“Sono per le dimissioni indipendentemente dall’avviso di garanzia o meno”. Lo dice nella sua Enews Matteo Renzi. Secondo il sindaco di Firenze la vicenda che riguarda Cancellieri “non è un problema giudiziario” ma “un problema politico”, perché il caso Ligresti “ha minato l’autorevolezza istituzionale e l’idea di imparzialità” (Ansa, 19 novembre 2013)

“Sarebbe più logico fare come in tutti i Paesi civili, dimettersi prima del voto di sfiducia”. Lo ha ribadito Matteo Renzi, sindaco di Firenze e candidato alla segreteria del Pd, sulla vicenda del ministro Cancellieri. “Se fossi in Parlamento chiederei al mio gruppo di votare per le dimissioni”, ha spiegato a Radio Capital, affermando che Cancellieri “non si deve dimettere perché ha ricevuto o no un avviso di garanzia”, ma perché “ha perduto l’autorevolezza necessaria a esercitare la funzione di ministro” (Ansa, 19 novembre 2013)

L’annuncio del premier Matteo Renzi che mercoledì ci sarà “la riduzione delle tasse” per 10 miliardi ha prodotto alcuni effetti caratteristici sulla nostra addestratissima dichiarazia. Da un lato la grande attesa per l’Evento sta determinando una sorta di animazione sospesa, con qualche notevole eccezione come il nostro Angelino che sta già salivando copiosamente nel fortino. Dall’altro è partita la corsa alla polarizzazione, altro sport nazionale dai tempi di guelfi e ghibelllini ed in seguito reiterato con Coppi-Bartali, Mazzola-Rivera ed in innumerevoli altre situazioni. Meglio tagliare l’Irap o l’Irpef?

Liberals like us – “A Sochi ribadirò la contrarietà dell’Italia a qualunque normativa discriminatoria nei confronti dei gay, nello sport e fuori dallo sport”. Lo ha detto il premier Enrico Letta a Doha confermando la sua partecipazione alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali (Ansa)

E già che c’è, Letta ribadisca a sé stesso ed al mondo che l’Italia continua ad essere priva di una legislazione sulle unioni civili, e che ogni volta che qualcuno tenta di colmare la lacuna, usando nel caso anche ardite espressioni anglosassoni per camuffare abilmente l’iniziativa, le sabbie mobili inghiottono tutto, silenziosamente ed inesorabilmente.

Dunque, abbiamo un governo che ha letteralmente gettato nello sciacquone sei mesi di (im)politica (dis)economica per abolire per uno ed un solo anno una imposta patrimoniale sulla prima casa che esiste praticamente in tutto il pianeta. Abbiamo prodotto un esito regressivo con coperture ferocemente distorsive e soprattutto aleatorie (quando non inesistenti) per seguire i capricci di un decadente illusionista da televendita, assecondato da un partito sedicente progressista ma in realtà soprattutto patetico. Ora c’è un problema di copertura della seconda rata di quella che doveva essere una “operazione fiducia” per i contribuenti (ma quando mai?), e che accade? Che fioriscono idiozie ed amnesie. Perché, avevate dubbi al riguardo?

Il prossimo 26 settembre, nel corso di un vertice bilaterale Italia-Francia, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, è atteso dare un virile ultimatum ad Air France sul destino di Alitalia. Con la tragicomica sicumera che da sempre fa del nostro paese il Cialtrone d’Europa, il titolo di campioni che ci permette, tra le altre cose, di essere posti sotto ferrea tutela esterna sulle decisioni di politica economica.

Un tempo la massima aspirazione dei nostri politici pro-family era il finanziamento degli asili nido ed il mitologico quoziente familiare. Poi venne la crisi fiscale, e tutti questi buoni propositi tornarono malinconicamente nel cassetto, in attesa dell’elezione successiva. Ma ora si apre una nuova finestra di opportunità, come rivela il ministro delle Infrastrutture nonché fervente difensore della famiglia, Maurizio Lupi.

A Ballarò, Maurizio Lupi polemizza con Tito Boeri utilizzando argomentazioni robustissime: “professore, ma dove ha letto queste cose, su Topolino?” Poi si lancia in una imbarazzante concione su tutti gli organismi internazionali che avrebbero espresso giudizi lusinghieri sul nostro paese. A noi non ne vengono in mente (anzi), se non (forse) il fantasmatico CLI dell’Ocse, che come sappiamo è poco più di un’ombra sulla caverna.