Fermate la Ue, Paolo Savona vuole scendere

Nei giorni scorsi è stato pubblicato un pensoso commento del professor Paolo Savona, in ambasce per il miserrimo stato della Patria ed angosciato per l’assalto degli alieni Stranieri. Spunti interessanti ed un bel salto quantico, che tuttavia conferma la tesi centrale del professore emerito della Luiss ed allievo di Guido Carli.

Il punto centrale della tesi di Savona, molto condivisibile, è questo:

«Si accusa ora l’Unione Europea d’essere un coacervo di regole, dimenticando che queste regole, ivi incluso il bail-in, sono state trasformate in legge per nostra volontà, dopo averle approvate nel corso dei Consigli europei dei Capi di Stato e di Governo senza tenere conto delle obiezioni avanzate»

Ecco, perfetto. Pare quanto scritto dal vostro umile titolare qui. Ma dove vira il Savona-pensiero rispetto a questa tesi, quindi? Nelle “soluzioni” proposte. Perché c’è sempre una soluzione da presentare, ricordate. Che fare, ora, per arginare l’orrido bail-in che s’avanza per inghiottire i nostri risparmi per volontà degli alieni Stranieri?

«Intanto si può ricorrere allo strumento che tutti i paesi-membri vanno usando: la moratoria “temporanea” dei provvedimenti; ma anche prendere carta e penna e scrivere, come ha fatto il Premier Cameron, a quali condizioni possiamo stare in Europa, indicendo un referendum dopo il termine che si stabilirà per avere una risposta. Ci sarebbero attacchi speculativi? Occorre prepararsi per tempo, trovando nuove alleanze di politica estera e sistemando parte del debito pubblico cedendo il patrimonio dello Stato centrale e locale»

Dunque: moratoria, bel suol d’amore. Il prodotto tipico italiano più esportato nel mondo, ma voluttuosamente consumato anche in Patria. Il vero prodotto tipico del Made in Italy. Poi abbiamo il modello: il meritorio referendum britannico, col rischio Brexit. Nel caso dell’Italia, torna l’ora delle decisioni irrevocabili e delle dichiarazioni di guerra consegnate agli ambasciatori. Avete tempo sino a questa data, dopo di che: uscire, ed usciremo! Non solo dall’euro ma anche dalla Ue!

Per portare a compimento l’Impresa servono nuove alleanze di politica estera. Sondati la Cina, la Russia, la Corea del Nord, il Consiglio di Cooperazione del Golfo, Turks e Caicos. Abbiamo un Asse nella manica, e questa volta non passerà da Berlino né da Tokyo. Quanto agli attacchi speculativi, non temete: esiste già il celeberrimo Piano Savona, quello con pareggio di bilancio ed ampio avanzo primario, per tornare padroni a casa nostra. Nel frattempo, vendiamo il patrimonio pubblico ai patrioti, perché non si devono svendere agli alieni Stranieri le nostre ricchezze, e lo facciamo compensandolo con titoli di debito pubblico. Il tutto orchestrato dalle maggiori banche d’affari internazionali, “dietro adeguato compenso”.

Invitiamo Savona a leggersi di quali e quanti problemi soffrono i paesi fuori dalla Ue ma che accedono al Mercato Unico alle condizioni loro imposte. Come la Norvegia, che sta sbattendo contro vincoli e divieti Ue nelle perforazioni petrolifere offshore; o la Svizzera; ed il rischio che questa fine la faccia anche il Regno Unito in caso di Brexit, cioè condannata ad applicare le direttive Ue senza poter partecipare alla loro creazione: come fa da sempre l’Italia, in pratica.

In attesa, vi omaggiamo della conclusione dell’allievo di Guido Carli: hanno sbagliato le élite italiane, in tutti questi decenni. Il Popolo, da cui origina e promana la Saggezza, è stato ingannato dalle sue classi dirigenti inette e/o traditrici. I veri outsider come Savona sono stati emarginati e in tal modo le loro patriottiche idee non sono riuscite a salvare la Patria. Che ancora resiste, pur se sfibrata, malgrado i reiterati tentativi di farla fallire svoltisi negli ultimi novant’anni o giù di lì. Incluso oro in garanzia alla Bundesbank e prestiti dal FMI, negli anni ruggenti della lira, che tremare il mondo faceva.