Il premier britannico Andy Burnham ha annunciato una delle più ampie riforme del sistema di finanziamento locale degli ultimi decenni. Dal 2028 i sindaci delle autorità metropolitane inglesi, guidate da un metro mayor (Greater Manchester, West Midlands, Liverpool City Region, West Yorkshire, South Yorkshire, ecc.) potranno trattenere una quota dell’imposta personale sul reddito (Income Tax) raccolta nel proprio territorio.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dei governi locali dai trasferimenti del Tesoro e rafforzare la responsabilità fiscale delle amministrazioni territoriali.
I singoli consigli comunali continueranno a esistere e a gestire i propri servizi locali, ma la nuova quota di Income Tax non affluirà direttamente ai loro bilanci. Potranno beneficiarne solo indirettamente attraverso investimenti o programmi finanziati dall’autorità metropolitana.
Il Regno Unito è oggi uno dei paesi più centralizzati dell’OCSE sotto il profilo fiscale: l’Income Tax è interamente riscossa dal governo centrale attraverso HM Revenue & Customs. I comuni e le autorità locali non hanno alcun potere sulle aliquote dell’imposta né ricevono automaticamente una quota del gettito prodotto dai residenti.
Le amministrazioni locali finanziano la propria attività principalmente attraverso:
- Council Tax, imposta immobiliare locale, che tutti da tempo immemore giudicano bisognosa di profonda riforma;
- Business Rates (tassazione sugli immobili commerciali), oggi solo parzialmente trattenute localmente;
- trasferimenti dal governo centrale;
- contributi specifici destinati a singoli programmi.
Questo sistema fa sì che gran parte della spesa locale dipenda da decisioni prese a Whitehall anziché dal territorio. Secondo il governo, la riforma rappresenta “il più grande trasferimento di poteri e risorse da Westminster di una generazione”.
Cosa promette Burnham
Il piano sarà introdotto gradualmente. Dal 2027 le autorità metropolitane potranno trattenere una quota maggiore delle Business Rates. Dal 2028 riceveranno anche una quota dell’Income Tax pagata dai residenti del territorio. Inoltre, come già previsto dall’ex Cancelliera Rachel Reeves, verrà introdotta una Tourist Tax, la tassa di soggiorno che noi italiani conosciamo bene e che nel corso degli anni ha aumentato il proprio gettito in maniera robusta.
Dalle informazioni diffuse finora, non si tratta di un’imposta locale aggiuntiva, né di un potere di fissare autonomamente le aliquote dell’Income Tax. Piuttosto, una parte del gettito che oggi affluisce integralmente al Tesoro resterà sul territorio in cui è stata generata. Le risorse potranno essere utilizzate soprattutto per finanziare:
- trasporto pubblico;
- edilizia abitativa;
- rigenerazione urbana;
- infrastrutture;
- programmi di sviluppo economico.
La quota esatta dell’imposta che sarà trattenuta verrà definita nella legge di bilancio autunnale.
Il diavolo nei dettagli
La volontà politica della riforma e il suo indirizzo sono chiari, ma questo non elimina numerosi punti potenzialmente critici. Le aree economicamente più dinamiche, dove redditi e occupazione sono più elevati, generano naturalmente molto più gettito d’imposta personale sui redditi. Londra, Greater Manchester o il Cambridgeshire potrebbero quindi beneficiare di risorse molto superiori rispetto a territori con basi imponibili più deboli. Il governo ha già anticipato che saranno necessari meccanismi perequativi, ma la loro struttura è ancora da definire.
Inoltre, legare le entrate locali all’Income Tax aumenta l’incentivo delle amministrazioni ad attrarre contribuenti ad alto reddito piuttosto che famiglie meno abbienti o attività con minore capacità fiscale. È un problema comune a molti sistemi di federalismo fiscale. L’Income Tax, poi, segue il ciclo economico. In caso di recessione o di calo dell’occupazione, i bilanci locali potrebbero subire oscillazioni molto più marcate rispetto a un sistema fondato prevalentemente su trasferimenti statali.
Negli ultimi quindici anni molti enti locali inglesi hanno subito forti riduzioni di personale e competenze. Una maggiore autonomia fiscale richiede anche capacità di programmazione, controllo e gestione finanziaria che non sono uniformemente distribuite sul territorio. Per fronteggiare questa criticità, Burnham promette di agire sul civil service centrale, rendendolo “più piccolo e più strategico”. Il che, verosimilmente, vuol dire distaccare personale in sede locale.
L’annuncio lascia aperte numerose questioni tecniche quali la percentuale di devoluzione dell’Income Tax, se il criterio di assegnazione sarà basato sul luogo di residenza o di lavoro del contribuente, come funzioneranno i meccanismi perequativi, quali saranno i margini di autonomia effettiva delle amministrazioni locali.
Se attuata secondo gli annunci, la riforma rappresenterebbe un cambiamento significativo nel modello britannico di finanza locale. Per la prima volta una parte della principale imposta personale verrebbe collegata direttamente alla crescita economica dei territori, riducendo almeno in parte la tradizionale dipendenza da Westminster.
Resta però il nodo classico di ogni processo di decentramento fiscale: aumentare l’autonomia può migliorare gli incentivi e la responsabilizzazione degli amministratori locali, ma senza un efficace sistema di perequazione rischia anche di accentuare le differenze tra aree ricche e aree economicamente più fragili.
Che accade in caso di problemi
C’è poi l’aspetto riconducibile agli schieramenti politici: i sindaci conservatori hanno già detto che loro vorrebbero girare la quota Irpef ai contribuenti, sotto forma di rebates. Questo, ovviamente, non fa parte dello schema che il Labour di Burnham ha in mente. A parte l’aspetto perequativo, altro aggettivo di cui noi italiani siamo molto esperti, che accadrà quando progetti di sviluppo locale finanziariamente impegnativi eccederanno le risorse disponibili? Verranno bloccati? Ci sarà il commissariamento centrale delle autorità locali? Saliranno alti lai per avere maggiore autonomia impositiva, e quindi la pressione fiscale si gonfierà attraverso il canale locale? Alla semplice devoluzione “meccanica” dell’imposta personale sul reddito si affiancheranno addizionali locali?
Nulla di nuovo sotto il sole. Se è solo a livello locale, secondo Burnham, che si comprendono le effettive esigenze del territorio, questa sembra la scelta più conseguente. Ma tutto si deciderà in base al disegno dei meccanismi e al sistema di incentivi e responsabilità.
In tutto ciò, abbiamo l’ennesima conferma del percorso “italiano” del Regno Unito. Anche noi, ere geologiche addietro, dibattevamo speranzosi sulle virtù taumaturgiche del decentramento fiscale, salvo non riuscire a metterci d’accordo su perimetro e profondità del medesimo, e sui meccanismi perequativi, tra accuse incrociate di “egoismo” e sfruttamento del residuo fiscale altrui. Al tirar delle somme, tutto è finito in un aumento netto di pressione fiscale.
Perché la strada dell’inferno è lastricata di buone devoluzioni.
(Photo by Number 10 on flickr – CC BY-NC-ND 4.0)




