Ieri è formalmente scaduto il termine utile per negoziare una proroga del regime transitorio tra Regno Unito e Ue, durante il quale i britannici continuano ad accedere a unione doganale e mercato unico. Dovrebbe quindi essere confermato che, il prossimo primo gennaio, il Regno Unito regolerà i propri rapporti con l’Unione o a mezzo di un trattato di libero scambio approvato nel frattempo, oppure con le tariffe doganali standard della WTO. Premesso che, se volete i miei due centesimi, quella di ieri era una finta deadline, non è di questo che voglio parlarvi, oggi.

Questa settimana, fenomenologia di Mariana Mazzucato, l’accademica teorizzatrice dello Stato imprenditore ed innovatore, da qualche mese consulente del presidente del consiglio per innovazione e cambiamento del modello di sviluppo italiano. Michele ed io abbiamo ritenuto che fosse tempo di analizzare la visione del mondo di Mazzucato, prendendo le mosse dal suo ultimo op-ed divulgativo, scritto con Antonio Andreoni e pubblicato su Project Syndicate.

Al Casino del Bel Respiro va in scena un Paese col fiato corto

Per l’attualità della settimana, “bene lo smart working ma ora si torni a lavorare”: la singolare frase del sindaco di Milano e i timori per un grande cambiamento che tuttavia va governato e non esorcizzato o contrastato. Il moto perpetuo all’italiana: lo Stato garantisce, i contribuenti pagano. Il contrasto in Ue sul Recovery Fund e i termini del negoziato.

Si è aperto l’evento che dovrà disegnare l’Italia del futuro, dopo il Grande Reset della pandemia. Almeno, questo ci viene detto. C’è motivo di esercitare l’abituale scetticismo, che per i nostalgici del Ventennio si chiama disfattismo, per una adunanza a porte socchiuse che promette di essere l’ennesimo attovagliamento ultra corporativo dove il sistema-paese è la somma di istanze, e il comune denominatore non si trova. O meglio, quello che si trova è il badile per scavare più in profondità la fossa del paese.

Quale ricostruzione per il paese di nativi analogici e analfabeti digitali?

Per l’attualità della settimana: le sinergie verticali ed orizzontali dello Stato imprenditore, col contribuente in attesa del conto, in fondo alla catena; gli Stati Generali e la robustissima autostima di alcuni esponenti di governo; Boris Johnson non lascia ma raddoppia, e dopo il disastro Covid si dirige a passo di carica verso la Hard Brexit.

Il governo e la maggioranza puntano sulla proroga al 31 dicembre della cassa integrazione, usando i prestiti europei SURE. Ma che accadrà quando diverrà evidente che una parte dei circa otto milioni di cassintegrati non riuscirà a rientrare al lavoro, perché le loro imprese non ce l’avranno fatta? Avremo il tentativo italiano di rendere permanente la Cig, proprio come il QE delle banche centrali sta diventando altrettanto permanente. Che c’entra questo bizzarro parallelo?

Dagli Stati Generali allo Stato comatoso: tra sogni di rinascita e realtà di declino

Per l’attualità della settimana: l’epifania del nostro ministro degli Esteri, da sovranismo a sovranità; le strane idee italiane per utilizzare il Recovery Fund, rottamazione auto inclusa; il forte calo della disoccupazione italiana come crudele illusione ottica; le “novità” del trasporto, tra treni che fingono di unire un paese ferocemente duale e tentativi di desertificare gli aeroporti italiani, affondando il nostro turismo nel disperato tentativo di tenere in vita Alitalia.