di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

negli ultimi 20 anni praticamente ogni Ministro della Funzione Pubblica si è sentito nella necessità di “segnare il territorio”, intestandosi riforme sempre “epocali”, ma fin qui almeno non troppo efficaci, visto che ad una riforma ne sussegue un’altra per correggere e rendere più efficace la prima. Per altro, i problemi operativi della Pubblica Amministrazione non appaiono del tutto risolti, nonostante il diluvio di riforme.

Nella condizione di pre-bancarotta civile e culturale prima che economica in cui si trova l’Italia, non stupisce che alcuni proiettili d’argento tendano a ricorrere, vere e proprie idee-zombie che si alimentano di ignoranza e furbizia. Ecco perché non poteva non tornare il mitologico contrasto d’interessi.

Sul Sole, l’editoriale del sabato di Alessandro Penati questa settimana è dedicato al tormentone della patrimoniale, lo strumento che nel corso degli anni consentirà di mantenere solvibile lo stato fallito chiamato Italia. Secondo Penati, ci sarebbero tre “modelli” di patrimoniale applicabili al caso italiano, che egli passa in rassegna critica.

Mentre tutte le maggiori banche italiane, presentando i contri trimestrali, informano che procederanno a ridurre lo stock in portafoglio di titoli di stato nazionali, nella finanza tricolore c’è chi va patriotticamente controtendenza, con argomentazioni da inversione del flusso causale o meglio con nostalgia dei ruggenti anni Settanta.

La notizia del giorno è che BlackRock, il più grande asset manager del pianeta, non parteciperà al salvataggio di Carige. C’è da dire che l’intera vicenda non è mai stata chiarissima, dalla sua genesi. Ad esempio, a me non è mai stato chiaro per quale motivo BlackRock, che nella vita fa altro e su ben altra scala, avrebbe dovuto comprarsi una banchetta regionale italiana in amministrazione straordinaria. Ho sempre avuto una immaginazione assai limitata, ve lo confesso.

Qualche spigolatura dalle “Previsioni di primavera” della Commissione europea sulle economie dell’Unione europea. Col solito caveat: sono previsioni, non la costante di gravitazione universale. Indicano, qui ed ora, direzione di marcia e velocità di crociera dell’economia. Soprattutto comparativamente, tra paesi. Lo dico per aiutare prestigiosi economisti prestati alla direzione di giornali (cartacei ed online) a non ripetere in futuro che le previsioni “sono come l’oroscopo” o che “gli economisti non ci prendono mai”. Se per un attimo togliete sciarpa e fischietto, vi spiego alcune cose di ordine qualitativo ma pur sempre utili.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Ella è in grado di togliere a questi pixel una curiosità: uno vale uno, o uno vale l’altro? Perché, stando ai criteri per l’assegnazione dell’incarico di direttore dell’Anpal si ha appunto come la sensazione che il criterio della scelta non sia esattamente fondato sulla valutazione delle competenze tecniche richieste.