali. Che è un po’ la copertina di Linus dei sindacalisti quando sono a corto di idee, assieme al taglio del cuneo fiscale.

Extraprofitti, basta la parola

E senza considerare che, se si seguisse questa strada, il rischio sarebbe quello di comportamenti elusivi delle imprese per spostare a “rinnovo contrattuale” voci di retribuzione preesistenti. Difficile ma non impossibile. Ricorda l’altra levata d’ingegno di alcuni politici, relativa all’applicazione della flat tax solo agli incrementi di reddito. Che provocherebbe la scomparsa di materia imponibile nel primo periodo d’imposta e la sua ricomparsa in quello successivo, imputata ad “aumento”.

Ma a parte ciò, per questa manovra serve una copertura piuttosto robusta. Che fare? Bombardieri non ha dubbi: si risolve

Tassando gli extraprofitti. Il governo ha già introdotto un’aliquota del 10% per gli extraprofitti dell’energia. Si tratta di alzare la percentuale dal 10 al 30%. E di allargarla a tutti i settori che hanno avuto extraprofitti legati al Covid e alla guerra.

Ora, a parte che già il gettito della tassazione degli extraprofitti soffre di una pesante alea e che l’Antitrust ha già dichiarato di essere disarmata contro ribaltamenti sugli utenti di questa imposizione, ecco il nuovo jolly: tassare gli extraprofitti veri e presunti, il nuovo proiettile d’argento di politica e sindacato. Per tacere del modo in cui verrebbe definita la nozione di “extraprofitto”, che rischia di essere tale “a sentimento”. Ma Bombardieri un’idea ce l’ha:

Amazon, le Big Pharma, Facebook, le grandi multinazionaii. Secondo le nostre stime se si estendesse la tassa sugli extraprofitti si potrebbero raccogliere una trentina di miliardi da utilizzare per ridurre le disuguaglianze.

Qualcun dovrebbe far notare al segretario generale della Uil che parla di soggetti per i quali si sta faticosamente negoziando un sistema d’imposizione globale, inclusi quelli privi di stabile organizzazione in un paese. Ma forse è più facile portarsi avanti col lavoro e dichiarare che sono tutti extraprofitti, signora mia.

Not so SURE

Ma non è tutto:

[…] si potrebbe chiedere all’Unione europea di allargare l’intervento Sure per affrontare l’emergenza disoccupazione nella Ue.

Ma SURE è un debito, contratto su base mutualistica dai paesi europei che in pandemia dovevano tutelare i posti di lavoro. Con un tasso agevolato derivante dal fatto che a emettere debito è la Commissione Ue, che gode del merito di credito dei paesi contributori al suo bilancio. Se per Bombardieri diventa una erogazione a fondo perduto, forse c’è da informarsi meglio. E comunque non è chiaro che c’entri con le coperture di detassazione. Ah no, era per “ridurre le diseguaglianze”. Un vero bersaglio mobile, questa caccia ai soldi.

A parte ciò, come si concilia la tassazione degli “extraprofitti”, che dovrebbe essere qualcosa una tantum, con la detassazione permanente del prelievo fiscale e contributivo? Non è dato sapere.

Il problema è che siamo ancora fermi al disboscamento della presunta pletora di contratti collettivi, incluse le forme definite “pirata”, che spesso sono reazioni adattive all’elevata onerosità del sistema per imprese e lavoratori. E da lì di certo non si esce con un bell’aumento di salario minimo, come invece pensa qualche avvocato neoumanista.

La famosa patrimoniale sui redditi

Vabbè, allora abbiamo finito i proiettili d’argento, direte voi? Non sia mai.

Il leader della Cgil Landini auspica una patrimoniale.
Noi siamo contrari. Perché colpisce chi dichiara. E in Italia solo il 4% dichiara più di 70 mila euro lordi. Ci sono 110 miliardi di evasione fiscale, è lì che bisogna andare a recuperare risorse.

Quindi, vediamo: la patrimoniale applicata ai redditi? Grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione continua a non essere eccellente. Però sono d’accordo: in Italia ci sono lavoratori dipendenti che sono massacrati a causa del loro reddito “elevato”. Sono i nuovi kulaki, in effetti. Non sono accusati di evasione fiscale perché vittime della schiavitù del sostituto d’imposta, ma possono comunque essere esecrati perché “troppo agiati” rispetto al Popolo, in una fase così difficile. Che peraltro dura da molto tempo, in questo paese.

Che fare, quindi, avendo esaurito i proiettili d’argento? Sul tavolo o sotto il tappeto ci sono le costanti del nostro mercato del lavoro: ad esempio, la spinta ormai incoercibile ai contratti a tempo determinato, che rimbalzano con violenza ad ogni uscita da una crisi. Qui presumo si tratti di reazione adattiva ai costi di sistema. Se bastasse avere un elevato costo del lavoro per spingere innovazione e automazione, oggi l’Italia sarebbe una potenza tecnologica planetaria. Sospetto che serva anche altro.

Pensare al 2022

Riguardo all’inflazione e ai rinnovi contrattuali, forse la soluzione-ponte migliore è quella di chiamare un timeout e iniziare a corrispondere ai lavoratori l’entità dell’inflazione di quest’anno, come stanno facendo in Germania, dove rinnovano i contratti collettivi considerando quest’anno come un’eccezione sul piano dell’inflazione.

Poi, per quadrare il cerchio dell’introduzione del salario minimo e ridurre la patologia della vacanza contrattuale che porta a rinnovi molto oltre la scadenza, credo sia necessario aumentare il decentramento della contrattazione collettiva. Ma posso sbagliarmi.

Poi, ha ragione Bombardieri: “il primo compito di un sindacato è quello di rivendicare in tema di politica salariale, altrimenti tanto vale trasformarsi in una bocciofila”. Perfetto. L’importante è fare proposte che non sembrino uscite da una bocciofila.

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