- Sui mercati, tanto tuonò che piovve. E il tormentone riprende;
- La correzione determina il rientro di movimenti estremi, come quello dello yen;
- Il deficit federale USA è al 6,6-6,7% del PIL, il peggiore in assenza di crisi significative. Le cause principali sono le spese per programmi sociali e interessi, creando un bivio politico tra redistribuzione e tagli dei benefici;
- Negli Stati Uniti, la stretta monetaria pare aver fatto uno strano effetto ai patrimoni di alcuni;
- Il governo laburista britannico eredita dai conservatori l’idea di incanalare il risparmio previdenziale nazionale verso investimenti domestici. Difficile non cogliere l’obiettivo di sostituire investimenti pubblici con fondi privati;
- Come prevedibile e previsto, l’inevitabile aumento di imposte in UK prende corpo;
- Sempre in UK, archiviata l’operazione Ruanda, mai nata. Aspettiamo quella italiana in Albania;
- In Italia, niente manovra correttiva. Grazie anche al fiscal drag, presumo;
- Non solo Superbonus, nel lustro che ha messo una pietra al collo dell’Italia. Ecco la stima dei maggiori costi di Quota 100, anch’essa figlia della logica malata del moltiplicatore maggiore di uno;
- Bisogna pure spiegare ai balneari la differenza tra sciopero e serrata;
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