Come fare per giungere a tagliare le tasse degli italiani, dati i molteplici vincoli ed impegni di un paese che non cresce da una vita e che continua a scalciare lungo la strada la lattina del dissesto? La soluzione pare averla trovata lo zar della spending review, il deputato Pd Yoram Gutgeld. Il quale, come il suo premier, ha già messo gli occhi su alcuni numeri che al momento sono scritti sull’acqua dei DEF e delle previsioni pluriennali ma che rappresentano un irresistibile tesoretto, per chi è alla ricerca del consenso perduto.

Procedendo nella ricerca dei gemelli dei nostri esponenti politici, oggi vi segnaliamo l’interessante evoluzione del concetto di privatizzazioni nel nostro paese, in soli due anni (scarsi), nelle parole di uno dei più ascoltati consiglieri economici del nostro premier. Perché solo gli sciocchi non cambiano mai idea, ergo la nostra classe politica è tra le più smart sul pianeta.

Non servono doti divinatorie per capire la psicologia da imbonitori di alcuni personaggi:

//platform.twitter.com/widgets.jsE soprattutto, sono i flussi causali che impressionano: a ritardo zero, sulle buone notizie. Con lunghissimi lag su quelle cattive. Una risata ci sveglierà, un giorno. Forse.

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Intervistato sul Corriere da Antonella Baccaro, il consigliere economico (sic) del presidente del consiglio, Yoram Gutgeld, parla di tutto un po’. Di tutto ciò, a noi colpisce un numero ed una irrefrenabile pulsione propagandistica che pare essere parte del corredo genetico di questo esecutivo e di quanti vi ruotano attorno.

Oggi, su Repubblica, c’è una intervista a Yoram Gutgeld, il senatore del Pd che ricopre il ruolo di “consigliere economico” di Matteo Renzi. Il quale Gutgeld illustra le sue proposte per uno shock alla finanza pubblica ed all’economia italiane. Tra queste proposte ce n’è una che è semplicemente geniale, almeno per gli standard della politica italiana.

Oggi, sul Sole c’è una intervista al senatore del Pd Yoram Gutgeld, noto per essere il consulente economico di Matteo Renzi, che illustra la sua proposta per rilanciare i consumi, che sono il grande latitante di questa sciagurata congiuntura. La proposta è una rielaborazione di altra, vecchia di un annetto, ma finisce inesorabilmente con l’arenarsi nelle secche della logica, prima che delle ristrettezze dei conti pubblici. E, anche in questo caso, con coperture fantasiose o di wishful thinking.