Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Lo chiamavano mercato

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Quello che segue è un brano tratto da “La paga dei padroni“, il libro di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti che dovrebbe essere adottato come testo obbligatorio nelle scuole italiane. Non focalizzatevi sui nomi dei protagonisti: non è rilevantissimo, e potreste sostituirli con quelli di altri grandi manager ed imprenditorti italiani, come potrete constatare leggendo il libro. Concentratevi piuttosto sui meccanismi adottati. Solo così potrete afferrare appieno la realtà del capitalismo predatorio (italiano e non solo, come dimostrano le vicende degli ultimi anni), e l’intima essenza del concetto di conflitto d’interesse, oltre a realizzare che il capitalismo ed il mercato sono altra cosa. A partire da un rigoroso e virtuoso disegno degli incentivi che, in un mondo ideale, sarebbe compito del legislatore.

Mario Resca, l’arbitro della retribuzione
«A questo punto vale la pena di conoscere Resca, l’uomo messo dal governo a vigilare sulla congruità delle buste paga di Scaroni. E’ un imprenditore da sempre molto vicino a Berlusconi e con un’attività poliedrica. Commissario straordinario del gruppo Cirio dal 2003 e consigliere d’amministrazione della Mondadori, è stato a lungo presidente di McDonald’s Italia, è presidente della società Italia Zuccheri e del Casinò di Campione d’Italia, è advisor per l’Italia del fondo statunitense Oaktree. Ma il dettaglio più curioso si trova a pagina 223 del bilancio consolidato dell’Eni per il 2007, dove si legge:

Si segnala inoltre l’acquisizione di servizi di ingegneria, di costruzione e di manutenzione da società del gruppo Cosmi Holding, correlato a Eni per il tramite di un componente del consiglio di amministrazione.

Che cosa significa correlato? E perché il bilancio fa questa segnalazione, sia pure seminascosta a pagina 223? Il linguaggio certo non aiuta a capire alcunché, e per arrivare al nocciolo del problema costringe ad una lunga investigazione. Si scopre così che una serie di norme, a partire dalla famosa legge Draghi del 1998, regolano i conflitti d’interesse introducendo alcuni obblighi di trasparenza. Per cominciare, le società quotate devono evidenziare gli affari con le “parti correlate”, ma è difficile trovare un bilancio che spieghi cosa sono. Bisogna allora andare a leggersi il regolamento della Consob n.11971 del 1999, per scoprire che le “parti correlate” sono società con cui ci siano stretti legami azionari (controllate, controllanti, collegate e via dicendo), o che siano connesse alla società in oggetto attraverso “familiari stretti” di consiglieri di amministrazione o importanti dirigenti.

Comunque è solo andando a leggere i regolamenti Consob che possiamo fare qualche deduzione, visto che il bilancio dell’Eni non dice (per rispetto della privacy?) chi sia il consigliere d’amministrazione “correlato” con Cosmi Holding. Ma il “libro soci”, consultabile attraverso la banca dati Cerved, che contiene tutte le notizie sulle società italiane, rivela che il 48 per cento della società è posseduto in parti uguali dall’amministratore unico, Sonia Resca, nata a Ferrara nel 1964 e da Milena Resca, nata a Ferrara nel 1970. Gli altri soci si chiamano Secondo Negri e Alba Vaccari. Sonia e Milena sono probabilmente “familiari strette” di Mario Resca, nato a Ferrara nel 1945. Per l’Eni le somme spese con la società dei Resca sono briciole, ma per Cosmi Holding sono significative.

“I rapporti commerciali, regolati alle condizioni di mercato, sono ammontati a circa 18, 13 e 18 milioni di euro rispettivamente nel 2005, nel 2006 e nel 2007”

dice il bilancio. Secondo i dati consultabili nella banca dati Cerved, il gruppo Cosmi Holding, che ha sede a Ravenna e 351 dipendenti, nel 2006 ha fatturato 49 milioni, e nel 2005 40 milioni di euro: il cliente Eni gli procura circa un terzo del giro d’affari.
Dunque l’attività di una società delle sue “familiari strette” dipende per quote importanti dalle forniture dell’Eni, dove Resca, qualificato come consigliere “indipendente”, presiede il “comitato remunerazioni” che propone al consiglio d’amministrazione gli stipendi con cui retribuire i top manager, tenendoli “in linea con quelli delle migliori prassi nazionali ed internazionali”. […]

E’ possibile parlare di conflitto d’interessi, quando Resca si trova a sovrintendere al comitato che propone lo stipendio del capo di un’azienda che dà lavoro alla società delle sue “familiari strette”? Il giudizio è libero, e sicuramente nel capitalismo italiano si vede di peggio. Ma il punto è un altro. Questi comitati per le remunerazioni, costituiti all’interno dei consigli d’amministrazione, ai quali spetta comunque l’ultima parola, non danno mai l’impressione di volere, o potere, tenere sotto controllo gli stipendi dei top manager. E i risultati di questo atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti»

La paga dei padroni

Gianni Dragoni, Giorgio Meletti
chiarelettere, 2008

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