Questa settimana, fenomenologia di Mariana Mazzucato, l’accademica teorizzatrice dello Stato imprenditore ed innovatore, da qualche mese consulente del presidente del consiglio per innovazione e cambiamento del modello di sviluppo italiano. Michele ed io abbiamo ritenuto che fosse tempo di analizzare la visione del mondo di Mazzucato, prendendo le mosse dal suo ultimo op-ed divulgativo, scritto con Antonio Andreoni e pubblicato su Project Syndicate.

Si è aperto l’evento che dovrà disegnare l’Italia del futuro, dopo il Grande Reset della pandemia. Almeno, questo ci viene detto. C’è motivo di esercitare l’abituale scetticismo, che per i nostalgici del Ventennio si chiama disfattismo, per una adunanza a porte socchiuse che promette di essere l’ennesimo attovagliamento ultra corporativo dove il sistema-paese è la somma di istanze, e il comune denominatore non si trova. O meglio, quello che si trova è il badile per scavare più in profondità la fossa del paese.

Il governo e la maggioranza puntano sulla proroga al 31 dicembre della cassa integrazione, usando i prestiti europei SURE. Ma che accadrà quando diverrà evidente che una parte dei circa otto milioni di cassintegrati non riuscirà a rientrare al lavoro, perché le loro imprese non ce l’avranno fatta? Avremo il tentativo italiano di rendere permanente la Cig, proprio come il QE delle banche centrali sta diventando altrettanto permanente. Che c’entra questo bizzarro parallelo?

Questa settimana parliamo della vittoria italiana ai Mondiali del fatto che il nostro paese sarà il primo “beneficiario” del pacchetto di sovvenzioni e prestiti erogati dal Recovery Fund. Ma, soprattutto, parliamo della reazione di politica e stampa italiane alla notizia. A caldo, dopo l’annuncio di Ursula von der Leyen, qualcosa di simile all’euforia. Poi, crescente perplessità e preoccupazione per il fatto che i soldi arriveranno solo tra qualche mese. Ma parliamo anche dell’ennesimo capitolo dell’impazzimento di un paese.

Che Recovery Fund sarà? Uno fatto di sole sovvenzioni, di soli prestiti o di un mix dei due? E con quali condizioni, che comunque ci saranno, con buona pace dei desiderata italiani, che come sempre sono in modalità (negoziale?) datece li sordi senza fiatà? Ma, a parte ciò, con Michele parliamo anche della cosa in cui ho creduto per molti anni, ma a cui ora non credo più.

Questa settimana, con Michele Boldrin, parliamo del “caso” FCA, con la richiesta di garanzia pubblica su una linea di fido concessa da Intesa Sanpaolo, da utilizzare anche a protezione della filiera domestica. Poiché tutto quello che riguarda FCA suscita elevata sensibilità nell’opinione pubblica italiana (e con buoni motivi, almeno storici), cerchiamo di capirne di più.