Ieri abbiamo appreso che nel cosiddetto decreto crescita è inserita una norma per compiere trasfusioni al buco nero Alitalia a spese degli utenti dei servizi di pubblica utilità (luce e gas), cioè dei cittadini. Si tratta di pura fantasia malata di un paese pre terminale ed ormai bancarottiere per vocazione, quindi ci limitiamo a segnalarvela. Ma oggi leggiamo anche di un’altra iniziativa legislativa, che in astratto è ricollegabile con la sciagurata vicenda Alitalia. Perché a pensare male si fa peccato, ma in un paese alla disperazione come l’Italia ci si azzecca quasi sempre.

Servono invece limitazione dello spoils system e controlli preventivi

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

I quotidiani del 24 maggio 2019 riportano un’idea maturata nel corso del procedimento parlamentare per la conversione in legge del decreto “sblocca cantieri”: attribuire alla Corte dei conti la funzione del controllo preventivo sugli appalti. In particolare, sui lavori di importo compreso tra i 150.000 e il milione di euro (soglia che dovrebbe sostituire quella prevista dal decreto legge tra i 40.000 e i 200.000 per gli affidamenti semplificati senza gara a 10/15 ditte) e per gli appalti di importo superiore alla soglia comunitaria.

  • Si dice spesso che l’attuale governo italiano è un esperimento. È soprattutto il punto di arrivo di un lungo percorso di degrado civile e sociale in un paese alla deriva;
  • Niente da fare: anche quando le riflessioni sono accademiche e provenienti da persone serie e non da guitti, gli italiani non sfuggono al riflesso pavloviano dello stampatore. Che è uno stigma;
  • Sia lode a Giuseppe Guzzetti, l’uomo che chiuse le stalle con circa vent’anni di ritardo sulla fuga dei buoi;
  • Vi sentite delle nullità? Dei falliti? O avete solo un deficit di autostima? Abbiamo la cura che può aiutarvi;
  • Confusi su cosa può accadere ora sulla Brexit? Ecco un diagramma che fa per voi (spoiler: nulla di buono per i britannici);
  • Resistete, siamo quasi al traguardo del giudizio divino delle elezioni europee. Da lunedì si ricomincia;
  • Un Nobel per l’economia al tavolo 4!
  • Un altro al tavolo dei pentacazzari, che hanno metafisicamente scoperto il deficit come forma di copertura dei deficit;
  • Alla fiera del reddito di cittadinanza, per due soldi un precario mio padre comprò;
  • “Salve, sono un cosiddetto intellettuale di sinistra. Il mio lavoro consiste nel prendere cantonate epocali ma continuare a spiegarvi dove abitate, sempre con grande superiorità morale”;
  • In memoria politica del povero Geert Wilders, che voleva fare comunella con i falliti incravattati d’Europa, ed è stato sgamato dai suoi connazionali;
  • E dopo questo, a Salvini e Meloni non resta che candidare Soros alla presidenza del Consiglio europeo;

Ieri l’altro, a margine della presentazione di una iniziativa di housing sociale per la città di Milano, l’ormai ex presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, si è tolto un altro sassolino dalla scarpa, ricordando che il concetto di diversificazione di portafoglio non è un’ubbia ma una necessità. Un vero peccato che tutte queste importanti censure avvengano a tempo ampiamente scaduto.

Ieri, durante un evento alla Luiss, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha affrontato, in modo del tutto teorico, il tema del finanziamento monetario del deficit. Che, detta così, farebbe immaginare che, pochi secondo dopo, i mercati si siano scatenati contro il povero Btp, facendo esplodere lo spread. Niente di tutto ciò, e con ragione.

Ci sarebbe quasi da divertirsi, a seguire su base regolare il teatrino in cui Lega e M5S tentano disperatamente di accreditarsi agli occhi della plebe berciante come i salvatori della patria. Praticamente da quando questo governo è nato, l’obiettivo pressoché unico della sua cosiddetta azione è stato quello di arrivare alle elezioni europee di domenica prossima come momento dirimente per accelerare le elezioni politiche.

Su lavoce.info, un commento di Tommaso Monacelli aiuta a confutare la persistente leggenda metropolitana che vede nella monetizzazione del deficit pubblico da parte della banca centrale la soluzione alle angustie italiane. Vengono individuati due periodi storici in cui l’Italia ha seminato il vento che ora è divenuto tempesta. Occhio alle date, quindi.