La fretta di fare crack

Ricordate l’ossimorica fiaba della “contrazione espansiva”, quella cosa per cui occorre sbrigarsi a conseguire il pareggio di bilancio perché in questo modo i mercati sono felici, vi riducono spread e premi al rischio, e vissero tutti felici e contenti? Proprio quella. Ebbene, pare che al Fondo Monetario Internazionale stiano maturando un ripensamento critico, in materia.

Scrive infatti Olivier Blanchard, capoeconomista del suddetto FMI, elencando le ragioni per cui l’anno si chiude peggio – ma molto peggio – di come si era aperto:

«Gli investitori finanziari sono schizofrenici riguardo consolidamento fiscale e crescita. Essi reagiscono positivamente alla notizia del consolidamento, ma in seguito reagiscono negativamente, quando il consolidamento porta a minore crescita – cosa che spesso accade. Alcune stime preliminari su cui il FMI sta lavorando suggeriscono che non servono grandi moltiplicatori perché gli effetti congiunti di consolidamento fiscale e minore crescita implicita portino alla fine ad un aumento e non ad una riduzione negli spread di rischio sui bond governativi. Nella misura in sentono di dover rispondere ai mercati, i governi possono essere indotti a consolidare troppo rapidamente, anche dal punto di vista ristretto della sostenibilità del debito»

Pare chiarissimo: correte a stringere, fatelo tutti assieme, e vedrete i risultati. Li vediamo, infatti. Ma per non farsi accusare di lassismo fiscale Blanchard precisa:

«Dovrei essere chiaro, qui. Un sostanziale consolidamento fiscale è necessario, ed i livelli di debito devono scendere. Ma dovrebbe essere, nelle parole di Angela Merkel, una maratona anziché uno sprint. Serviranno più di due decenni per tornare a prudenti livelli di debito»

Sublime il riferimento alla persona che, di fatto, ha forzato l’Eurozona a precipitarsi a perdifiato verso il pareggio di bilancio. Ma, come forse i più austeri tra voi immaginano, Blanchard è uno dei brancacciani che controllano il FMI, e quindi le sue pulsioni da dissipato fiscale sono fin troppo identificabili. Mentre attendiamo che la recessione europea colpisca in tutta la sua violenza, mandando a monte le manovre per raggiungere il pareggio di bilancio e spingendo (forse) gli inflessibili tedeschi a concedere un allungamento dei tempi sulla tabella di marcia, questi sono i suggerimenti di Blanchard per uscirne vivi:

«La speranza è perduta? No, ma rimettere la ripresa sui binari sarà più duro di quanto fosse un anno fa. Serviranno piani di consolidamento fiscale credibili ma realistici. Servirà la fornitura di liquidità per evitare equilibri multipli. Serviranno piani che siano non solo annunciati, ma implementati. E servirà una collaborazione molto più efficace tra tutti quelli coinvolti»

“Collaborazione”, la parola magica. Sembra proprio il termine che meglio si adatta alla “unione fiscale” europea, quella dove prima realizzi imponenti strette fiscali, e poi preghi. Di non fallire, in attesa che una misteriosa crescita venga a soccorrerti. E’ il concetto di “unione” come sommatoria di individualità che a noi proprio continua a sfuggire. Ma soprattutto, a conferma del fatto che Blanchard è un economista attento ai mercati e non uno degli apprendisti stregoni che sentenziano che “i mercati sono capricciosi e devono essere educati”, vi invitiamo a riflettere sul passaggio che più da vicino riguarda l’Italia:

«Le percezioni plasmano la realtà – (…) Nulla è accaduto in Italia durante l’estate. Ma, una volta che l’Italia è stata percepita come a rischio, questa percezione non se ne è più andata. E le percezioni contano: una volta che gli investitori in “real money” [quelli che usano denaro proprio o dei propri sottoscrittori, e non la leva del debito, ndPh] hanno lasciato un mercato, non ritornano nel giro di una notte»

Esatto. Ecco perché serve un firewall a difesa delle prossime aste di titoli di stato. Con buona pace degli Austerici e del loro magico mondo di ignoranza e superstizione.