Quando uno ha deciso di smettere di farsi del male guardando teatrini politici italiani, ecco che arriva la nemesi, che lo costringe a rincorrere la notizia. Martedì sera, nella consueta comparsata da Giovanni Floris, il giovane candidato premier del M5S, al secolo Luigi Di Maio, ha realizzato un meraviglioso spottone per la banca online di MPS. Con argomentazioni che fanno sospettare l’uso di sostanze psicotrope. O altro.

Qui teniamo i commenti al minimo. Vi presentiamo l’autrice del progetto che determinerà che il reddito di cittadinanza verrà interamente o quasi finanziato dal maggior deficit indotto dallo spostamento di inattivi a disoccupati, al secolo Laura Castelli, nuovo prodotto di quella autentica fucina di cervelli che è il M5S, dove nuove meravigliose idee prendono forma, come diceva molti anni addietro la pubblicità di una nota marca di reggiseni.

Un nuovo dramma, di quelli rallentatore, sta avviluppando risparmiatori italiani che hanno messo soldi in una banca: quello delle azioni della Banca Popolare di Bari. La storia è nota: risparmiatori che comprano azioni della loro banca cooperativa, pensando che non di capitale di rischio si tratti bensì di una sorta di salvadanaio rafforzato. C’è il dettaglio che quelle azioni non sono quotate da nessuna parte, e quindi per liquidare l’investimento occorre attendere che ci siano compratori ma che sarà mai?, si saranno detti i risparmiatori, forse “consigliati” dal personale della banca. Prima o poi, tutto si aggiusta. E invece no.

In questi giorni agostani, tra gli innumerevoli dibattiti italiani destinati a plasmare il futuro di nulla e nessuno, è tornato ad avere spazio quello sulla seconda moneta domestica, da affiancare all’euro. So quello che state pensando: “e che palle, ancora questa cazzata?”. Lo so e vi capisco, portate pazienza. Oggi non parliamo nello specifico di quella proposta, rilanciata dal redivivo Silvio Berlusconi per tenere in coalizione leghisti e destri assortiti della sua nuova-vecchia coalizione. Ogni leader politico ha il diritto di usare gli argomenti e la paccottiglia che preferisce, per raggiungere l’obiettivo. Soprattutto in un paese di gonzi come l’Italia.

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

ricorda Wile E. Coyote, il personaggio dei cartoni animati al perenne inseguimento di Beep Beep? Ogni volta esce fuori strada, continua a correre oltre il limite del dirupo, rallenta, guarda in basso, solleva lo sguardo, si ferma volgendosi allo spettatore, poi precipita rovinosamente appena si rende conto del nulla che (non) lo sorregge. Anche politici nostrani si inseguono l’un l’altro, nella folle gara a chi dice le cose più campate in aria: ma, a differenza del coyote, restano inconsapevoli del vuoto su cui (non) poggiano i propri assunti e, quindi, essi stessi.

Ecco l’ultimo video virale (o auspicato tale dai produttori) proveniente dalla Cina, che con l’iniziativa Belt and Road sta tentando di proiettare la propria potenza internazionale secondo canoni “occidentali”, fatti di cooperazione, tecnologie “green” ed una “comunità di destino condiviso per l’umanità”, niente meno. Nel momento in cui Washington non ha ancora deciso che fare da grande (visto il presidente che si ritrova, diventare adulti appare al momento una chimera), Pechino tenta pure col soft power, un tempo arma culturale occidentale e soprattutto americana, per dare spin al suo progetto neo-globalista.

Alla settima edizione del Forum Nazionale sulla consulenza finanziaria, organizzato da Ascosim, intervento di Oscar Giannino, Carlo Alberto Carnevale Maffè e del vostro titolare. Le sfide della consulenza indipendente, nel momento in cui il legislatore tenta di accompagnare il processo di “debancarizzazione” della gestione del risparmio ma declina l’intervento in modo differente dall’esperienza prevalente estera, concentrandosi su piccole e medie imprese domestiche. In un simile contesto, i risparmiatori rischiano non poco, stretti tra la droga fiscale dei nuovi Piani individuali di risparmio (Pir), il forte appetito delle reti di vendita a costruire prodotti di risparmio gestito ad elevate commissioni di gestione, spesso senza giustificazione ma al solo scopo di catturare per sé il beneficio fiscale, l’enorme bias domestico dei Pir, che rischia di mandare a monte l’esigenza di diversificazione in portafogli che non sono esattamente modelli in tal senso.

Puntata di Otto e mezzo del 18 marzo, condotta da Lilli Gruber con Domenico De Masi (sociologo), Antonio Monda (scrittore), Giovanni Veronesi (regista) e il vostro titolare (sé stesso). Torniamo sul tema dell’ultimo libro del simpatico De Masi, “Lavorare gratis, lavorare tutti” (la cui “filosofia” avevo già recensito qui), per una rapida escursione/incursione in un universo alternativo in cui si finisce a mischiare temi planetari (la disoccupazione tecnologica) con altri specifici alla crisi italiana (la fuga dei giovani e non solo, il welfare fallimentare). De Masi, che già anni addietro aveva identificato la radice della forza economica tedesca osservando che laggiù dopo le 17 gli uffici son deserti, si conferma grande ed apodittico affabulatore futurologo, con epidermica avversione per il fact checking ma forse proprio per questo ha ampio mercato mediatico in questo paese. Lamenta che molti suoi studenti restino a lungo disoccupati.

Puntata di Otto e mezzo di sabato 4 marzo, condotta su La7 da Lilli Gruber, con Irene Tinagli, Riccardo Staglianò e il vostro titolare. Parliamo della disoccupazione tecnologica e della tassa sui robot suggerita da Bill Gates. La previsione di consenso degli econonomisti, che per i prossimi anni vedono una distruzione netta di occupazione ad opera delle nuove tecnologie, i mutamenti demografici che rendono futili le previsioni, il rischio protezionismo indotto dalla volontà di Donald Trump di riportare occupazione manifatturiera negli Usa, quando il calo di questa occupazione è imputabile non a concorrenza sleale dei partner commerciali quanto all’evoluzione tecnologica, la “cattura” della base imponibile delle aziende della New Economy.