Gli unici rialzi restano quelli dei tassi

Dopo il rialzo di 75 punti base al tasso ufficiale statunitense da parte della Fed, e dopo l’immancabile “rally di sollievo” dei mercati, oggi i mercati sono tornati cupi. Si può comprendere il motivo: da un lato la Fed appare “dietro la curva”, cioè in ritardo nella sua azione di stretta monetaria; dall’altro lato, la probabilità che questa stretta finisca col precipitare l’America e il resto del mondo in recessione sta aumentando in modo sensibile.

Transumanza di gestori

È in corso una enorme e dolorosa transumanza di gestori, tutti impegnati a tagliare le posizioni di rischio, sia obbligazionarie che azionarie. Chi ha fatto la mossa per primo, settimane o mesi addietro, e non ha ancora chiuso la posizione, entrerà nella fallace e ingannevole Hall of Fame dei gestori che leggono nel futuro, e le reti di distribuzione potranno pavoneggiarsi dicendo ai frastornati clienti “visto? La gestione attiva paga sempre!”.

Paga sempre, soprattutto le commissioni ai collocatori. Un vero peccato poi che paghi col senno di poi qualche outlier, per pura fluttuazione statistica, e che al ciclo di mercato successivo quello stesso outlier, carico di soldi dei sottoscrittori del giorno dopo, cada con alta probabilità nella botola per non aver saputo leggere gli eventi.

A parte questa affannosa fallacia umana, la situazione mi pare ben plasmata: i mercati sono più psicolabili del solito, e li possiamo capire: prima a ululare che serve fare qualcosa contro l’inflazione, abbiamo visto anche illustri Master of the Universe dire che occorrevano anche cento punti-base di aumento, e che la Fed è “dietro la curva”, cioè in ritardo.

Verso la recessione

Dopo l’aumento e il rally di sollievo di ieri, presumibilmente causato da prese di profitto su posizioni ribassiste, ora nei partecipanti al mercato prevale la spiacevole sensazione che ci stiamo dirigendo verso una recessione, e che credere alle parole di Jay Powell, secondo cui l’economia americana è talmente forte da poter reggere gli aumenti, è un atto di fede. La stretta di credito è in corso, basta guardare dove sono gli spread sui corporate bond, sia investment grade che high yield.

Ci sono in giro troppi zombie, tenuti in non-vita da politiche monetarie ultra-lasche che hanno convinto molti a credere che quella fosse la “nuova normale”. Uccidere tutti questi zombie sarà doloroso per l’economia reale e per i portafogli di risparmiatori e investitori.

Il sistema è robusto e resiliente, sin quando non smette di essere tale. Le narrazioni lo accompagnano, e plasmano anche le correlazioni di brevissimo periodo dei sistemi di trading. Morale della favola: attenzione alle narrazioni e al loro potere di mitopoiesi e di generare profezie che si autoavverano. Ho scoperto (quanto sono ignorante!) che il Nobel Robert J. Shiller ha scritto un libro sulla “economia della narrazione”, e su come “le storie diventano virali e guidano i maggiori eventi economici”.

Narrazioni virali, tra euforia e depressione

Le storie che le persone raccontano e si raccontano, possono diventare virali e condizionare l’andamento di mercati ed economia reale, anche se sono solo aneddoti che non entrano nei modelli economici e finanziari. Credo che questo sia un punto molto rilevante: anche per il lavoro che faccio, mi rendo conto che nell’arco di una sola giornata di mercato aperto mi passano davanti “spiegazioni” a getto continuo.

Sono razionalizzazioni, spesso vivono meno di un lievito. Altre volte mettono radici e spostano le masse, anche quelle che di solito non si occupano di mercati. Nascono le euforie, fertilizzate spesso dalla liquidità delle banche centrali, a cui fanno seguito depressioni; entrambe impattano sull’economia reale. Gli eventi economici e finanziari e la loro rappresentazione sono una classica sindrome bipolare.

Nel mezzo, i poveri umani. Se centrano la profezia, la loro autostima va alle stelle. Se il vento cambia, eccoli alle prese con devastanti dissonanze cognitive e a spiegarsi fra tribù bercianti perché il mondo non capisce e solo pochi eletti rimarranno col premio finale, magari in bitcoin (appunto). Essere consapevoli di queste dinamiche e magari saperle volgere a proprio profitto, in tutti i sensi, potrebbe essere utile oltre che interessante.

Purtroppo, ne uccide più il market timing che le guerre. O, come ben diceva il buon vecchio John Maynard Keynes, il mercato può restare irrazionale molto più a lungo di quanto noi si riesca a restare solvibili. Ovviamente, l’irrazionalità del mercato dipende dall’angolo visuale dell’osservatore. Ma ricordo ancora perfettamente quello che scrisse un mio capo, quando lavoravo in una società di gestione del risparmio.

Era una nota interna “a discolpa”, dietro richiesta dell’amministratore delegato per risultati non esattamente eclatanti. Il mio capo, puntigliosamente, motivò i rovesci. Di uno, scrisse un meraviglioso e metafisico “qui siamo stati eccessivamente tempestivi”. Nel senso che abbiamo aperto una posizione risultata vincente ma solo dopo che l’avevamo chiusa per eccesso di sanguinamento.

Per il momento, direi che i Pangloss di mercato sono fermi ai box, dopo che il “muro di preoccupazioni” che erano abituati a scalare agevolmente durante la lunga fase rialzista, è caduto loro addosso. Ora il “paradigma” è cupo. E quindi, ha da passa’ ‘o paradigma.

Ma non disunitevi (cit.): come scriveva Gianni Rodari, uno che di narrazioni se ne intendeva molto,

Dopo la pioggia viene il sereno
brilla in cielo l’arcobaleno.
È come un ponte imbandierato
e il sole ci passa festeggiato.

Quindi, attendete quella che si chiama “capitolazione”. L’ultimo crollo prima della stabilizzazione. Cercando di identificarlo correttamente e di restare solvibili nell’attesa, come diceva Keynes. Quando accadrà, alcuni di voi avranno una memorabile botta di autostima. E di fondoschiena.

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