L’anno è appena iniziato ma il vibrante think tank dei nostri esperti da quotidiano macina nuove meravigliose idee per fondere proiettili d’argento e paletti di frassino e riportare il nostro paese agli antichi splendori. E così, dopo il concorso a premi di Marco Fortis sulla raccolta di avanzi primari, oggi tocca analizzare una proposta non meno suggestiva elaborata, sempre sulle colonne del Foglio, da Massimo Mucchetti.

Un paio di giorni addietro, è uscito sul Foglio un commento-proposta di Marco Fortis su come richiedere ed ottenere dalla Ue un premio per la cosiddetta virtuosità finanziaria dell’Italia, identificata dall’autore nella presenza di un avanzo primario che persiste da molti anni; addirittura 27, precisa Fortis, con l’unica eccezione del 2009. Unico problema è che questo avanzo primario non è una medaglia al valore bensì al fallimento, e da premiare c’è assai poco.

Dopo la “proposta” della neo-premier finlandese, Sanna Marin, di ridurre l’orario di lavoro a 24 ore settimanali su quattro giorni a retribuzione invariata, immancabili sono giunte le entusiastiche reazioni di approvazione dall’Italia. Per l’occasione, sono state rispolverate proposte che ricalcano la gestione delle crisi d’impresa e la solidarietà “difensiva” è stata trasformata in “espansiva”.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

sulla capacità di gestire informaticamente e telematicamente le comunicazioni con i beneficiari del Reddito di cittadinanza Ella ha già poco tempo fa ospitato questi pixel. C’è da osservare che la legislazione vigente fa tutto quel che è possibile per non consentire ai centri per l’impiego di concentrarsi su quello che dovrebbe essere il loro compito principale: attivare le persone lontane dal mondo del lavoro, aiutandole concretamente a cercare un lavoro, e al contempo andare verso le imprese per provare a far sì che manifestino i loro fabbisogni lavorativi, per incrociare le opportunità.

di Vitalba Azzollini

Nei giorni scorsi, sul “Blog delle Stelle” è stato pubblicato un post rivolto ai «parlamentari in ritardo con le rendicontazioni e le relative restituzioni» per ricordare loro l’impegno assunto «all’atto della candidatura con il MoVimento 5 Stelle»: «una vera obbligazione giuridica, come di recente affermato dall’Agenzia delle Entrate», nonché «un impegno morale nei confronti di tutti i cittadini italiani e, in particolare, degli elettori», il cui mancato assolvimento «integra una grave violazione disciplinare per la quale i Probiviri si attiveranno senza indugio». Il fatto che il M5S tirasse in ballo l’Agenzia delle Entrate (AdE) per un problema interno – il versamento di una parte della remunerazione al “Comitato per le rendicontazioni/rimborsi del Movimento 5 Stelle” – ha destato qualche dubbio, che merita di essere affrontato.

Da quasi un anno e mezzo, la politica italiana ha trovato un nuovo succulento brandello di carne attorno a cui accapigliarsi e sciacalleggiare: la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia (Aspi), dopo la tragedia del Ponte Morandi. Con la decisione del governo Conte 2 di inserire nel Milleproroghe, con forzatura che eccede ampiamente i già elevati standard di assurdità legislativa, i criteri di subentro ad Aspi in caso di revoca della concessione, abbiamo fatto un passo avanti verso il finale di partita. O forse no.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

pochi mesi fa avemmo modo di evidenziare l’incoerenza del pacchetto di riforme immaginato dal precedente Governo e dal ministro Giulia Bongiorno. Ricorda, Titolare? L’intenzione era di attivare concorsi unici superveloci, abolendo gli “idonei”, cioè chi supera le prove concorsuali non piazzandosi però nei posti della graduatoria utili per le assunzioni previste dai bandi. Quindi, con la legge di bilancio 2019 (legge 145/2018) si è abolita la possibilità di scorrere le graduatorie chiamando gli idonei.

Oggi sul Messaggero c’è una intervista “programmatica”, o da fine anno (che poi è lo stesso), al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. In essa torna, come prescrive il canovaccio, il pet project dell’economista di Roma Tre in quota M5S: un fondo pensione integrativo, gestito dall’Inps, che si aggiungerebbe all’offerta esistente ma differenziandosi da essa. Confesso che sinora avevo capito assai poco di questo progetto, forse per miei limiti o forse per penuria di dettagli. Che invece giungono, almeno in parte, in questa intervista.

Lo scorso 1 ottobre, il Giappone ha alzato l’aliquota Iva da 8 a 10%. L’occasione è stata propizia per cercare di spingere i giapponesi ad usare maggiormente le carte di pagamento, il cui tasso di utilizzo, nel paese del Sol Levante, è tra i più bassi del mondo sviluppato. Alla fine, esiste una sorta di marketing delle policy, in giro per il mondo. Cioè un catalogo di iniziative da cui trarre ispirazione. Ed il Giappone non fa eccezione, così come il nostro paese. Anche se successo o fallimento risiedono spesso nelle modalità di attuazione.