Fortis e la Ue che continua a sbagliare candeggio

Mentre attendiamo fiduciosi l’esito dell’incontro tra il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, sulla creazione di una bad bank italiana pubblica, “leggera ed efficace”, è di oggi sul Sole un editoriale di Marco Fortis, detto Pangloss. L’uomo che, quando si tratta dell’Italia, vede bicchieri traboccanti ovunque, anche sotto un cumulo di macerie. Aveva già fatto così al nadir della crisi, invocando la presunta sovracapitalizzazione degli italiani rispetto al debito pubblico (e suggerendo implicitamente, in tal modo, la presenza di una prateria per l’imposizione patrimoniale ordinaria e straordinaria), oggi fa lo stesso per il nostro sistema bancario, nel tentativo di sminuire ed esorcizzare il peso delle sofferenze. Con argomentazioni contabilmente verosimili ma piuttosto fragili ove poste al fuoco della realtà.

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Fiducia alle stelle, portafoglio assai meno

Pubblicato oggi da Istat il dato sulle vendite al dettaglio di novembre. L’indice destagionalizzato delle vendite a valore corrente (che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dello 0,3% rispetto a ottobre 2015, a fronte di attese per un incremento congiunturale dello 0,5%. Nella media del trimestre settembre-novembre 2015, il valore delle vendite registra tuttavia una variazione nulla rispetto al trimestre precedente. Detto così, qualcuno potrebbe agevolmente obiettare che, essendoci disinflazione o più propriamente deflazione, il valore corrente delle vendite non è un buon indicatore.

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Numeretti, numeroni, narrative e svarioni

Oggi sul Sole 24 Ore c’è un articolo di Isabella Bufacchi che confuta e rettifica altro articolo online del medesimo giornale, di qualche giorno addietro, in cui si indicava che la Germania avrebbe usato nientemeno che 500 miliardi di fondi pubblici per aiutare le proprie banche durante la Grande Recessione.

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Il settimanale – 23/1/2016

Il nostro premier si accorge che a suon di deficit si finisce contro un muro (nel 2017), e quindi la butta in patriottica caciara. Non servirà ma molti italiani saranno orgoglioni; Nel frattempo, tempesta sulle banche (non solo quelle italiane, comunque). È chiaramente un complotto, ma forse non esterno; Per fortuna abbiamo chi ci indica la via; Attendendo la nuova versione … Leggi

Fermate la Ue, Paolo Savona vuole scendere

Nei giorni scorsi è stato pubblicato un pensoso commento del professor Paolo Savona, in ambasce per il miserrimo stato della Patria ed angosciato per l’assalto degli alieni Stranieri. Spunti interessanti ed un bel salto quantico, che tuttavia conferma la tesi centrale del professore emerito della Luiss ed allievo di Guido Carli.

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Bad bank a prezzi di mercato, che fare?

(Post lievemente tecnico ma nel complesso abbordabile anche da non specialisti. Per tutto il resto, avete l’uscita dall’euro e la stampa di certificati di credito fiscale, oltre al Lego)

Oggi sul Sole un commento di Carlo Alberto Carnevale Maffè e Franco Debenedetti tenta di superare lo scoglio (o meglio l’incaglio, per restare in tema) della bad bank per proporre una soluzione “di mercato” ed armonizzata alla direttiva europea sul bail-in al problema di sofferenze e ricapitalizzazione delle banche. nel momento in cui leggiamo editoriali che oscillano tra il cospirazionista e l’etilico, questa è una boccata d’aria fresca. Ma i problemi e le contraddizioni tendono a persistere.

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Chi complotta veramente contro le banche italiane?

di Mario Seminerio – Econopoly

Lo scorso 6 gennaio, sul sito web della Banca centrale europea, è comparso un comunicato stampa in cui si dettagliano le cinque priorità della supervisione bancaria per l’anno appena iniziato. In cima alla lista ci sono il business model ed i rischi di redditività, seguiti dal rischio di credito. La lista prevede anche, oltre all’adeguatezza patrimoniale, i rischi di governance, la qualità dei dati e la liquidità. L’importanza di tali rischi varia a seconda dei paesi sotto il meccanismo di supervisione. Si noti che parliamo di una procedura che non è specifica al nostro paese.

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E l’ABI rispose

Da una cortese telefonata del vice direttore generale della Associazione bancaria italiana, dottor Gianfranco Torriero, ottengo alcune precisazioni sul mio intervento alla puntata di sabato de “I conti della Belva, in cui invitavo (nuovamente) il presidente dell’Abi a fornire non solo l’importo dei nuovi mutui erogati dal sistema bancario italiano ma anche di quelli nel frattempo estinti o comunque usciti dai bilanci delle banche italiane visto che, nelle statistiche della Banca d’Italia, lo stock di mutui resta pressoché invariato da un anno all’altro, con buona pace del mirabolante +97% nei nuovi mutui erogati che il nostro frizzante premier ed i suoi “fedelissimi” (cit.) imputano nientemeno che al Jobs Act.

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