Turchia, un misterioso afflusso di capitali

Un mistero avvolge la bilancia dei pagamenti della Turchia: un imponente afflusso di capitali non spiegato dalle tradizionali classificazioni, e di conseguenza indicato sotto la voce “errori ed omissioni netti”. Una voce di solito residuale che ad esempio spiega, ma a direzione invertita, la fuga di capitali, e che noi italiani abbiamo imparato a conoscere decenni addietro.

Errori ed omissioni

Ma qui, invece di deflussi misteriosi (che tali non sono), abbiamo afflussi di capitali per ora inspiegati. Da gennaio a luglio di quest’anno, in Turchia sono entrati ben 24,4 miliardi di dollari senza fonte certa. Nei primi sette mesi dello scorso anno, tale voce di errori ed omissioni ammontava a “soli” 10 miliardi di dollari. Per dare l’ordine di grandezza di questo enigma, nel mese di luglio gli afflussi valutari turistici sono stati pari a 4,5 miliardi di dollari, e di 16,4 miliardi di dollari da inizio anno.

Sempre nei primi sette mesi dell’anno, il deficit delle partite correnti turche è stato di 36 miliardi di dollari. Tale deficit risulta quindi, per ben 24 miliardi, finanziato da afflussi di capitale di origine ignota. Di solito, errori ed omissioni in entrata sono imputabili a rimpatrio di fondi esteri da parte di residenti, sia privati che aziende.

Pur essendo del tutto possibile che i residenti riportino in patria fondi detenuti all’estero, un movimento di tale ampiezza resta sospetto. Non vogliamo pensare a una eccezionale capacità del regime di Erdogan di “convincere” le grandi aziende turche a rimpatriare fondi neri costituiti all’estero, magari dietro minacce varie oppure grazie ai miracolosi “depositi protetti” dove lo stato si svena per coprire il costo del deprezzamento della lira sul dollaro, e riesce anche a definire “de-dollarizzazione” questa emorragia.

Potremmo pensare a qualche forma di sciatteria di contabilità nazionale che verrà risolta nei prossimi mesi. Di certo, le condizioni finanziarie turche non sono tali da rendere appetibile il rimpatrio e anzi, i dati ufficiali mostrano continui deflussi netti di portafoglio. Del resto, come attendersi capitali in entrata in un paese i cui vertici hanno deciso che l’inflazione si cura riducendo i tassi?

Quando un paese sperimenta imponenti deflussi di capitali, legali o meno, come accade alla Turchia da circa un decennio, alla fine rischia di trovarsi senza valuta per pagare le importazioni. A meno di compensare con robuste entrate di varia origine. Come detto, potrebbe trattarsi di errori di contabilizzazione.

Capitali in fuga dalla Russia?

Ad esempio, l’Arabia Saudita deposita dieci miliardi di dollari presso il sistema bancario turco. Tale movimento è un cosiddetto “afflusso generatore di debito”. Ma forse, per motivi a noi ignoti, qualche burocrate turco non conosceva il codice con cui registrare tale movimento o non era certo che andasse registrato in tal modo e, per non aver problemi, lo ha temporaneamente iscritto alla voce errori ed omissioni, in attesa che i suoi superiori decidano come far apparire tale debito verso uno stato estero senza ferire il patrio orgoglio.

Ovviamente, vista la spregiudicatezza con cui Erdogan si muove, accentuata dall’invasione russa dell’Ucraina, è anche possibile che la Turchia stia ricevendo un afflusso senza precedenti di denaro russo in fuga da Mosca e che, appunto, i sopra citati burocrati debbano decidere sotto che voce registrarlo per non dare troppo nell’occhio (spoiler: impossibile).

Forse, ma solo forse, il recente accordo tra Erdogan e Putin per consentire alle banche turche di entrare nel sistema di pagamenti interbancari russi MIR, e consentire ai “turisti” russi di usare in Turchia le proprie carte di credito e debito, serve a coprire altri movimenti, che tuttavia restano occulti e per definizione non passano dal canale interbancario. Gli americani hanno già mandato un warning al Sultano, che rischia sanzioni secondarie. E proprio oggi è giunta conferma che l’avvertimento di Washington è giunto forte e chiaro.

Forse, forse, forse. Come che sia, Erdogan comunica compiaciuto che le riserve valutarie turche sono in confortante e confortevole aumento, e quindi possono puntellare la politica eterodossa di allentamento monetario in piena iperinflazione. Credere che una situazione del genere possa protrarsi a tempo indeterminato appare assunzione piuttosto spregiudicata.

Foto di Samuele Schirò da Pixabay

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