Pubblicato oggi il report Istat sul mercato italiano del lavoro a giugno. Non intendo sovrainterpretare un dato mensile, che per definizione è ricco di rumore e povero di segnale, ma vorrei comunque segnalarvi una chiave di lettura, per contribuire a vaccinarvi contro la propaganda, i trombettieri e i tamburini.

In Italia, quando si parla di lavoro, c’è sempre la tendenza a produrre una propaganda malata e distorta, ben più che in altri paesi occidentali. Prendiamo i dati di maggio, pubblicati ieri da Istat. Sono dati in complesso positivi ma che pongono anche domande, per alcune evidenti “anomalie”, come l’apparente disconnessione tra mercato del lavoro e congiuntura. Malgrado ciò, la macchina della propaganda becera, quella che ben si attaglia al paese primatista mondiale di analfabeti funzionali e di Neet, ha trovato l’abituale amplissimo spazio.

Qualche mese addietro mi sono occupato del disegno di legge pentastellato, a prima firma della senatrice Nunzia Catalfo, che punta a fissare un salario minimo legale. Iniziativa senza dubbio nobile ma che, per i modi in cui è declinata, finisce ad essere l’ennesima pietra sulla strada delle infernali buone intenzioni. Il rischio, oltre a fughe nel sommerso, è di far saltare la contrattazione collettiva. Vado pazzo per i piani ben riusciti.

Ieri è stata una giornata di grande eccitazione, nello stagno italiano. La pubblicazione di due dati economici ha infatti prodotto una sarabanda di festeggiamenti, spruzzate di analisi a sfondo sociologico e titillato spiriti di rivalsa degni di miglior causa. Su tutto, prevale una robusta ignoranza che porta a discettare di cose e cause che semplicemente non si conoscono.

Dopo il reddito di cittadinanza, pare che anche Quota 100 produrrà avanzi rispetto agli stanziamenti triennali. Questa sarebbe una buona notizia, visto che parliamo di misure demenziali che non solo spingeranno la spesa corrente per prestazioni sociali ma sono destinate a lasciare cicatrici profonde nella struttura di spesa pubblica italiana. Dico sarebbe perché sono già iniziate corse e rincorse a vergare la lista della spesa per spendere quanto avanzerà.

Della serie “Italia, dove nuove meravigliose idee prendono forma”, a conferma che siamo l’avanguardia mondiale dell’autoinganno, oggi su Repubblica viene rilanciata una variante delle ricorrenti ideuzze della nostra sinistra col pallottoliere, lo slogan “lavorare meno, lavorare tutti”. Lo so, ne avete le tasche piene e pure io, ma qui vorrei solo richiamare la vostra attenzione su quello che accade quando l’ideologia occulta l’evidenza della realtà.