Sul Sole un articolo di Marco Rogari segnala (o meglio, conferma) una costante pluriennale, che tutti ci sforziamo di non vedere: in Italia non esiste alcuna revisione di spesa pubblica mentre la tendenza all’aumento di spesa corrente, sotto le grandi idrovore di previdenza e assistenza, procede inarrestabile.

  • Il Tribunale Ue sentenzia che il Fondo interbancario può salvare le banche in crisi. Ora gli italiani possono felicemente contagiare quelle sane;
  • E tuttavia, repetita iuvant (forse): la Commissione Ue aveva dato via libera all’Italia su fondi di salvataggio bancario “volontari”. Si è semplicemente perso tempo perché i “volontari” non erano entusiasti all’idea;
  • A gennaio, forte aumento delle richieste di sussidi di disoccupazione. Il Decreto dignità amplifica la congiuntura sfavorevole?
  • Congiuntura europea che, nel frattempo, si è ulteriormente deteriorata;
  • C’era la fila di pretendenti per il gioiello Alitalia, dicevano i guitti gialloverdi. Poi arrivò Delta e offri una monetina agli accattoni italiani, solo per bloccare Lufthansa sul lungo raggio;
  • La vicenda Alitalia è il metronomo del giorno della marmotta italiana;
  • Pare che Tria abbia un “piano per la crescita”: quello di reintrodurre le misure che una legge di bilancio vandalica aveva cancellato. Nice shot, guys;
  • Perché sarebbe utile smettere di guardare ossessivamente l’ombelico italiano;

Col termine “mercati di frontiera” si indicano quelli che potremmo definire i “mercati emergenti dei mercati emergenti” o “pre-emergenti”, cioè quelli di paesi in via di sviluppo che tuttavia sono più piccoli, rischiosi ed illiquidi dei fratelli maggiori. Sono investimenti che tendono ad avere maggior potenziale di ritorno di lungo periodo e minore correlazione con gli altri mercati. Sono anche paesi che si (ri)scoprono incravattati dal debito pubblico.

Oggi sul Corriere trovate l’ennesima puntata dell’avvincente rubrica in cui la nota watchdog Milena Gabanelli vi spiega come risolvere i problemi della penisola, a colpi di proiettili d’argento. Questa volta parliamo dell'”eccesso” di liquidità degli italiani, che pare tengano sul conto corrente ben il 32% della loro ricchezza finanziaria.

Proprio l’altro giorno, con Michele Boldrin, ci chiedevamo quali fossero le fonti di ispirazione dello stralunato discorso del premier Giuseppe Conte a Davos, in particolare del passaggio dove lamentava la pazienza degli italiani verso l’ordine liberal-democratico (bontà sua e nostra). Ora, grazie alla segnalazione di un fedele lettore, abbiamo un’ipotesi di chiave di lettura.

La surreale idea di nazionalizzare l’istituto genovese e fonderlo con MPS dovrebbe servire a sconfiggere il rischio di credito

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dalla grandinata di bellicose dichiarazioni politiche sulla vicenda del salvataggio di Carige, spicca la persistente suggestione a creare una “banca d’investimento dello stato”, in grado di “prestare ad imprese e cittadini”. Magari attraverso la fusione con MPS.

Ieri la Cassa Depositi e Prestiti ha presentato il proprio piano industriale triennale, 2019-2021. Avremo tempo e modo di valutarlo, anche perché da quel piano non paiono essere esplicitate ipotesi di redditività. Quello che invece vorrei segnalarvi è che oggi il prestigioso vicepremier e bisministro, Luigi Di Maio, nel corso di una delle sue famigerate “dirette Facebook”, ha pensato bene di spiegare al Popolo sovrano e manovrato alcuni dettagli del piano industriale. Ovviamente con esiti comici, almeno per chi ancora riesce a ridere per gli sfondoni di questa gente.

Prendete il video qui sotto. Guardatelo ed ascoltatelo. In esso troverete un celebre giornalista televisivo che pone domande al primo ministro di un paese del G7. Sono domande complessivamente miti, con qualche necessaria reiterazione (sempre assai poco assertiva) di fronte a palesi reticenze dell’intervistato, che spesso agisce per alimentare i più frusti luoghi comuni sulla professione di avvocato in questo paese, con una retorica ampollosa.