Su Project Syndicate, un commento di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, che riprende il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. La tesi: serve una nuova cornice fiscale per l’Eurozona. Bene. Lo svolgimento…beh, direi che è sempre quello dell’economista su un’isola deserta ed una scatoletta di cibo: “supponiamo di avere un apriscatole”.

Parole e musica del capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard:

«C’è il rischio che l’area euro cada in deflazione, ma non nel nostro scenario di base. Per l’area euro nel suo insieme, prescindendo da differenze tra paesi, la deflazione è ovviamente un male per le solite ragioni, più una. Le solite ragioni sono che i tassi d’interesse reali sono più alti, le dinamiche reali di debito peggiorano, ed una paradossale: [la deflazione] può ben condurre ad un apprezzamento dell’euro, piuttosto che ad un suo deprezzamento. La ragione è che al crescere dei tassi reali in Europa, l’euro diventa più attraente per gli investitori, non meno»

A dirla tutta, che la deflazione generi pressioni rialziste sul cambio, ceteris paribus, è intuibile ed intuitivo.

In una sessione dedicata alla crisi dell’Eurozona, durante il meeting annuale della American Economic Association, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard, ha affrontato il caso dell’apparente enigma spagnolo. Quello di un paese con un bilancio pubblico in equilibrio ed invidiabilmente basso rapporto debito-Pil, prima della tempesta. Gli squilibri, nel caso spagnolo, stavano altrove rispetto ai conti pubblici.

Ricordate l’ossimorica fiaba della “contrazione espansiva”, quella cosa per cui occorre sbrigarsi a conseguire il pareggio di bilancio perché in questo modo i mercati sono felici, vi riducono spread e premi al rischio, e vissero tutti felici e contenti? Proprio quella. Ebbene, pare che al Fondo Monetario Internazionale stiano maturando un ripensamento critico, in materia.