Sotto copertura

Come fare per giungere a tagliare le tasse degli italiani, dati i molteplici vincoli ed impegni di un paese che non cresce da una vita e che continua a scalciare lungo la strada la lattina del dissesto? La soluzione pare averla trovata lo zar della spending review, il deputato Pd Yoram Gutgeld. Il quale, come il suo premier, ha già messo gli occhi su alcuni numeri che al momento sono scritti sull’acqua dei DEF e delle previsioni pluriennali ma che rappresentano un irresistibile tesoretto, per chi è alla ricerca del consenso perduto.

Dall’intervista concessa ieri ad Enrico Marro del Corriere:

«Agiremo su tre fronti. Il primo è quello dei tagli alla spesa pubblica: 10 miliardi nel 2016, che aumenteranno negli anni successivi»

Auguri.

«II secondo è la crescita dell’economia, che potrà essere più alta del previsto grazie anche alla riduzione delle tasse»

Come commentare meglio di così?

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E ancora:

«Il terzo è il margine che esiste tra il deficit in rapporto al prodotto interno lordo ora previsto e quello che potrà diventare per favorire la ripresa pur senza oltrepassare il 3%»

Che vi avevamo detto? Nel 2016 il deficit-Pil sarebbe previsto a 1,8% e nel 2017 addirittura a 0,8%. Quindi, sapete che c’è? Si riportano entrambi al 3%, magari con qualche bella tirata contro “i burocrati di Bruxelles” (tra i quali vi sono Schaeuble e gli altri ministri delle Finanze, immaginiamo, senza parlare dei capi di stato e di governo) e via, verso nuove avventure. Senza attaccarsi al futuro dei nostri (vostri) figli. A Gutgeld e Renzi saranno brillati gli occhietti, guardando quelle previsioni di deficit-Pil. E noi, come abbiamo fatto a non arrivarci? Or mi sovviene: eravamo disfattisticamente impegnati a far notare che già nel 2014 abbiamo bucato il target di deficit-Pil. Forse dovremmo passare più tempo sulle slides PowerPoint. Dicono che siano meglio del peyote.