Un paio di anni addietro ho scritto un post, sulla pluriennale e persistente crisi di Deutsche Bank. In quel post esprimevo l’opinione che la banca tedesca si sarebbe tratta d’impaccio, pur se al termine di un processo molto complicato ed altrettanto doloroso. Da allora sono cambiati i vertici aziendali ed i business plan sono stati continuamente riscritti ed aggiornati, senza apprezzabili risultati. Ora (forse) siamo alla svolta.

Torniamo brevemente sulla “notizia” delle indagini della procura di Milano, che per decisione della Cassazione su istanza degli indagati ha ereditato dalla leggendaria procura di Trani le indagini sulla vendita di ben 7 (sette) miliardi di titoli di stato italiani, effettuata da Deutsche Bank nel primo semestre 2011. Lo so, ne avete le palle strapiene di queste idiozie da piccoli complottardi italiani. Io pure. Però serve fare un minimo di debunking, per l’ennesima volta, anche perché diversamente ci ritroviamo con gli “scoop” e le “inchieste” di qualche organo di stampa, più incline al sensazionalismo ed al cospirazionismo che all’informazione.

Per la prima banca tedesca, Deutsche Bank, il momento della resa dei conti sembra avvicinarsi. L’ultima di una lunga serie di gocce avvelenate è stata la richiesta del Dipartimento di Giustizia statunitense di una sanzione da 14 miliardi di dollari per frode legata a vendita inappropriata (misselling) di mutui. La banca tedesca ha una serie di problemi esistenziali, tra cui la propria missione, tra banca commerciale e banca d’investimento, ed un carico di contenziosi il cui petitum eccede ampiamente quanto sinora accantonato. La sorte del sistema bancario tedesco, e di DB in particolare, è seguita in Italia con singolare attenzione, sia per una classica Schadenfreude che per l’assai poco segreta ma del tutto irrazionale speranza che, presto o tardi, DB riceva aiuti di stato e che ciò apra la strada anche da noi ad una bella cascata di soldi pubblici (che non ci sono, ma sono dettagli) su un sistema bancario sinistramente scricchiolante, da MPS in giù. Sono speranze molto italiane, cioè miopi ed irrazionali.

Che accade, quando torme di politici ed editorialisti italiani sventolano per anni il drappo rosso del komplotto straniero contro la Patria? Che alla fine qualcuno, sia pure a distanza di sei anni, sente il brusio di sottofondo e decide di indagare. Con esiti problematici, non tanto per la nostra credibilità internazionale, che già di suo non se la passa troppo bene, quanto per il nostro già compromesso rapporto con la realtà.

Nei giorni scorsi, pensando di attuare una sagace strategia di marketing, il presidente di Deutsche Bank, Josef Ackermann, ha enfatizzato il fatto che la sua banca non abbia ritenuto di fare ricorso all’enorme LTRO dello scorso 21 dicembre per preservare presso la clientela la reputazione di solidità che caratterizza il gigante di Francoforte. Il problema di questa affermazione è che postula l’esistenza di uno stigma in capo alle banche che fanno ricorso ai fondi della Bce. E noi sappiamo che Mario Draghi si batte da sempre per allontanare anche solo il sospetto che tale stigma esista, per evidenti motivi.

Pubblicati i conti del terzo trimestre di Deutsche Bank. I titoli di stato greci detenuti nel book “available for sale” sono stati ulteriormente svalutati, ricorrendo a prezzi di mercato ottenuti da fonti indipendenti. Quindi, nel corso dell’ultimo trimestre, Deutsche Bank ha abbandonato il pricing dei titoli greci in base alla decurtazione del 21 per cento del valore attuale netto, stabilito nell’eurovertice del 21 luglio scorso, che aveva invece utilizzato nel secondo trimestre.