L’Osservatorio Inps sulla cassa integrazione segnala che a gennaio di quest’anno sono state presentate 201.267 richieste di sussidio di disoccupazione, di cui 198.294 per Naspi, con un incremento del 13,4% su gennaio 2018. Si tratta del dato peggiore degli ultimi quattro anni, su una serie storica iniziata, appunto, nel 2016. Cosa inferire da questo dato?

Una delle maggiori disfunzionalità della grande operazione di voto di scambio nota come reddito di cittadinanza è relativa alla cosiddetta congruità dei lavori offerti ai destinatari del sussidio, ovviamente prescindendo dall’esistenza di tali lavori. Il fatto che nel decretone sia stata inserita anche una soglia retributiva minima determinerà rilevanti casini.

La politica, soprattutto in Italia, è spin e capacità di distrarre l’opinione pubblica dai casini che si accumulano a seguito di decisioni precedenti prive di aggancio alla realtà. E quindi, dopo la partenza del reddito di cittadinanza, che si rivelerà la più grande operazione di voto di scambio della storia repubblicana, oltre che un sussidio fintamente condizionato ma in realtà privo di condizioni effettive (e non dite che non ve lo avevo detto), oggi tocca ad una nuova operazione propagandistica: quella del salario minimo.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

è ormai altissima la tensione tra regioni e Governo sulle assunzioni dei navigator, le figure che dovrebbero assicurare un affiancamento costante nella ricerca di lavoro ai beneficiari del reddito di cittadinanza.

Il Governo, come è noto, punta a fare tutto di fretta e furia, in modo da “insediare” i 6.000 navigator che si intendono attivare. E siccome i tempi per seguire la strada maestra del reclutamento nelle PA è il concorso, che richiede diversi mesi, per mettere all’opera il mini esercito di tutor dei beneficiari del Reddito l’idea è farli reclutare da Anpal Servizi, società partecipata dell’Anpal.

Da qualche tempo, la stralunata propaganda sovrana, incrociandosi con legittime frustrazioni ed aspirazioni, ha trovato un nuovo spin con cui rincitrullire l’opinione pubblica: il reddito di cittadinanza come leva per indurre un aumento dei redditi di lavoro. Si tratta dell’ennesimo proiettile d’argento in un paese che ha drammatici ritardi nello sviluppo della produttività, che è condizione necessaria (pur se non sufficiente) per far crescere gli standard di vita.

Con la kermesse de noantri di ieri (animata solo da 5S, con leghisti latitanti), all’auditorium dell’Enel, entra nel vivo il processo che condurrà all’erogazione del cosiddetto reddito di cittadinanza. Cioè alla più importante operazione di voto di scambio mai creata nella storia della Repubblica. Abbiamo scritto più e più volte, di tutte le incoerenze e disincentivi che questa misura produrrà sull’economia italiana; soprattutto ne ha scritto, da esperto, Luigi Oliveri. Qui facciamo sintesi con le ultime evidenze.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

analizzando il dettaglio del decreto sul reddito di cittadinanza, emergono inevitabili problemi di comprensione, che si è certi verranno dissipati in futuro. Delle molte questioni aperte, una appare particolarmente complessa: il rapporto, cioè, tra il Patto per il lavoro che i beneficiari del reddito di cittadinanza (non esentati o non soggetti al Patto di inclusione sociale in quanto la mancanza del lavoro non è causa unica dello status di povertà) debbono stipulare e il redivivo Assegno di ricollocazione.