La coperta corta dei dichiararchi

L’annuncio del premier Matteo Renzi che mercoledì ci sarà “la riduzione delle tasse” per 10 miliardi ha prodotto alcuni effetti caratteristici sulla nostra addestratissima dichiarazia. Da un lato la grande attesa per l’Evento sta determinando una sorta di animazione sospesa, con qualche notevole eccezione come il nostro Angelino che sta già salivando copiosamente nel fortino. Dall’altro è partita la corsa alla polarizzazione, altro sport nazionale dai tempi di guelfi e ghibelllini ed in seguito reiterato con Coppi-Bartali, Mazzola-Rivera ed in innumerevoli altre situazioni. Meglio tagliare l’Irap o l’Irpef?

Premesso che servirebbe uno straccio di simulazione econometrica per avere basi di giudizio, ma tenendo comunque per acquisito che l’effetto non è uguale, abbiamo già avuto alcune dichiarazioni di alleanza. A parte il solito Alfano, che è vittima della propria democristianità e vorrebbe accontentare tutti (e nessuno), interessante la posizione del ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, sul cosiddetto “sussidio universale” di disoccupazione vagheggiato da tempo da Renzi. Lupi, intervistato da Repubblica, per l’occasione si traveste da falco e si posiziona a destra di Confindustria:

«Penso che bisogna puntare le risorse sull’occupazione, e quindi sulle imprese che la creano, piuttosto che finanziare la disoccupazione» (…) «Ci sono due possibili modelli: creare nuovo lavoro oppure finanziare la disoccupazione. Se scegli questa seconda strada, il mio timore è che la gente alla fine resti fuori dal circuito del mercato del lavoro»

Quindi, ancora dobbiamo capire cosa sarà questo benedetto o maledetto “sussidio universale di disoccupazione”, sappiamo sin d’ora che sarà pressoché privo di risorse e quindi diverrà una sorta di Aspi “potenziata” (si fa per dire), ed ecco che il falco Lupi già vede torme di fannulloni mantenuti a casa da un grasso assegno mensile erogato dal nanny state. Per induzione e logica conseguenza sarebbe quindi utile (avrebbe dovuto farlo l’intervistatore di Rep., ma non si può avere tutto dalla vita) chiedere a Lupi circa l’opportunità di intervenire sulla cassa integrazione in deroga, che assorbe quantità impressionanti di risorse pubbliche (di reperimento sempre più difficile) e che di fatto finanzia la disoccupazione in un elevatissimo numero di casi. Ma fare domande centrate sul tema e pure scomode per il dichiararca di turno non è parte della dotazione istintuale del nostro giornalista medio. Ah, e comunque sul tema c’è già il veto del postino-in-chief Raffaele Bonanni, che ha detto che la cassa in deroga deve restare ed al più occorre “ridefinirne il perimetro”. Ci è andata bene che non abbia detto, as usual, che occorre combattere “sprechi e rubbberie“, ma ci sarà certamente occasione.

Riguardo le famose risorse, quelle che ci impediranno di raggiungere il paradiso, segnaliamo anche l’intervista di oggi di Stefano Fassina a l’Unità, in cui l’ex viceministro dell’Economia segnala l’indeterminatezza sulle coperture (ma va?), ed esprime il tinore che, per reperirle, “il governo sia costretto ad incidere sulle prestazioni sociali”. Invece, cosa si sarebbe dovuto fare, per Fassina?

«(…) il colpo d’ala che il governo Renzi deve avere per giustificare la sua stessa nascita deve riguardare i rapporti con l’Ue. Una revisione degli obiettivi di finanza pubblica è il vero possibile valore aggiunto. Bisogna allentare la morsa, la nostra proposta è di allentare di mezzo punto di Pil all’anno per 3 anni il deficit strutturale tendenziale» (…) «L’altro punto chiave è rivedere il piano di privatizzazioni e utilizzare le risorse che entrano non per la riduzione del debito, ma per finanziare nuovi investimenti»

Il che è perfetto, per un paese che è stato appena “avvisato” dalla Ue per squilibrio macroeconomico eccessivo anche a causa del fatto che il nostro debito-Pil non piega (e vorremmo vedere il contrario, visto il contesto) e che il prossimo anno è previsto che il nostro deficit-Pil strutturale, cioè corretto per il ciclo, salga dallo 0,6 allo 0,9% (peggiorerà per tutta l’Eurozona, comunque, ma noi siamo quelli col maggiore debito, ed il povero cane si è mangiato coda e compiti a casa).

Quanto è bello far dichiarazioni col fondoschiena altrui, vero? Nello specifico quello di Matteo Renzi. Il quale, però, (diciamola tutta) è giunto a scalzare Enrico Letta proprio grazie ad una trance agonistica di dichiarazioni molto assertive, ultima in ordine cronologico quella che scolpisce che “l’Europa non è il luogo dove andar a prendere i compiti da fare a casa”, perché “l’Italia sa perfettamente cosa fare e lo farà da sola e lo farà non perché lo dice l’Europa ma per il futuro dei nostri figli”. A questo punto, alle parole segue (segua), correttamente, la faccia. Quanto al resto, nulla di realmente nuovo. Inclusa l’addizionale Tasi che finirà con mangiarsi gli sgravi Irpef dei “poveri” più fortunati.

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