I guitti della filodrammatica Imu

Dunque, abbiamo un governo che ha letteralmente gettato nello sciacquone sei mesi di (im)politica (dis)economica per abolire per uno ed un solo anno una imposta patrimoniale sulla prima casa che esiste praticamente in tutto il pianeta. Abbiamo prodotto un esito regressivo con coperture ferocemente distorsive e soprattutto aleatorie (quando non inesistenti) per seguire i capricci di un decadente illusionista da televendita, assecondato da un partito sedicente progressista ma in realtà soprattutto patetico. Ora c’è un problema di copertura della seconda rata di quella che doveva essere una “operazione fiducia” per i contribuenti (ma quando mai?), e che accade? Che fioriscono idiozie ed amnesie. Perché, avevate dubbi al riguardo?

Intanto, l’antefatto: moltissimi comuni italiani, in stato finanziariamente pre-fallimentare, hanno pensato bene di sfruttare sino in fondo il concetto di finanza pubblica locale “derivata” da quella centrale, alzando le aliquote Imu sulla prima casa per ottenere dal governo centrale un trasferimento più robusto, che consentisse di quadrare il bilancio. E già qui ci si chiede: come mai il governo centrale non ha chiarito da subito che questa operazione-bancomat non sarebbe stata ammessa, e che ci si sarebbe fermati alla fotografia delle aliquote comunali dello scorso anno, per evitare furbate e mancare di rispetto a quei comuni che hanno diligentemente quadrato i conti? Mistero. I nostri eroi a Roma erano intenti a discettare di strategie, primarie, decadenze e minimi sistemi.

Poi il governo centrale ha deciso di fare la faccia feroce ma solo al 40%, la somma posta a carico dei proprietari di prima casa nei comuni che hanno tentato la manovra-bancomat. Ed è cominciato lo psicodramma, riccamente ingemmato di dichiarazioni di personaggi che nella vita dovrebbero più proficuamente dedicarsi al découpage, e non fare i ministri ed i sottosegretari.

Inizia Maurizio Lupi, quello che recita il ruolo del piffero di montagna nella vicenda Alitalia-Air France. E si preoccupa per i poveri contribuenti disagiati, mentre cerca di applicare sofisticate tecniche per indurre nei medesimi la sindrome di Stoccolma:

«Stiamo cercando una soluzione per superare il disagio dei cittadini. È una cosa minima, importi di pochi euro, ma che crea confusione»

Come è umano lei, Lupi. Che è pure quello che ricorda che, alla fine, forse non riusciremo a cancellare proprio tutta l’imposta per il 2013 ma non bisogna sottilizzare, perché alla fine abbiamo comunque fatto il grosso del lavoro, come la donna incinta ma solo un pochino:

«(…) stiamo parlando di 150 milioni rispetto ai 4 miliardi del governo Monti», tuttavia «è un segno che va controcorrente e va corretto. Ci stanno lavorando i ministri dell’Economia e degli Affari regionali» (Ansa, 3 dicembre 2013)

Ecco, abbiate fede. Soprattutto quella, visto il pulpito. Del resto, delle promesse di Lupi bisogna fidarsi. L’uomo è una garanzia, come si evince da dichiarazioni di questo tipo:

«L’Iva non aumenterà, aumentare in questo momento la pressione fiscale sarebbe un segnale negativo» (Ansa, 29 agosto 2013)

Più analitico e pensoso di Lupi è però il sottosegretario all’Economia, l’ex cislino Pierpaolo Baretta. L’uomo che proprio non riesce a capire né come funziona lo spostamento della tassazione “da persone a cose”, né cosa sono e come funzionano le tax expenditures, è oggi in prima fila a pontificare sulla “mini-rata” fantasma dell’Imu prima casa. Baretta sembra aver studiato dal sindaco di Chicago, Rahm Emanuel, quello che anni fa diceva che “non bisogna sprecare una crisi”. Infatti Baretta vede nella suprema idiozia della “copertura scoperta” sull’Imu un’opportunità per un deciso passo verso l’equità:

«Adesso non si capisce perché nell’abolizione della seconda rata, come della prima, ci sia un indifferenziato indipendentemente dalle condizioni di reddito e sociali – ha proseguito Baretta – penso che il criterio più trasparente ed equo sia modulare gli interventi sulla base delle condizioni reali di reddito, pur sapendo che questa metodologia ha un problema che impatta sull’evasione fiscale, ma francamente – ha concluso Baretta – non vorrei che poiché si teme l’evasore si finisca per punire il vero disagiato o il vero ceto medio» (Ansa, 3 dicembre 2013)

Beh, sì, non si capisce. Visto che, quando in consiglio dei ministri si è decisa l’abolizione integrale ed indifferenziata dell’Imu prima casa, forse Baretta era al bar a discutere di politiche familiari. Ma soprattutto, per lui la rata-fantasma Imu è un’occasione ghiottissima per fare esperimenti, e calibrare sul reddito una imposta patrimoniale. Anche su poche decine di euro di dovuto, si badi. Allestendo una splendida griglia di punteggi per calcolare il dovuto, ed in caso ficcarci dentro anche il quoziente familiare e gli asili nido. Ecco quindi che il governo

«(…) dovrebbe fare di tutto per trovare un accordo con i Comuni e puntare a fissare una fascia di reddito sotto la quale non si dovrà pagare niente. Con l’Anci nei prossimi giorni ci incontreremo certamente per trovare una soluzione»

Beh si, certo, potremmo costruire un bell’algoritmo, pronto verosimilmente tra alcuni anni ed alcune commissioni di studio, e decidere ad esempio che se guadagni 40.000 euro lordi annui e hai una rata-fantasma Imu di 8 euro dovrai pagarla perché qui serve equità, perbacco. A tal fine potremmo utilizzare il nuovo Isee ed allestire una rete capillare di controlli affidati agli enti locali, giusto?

Solo una preghiera al governo Letta. Per l’amor del cielo, state fermi. NON TOCCATE PIU’ NULLA. Andate pure in Europa a vaneggiare di crescita e di svolta, andate a Otto e mezzo o Ballarò o a Piazzapulita a farneticare di “fase due” e di “rilancio” ma per favore, per favore, per favore, NON TOCCATE PIU’ NULLA. Se vi è rimasto un briciolo di dignità e se non pensate realmente di aver di fronte un elettorato fatto di minorati encefalici. Che potrebbe pure esser vero, a giudicare da comportamenti elettorali recenti e meno recenti.
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