Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Dalla parte de Il Legno Storto. Ma anche no

in Discussioni/Italia

In questi giorni riceviamo molti inviti a prendere posizione ed esprimere solidarietà al sito Il Legno Storto, che ha finora ricevuto tre richieste di risarcimento per diffamazione e che, di conseguenza, potrebbe essere costretto a chiudere, come ipotizzato in una nota della redazione, che ha anche aperto una sottoscrizione per contribuire alle spese legali ed un gruppo Facebook per sensibilizzare sulla vicenda. Una premessa, per chi non lo sapesse: il Legno Storto non è un blog, ma una testata giornalistica registrata, con un direttore responsabile, attualmente nella persona di un giornalista pubblicista. La testata è edita da una cooperativa a responsabilità limitata. Il magazine online pubblica articoli tratti da altri giornali e blog, ed è dotato di un forum con accesso riservato agli utenti registrati.

I due articoli che hanno causato le reazioni di Luca Palamara e Piercamillo Davigo sono questo e questo. Dobbiamo porci una domanda: in questi articoli sussistono gli estremi della diffamazione o di altro reato? Nel primo articolo, a firma Bartolomeo Di Monaco, il magistrato Luca Palamara (che è pure presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati) avrebbe ritenuto di identificare gli estremi del reato di “minacce”, almeno secondo quanto scrivono i responsabili de Il Legno Storto. Noi non riscontriamo alcuna minaccia, ad essere sinceri, e quell’accusa è forse frutto di un fraintendimento di Palamara. C’è tuttavia un passaggio sul quale vale la pena soffermarsi, ed è quello iniziale:

«Lo confesso: a vederlo e a sentirlo parlare, quel Luca Palamara, il presidente cioè dell’Anm, dà una sensazione sgradevole. Ha una espressione troppo furba per potergli credere. Dovessi stipulare un accordo con lui, mi farei assistere (avendone i mezzi, e non li ho) dai migliori specialisti internazionali. E non sarei sicuro lo stesso»

Traduzione: Luca Palamara è un truffatore, e pure molto abile. Voi qui vedete gli estremi della diffamazione? Noi temiamo di si, ma sono in corso indagini della Digos (è la procedura, non stupitevi). C’è poi un secondo articolo, (ri)pubblicato il 21 giugno 2009, a firma Vittorio Zingales, che è sinora valso al giornale online una richiesta di risarcimento danni per 100.000 euro per diffamazione a mezzo stampa da parte di Piercamillo Davigo, già esponente del pool Mani Pulite ed attualmente consigliere di Cassazione. Leggete questo passaggio dell’articolo:

«E’ chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio, ecc, non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe e nemmeno il regista Violante che ha il compito di girare le piazze italiane e le procure per indicare di volta in volta il nemico da abbattere.. Evidentemente, poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani sono i veri organizzatori della rivoluzione»

Traduzione: Davigo (e gli altri citati) sono gli esecutori, neppure troppo svegli, di un disegno golpista superiore. Secondo voi, qui ci sono gli estremi per diffamazione? Secondo noi si.

E quindi, che fare? Difficile a dirsi, o forse molto facile. Palamara e Davigo sono due personaggi pubblici e soprattutto due magistrati. Dove finisce il diritto di cronaca e di critica e dove comincia il reato di diffamazione a mezzo stampa? Nei due casi segnalati, a noi pare difficile affermare che diffamazione non c’è. Ma Davigo e Palamara (ed in misura molto minore il terzo querelante, il sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai del Pd), per i loro ruoli ed immagine pubblici rischiano di apparire come intenti ad infliggere una punizione “esemplare” ad un piccolo sito, indifeso e squattrinato.

Ma, come detto, il Legno Storto non è un blog gestito da un adolescente con problemi di irrorazione sanguigna cerebrale ma una testata giornalistica registrata, e come tale assoggettata alle leggi sulla stampa. Che poi il magazine sia povero in canna e sprovvisto di mezzi finanziari per reggere le azioni giudiziarie altrui, non rileva: spetta al suo direttore responsabile esercitare un controllo su quanto pubblicato avvalendosi, nei casi più problematici, di consulenza legale. Se poi pensiamo che si tratta di un sito che pubblica articoli non inediti, cascano ancor più le braccia per la prova di sprovvedutezza fornita. E di certo non aiuta la linea “difensiva” assunta dalla redazione. Che, nel nome dell’abituale “liberalismo”, e lungi dall’ammettere di avere pubblicato alcuni pezzi problematici, accusa Davigo e Palamara di essere dei privilegiati e protetti dalla loro stessa casta. A volte con effetti piuttosto bizzarri, come la constatazione che

«Nell’atto di notifica del dr. Davigo c’è applicata un’etichetta con la scritta: “Urgente”. Chiaro il concetto: visto che si tratta di un “pezzo da novanta” della casta (la citazione del dr. Davigo comincia così: «L’odierno attore, attualmente in servizio presso la II sezione della Suprema Corte di Cassazione in qualità di Consigliere…») la giustizia deve fare il suo corso in tempi rapidissimi…»

Basterebbe un minimo di conoscenza delle procedure per capire che l'”urgenza” è sull’atto di notifica (quindi a tutela del querelato) perché c’è un’udienza il 28 luglio, praticamente domani. E tredici mesi per andare alla prima udienza nel penale non sembrano un battito di ciglia, sulla piazza di Milano. Chi scrive ha ottenuto riscontro dal pubblico ministero di una notitia criminis presentata sei mesi prima, senza essere consigliere di Cassazione o presidente dell’Anm.

Esiste una cosa chiamata principio precauzionale o prudenziale. Essere testata giornalistica registrata obbliga a rispettarlo ben più che essere semplici blogger. I quali anzi spesso possono essere ben più fortunati del giornale online. Ad esempio perché possono essere avvertiti amichevolmente e per email che definire “esperto di economia domestica” una persona con vent’anni di esperienza come gestore di portafogli ed analista macroeconomico espone a robusti rischi di querela per diffamazione, e che ci si può considerare piuttosto fortunati ad averla sfangata così a buon mercato, per questa volta. Ma stiamo divagando, forse.

Malgrado quanto scrivono ed urlano in queste ore molti blogger (circa la “libertà di critica” e l'”assalto alla libera espressione”) siano palesi sciocchezze, vogliamo levare la nostra vocina per invitare i querelanti a recedere dalle loro intenzioni, magari accontentandosi di una rettifica tardiva. Sarà sempre meglio che rischiare di passare per prevaricatori che sfruttano la propria posizione sociale e professionale. Anche quando esiste qualche motivo per ritenere di aver ragione nel merito.

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