di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

appreso che della “manina” in via Veneto lo sapevano da una settimana, sarebbe interessante adesso soffermarsi un attimo sul merito dell’ormai celeberrima relazione tecnica che stima una perdita di 8.000 posti di lavoro in ragione di anno, come effetto del “decreto dignità”.

Mentre attendiamo di capire se ed in che direzione il parlamento modificherà il cosiddetto decreto dignità, iniziano a filtrare gli orientamenti dell’esecutivo in materia di incentivi al tempo indeterminato, che sarebbe dovuta essere la via maestra ma che è stata sinora ignorata. Anzi, al tempo indeterminato è stata pure affibbiata una penalizzazione aggiuntiva con l’aumento del 50% dell’indennizzo per licenziamenti illegittimi. Ma andiamo con ordine.

Negli Usa le imprese assumono perfino i galeotti o investono sui robot, in Giappone si offrono benefit e bonus

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

In Occidente viviamo un periodo storico in cui la tendenza dominante sta diventando quella di ridurre l’immigrazione, percepita come ostacolo al raggiungimento del pieno impiego autoctono e causa di stagnazione salariale e consumo di risorse di welfare. La Brexit è nata anche o soprattutto su questi presupposti, malgrado il Regno Unito fosse in condizioni di pieno impiego pur se con crescita della produttività molto debole.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Ella cosa farà nel 2028? Come dice? Troppo lungo il termine per saperlo? Certo, 10 anni sono tanti. Ma per fortuna, in Italia, c’è chi sa perfettamente che tra 10 anni, e per tutto il decennio 2019-2028, i rapporti di lavoro a tempo determinato diminuiranno al tasso costante di 8.000 l’anno, per effetto del “decreto dignità”.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

mentre infuria il tutt’altro che appassionante dibattito su quale sia più dignitoso tra il contratto a tempo indeterminato ed il contratto a tempo determinato, poco opportunamente innescato dal vice premier Luigi Di Maio e rilanciato dal Prof. Pietro Ichino, apprendiamo dall’ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio ed attuale senatore, Tommaso Nannicini, qual è la strategia delle opposizioni per rilanciare il lavoro.

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri in tarda serata quello che il vice premier e bisministro Luigi Di Maio ha ribattezzato con enfasi “decreto dignità”, una sorta di mini-omnibus che tocca il mercato del lavoro, il fisco (in parte minima, quasi inavvertibile), le delocalizzazioni e la pubblicità su giochi. Sul lavoro, la prima impressione è che si sia lavorato alacremente per rafforzare la precarietà e la natura persistentemente duale del mercato italiano del lavoro.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Un contratto a tempo indeterminato è per sempre, come un diamante? Se la risposta fosse affermativa, potrebbero risultare comprensibili i continui dibattiti sulle regole di disciplina del contratto di lavoro. Il fatto è che, tuttavia, questi dibattiti paiono sviare dalle questioni più concrete e serie: cioè, se il sistema economico nel suo complesso risulti davvero in quella fase di ripresa tale da consentire alle aziende di investire a lungo termine e, quindi, attivare contratti a tempo lungo, da un lato; e, dall’altro, quali interventi di sostegno alla fase di transizione tra un lavoro (a termine o non) attivare, cioè quali politiche attive realizzare e, infine, porsi la domanda se e quali modifiche al sistema previdenziale occorre disporre, sia per assicurare le tutele ai disoccupati, sia per agevolare la costruzione di una pensione per il futuro.

La fase di avvio del nuovo esecutivo è diventata la prosecuzione della campagna elettorale con altri mezzi e non poteva essere altrimenti, visto che parliamo di forze politiche che fanno del proiettile d’argento a problemi complessi un marchio di fabbrica, e sono quindi costrette a rilanciare a oltranza, appena la realtà tenta di andare a vedere le loro carte. Sui ciclofattorini e sui lavori della cosiddetta gig economy potrebbe esserci l’opportunità di riscrivere le tutele senza tentare di riprodurre l’Unione Sovietica o ripiombare il paese nella palude del sommerso.

Ieri il premier italiano, Giuseppe Conte, ha incontrato l’azzoppata cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel corso dell’incontro, Conte avrebbe sollevato due temi cari agli italiani: la gestione dei flussi migratori e le risorse europee per finanziare la spesa sociale. Sono punti che Conte doveva toccare, ma le aspirazioni italiane saranno frustrate. E non potrebbe essere altrimenti.