Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Presi per fame

in Economia & Mercato/Italia

Oggi sta girando un rumour giornalistico secondo il quale Air France non avrebbe intenzione di partecipare all’aumento di capitale di Alitalia, il cui periodo di sottoscrizione scade il 16 novembre. Secondo questa vocina, il vettore franco-olandese vorrebbe contare di più in merito a piano industriale e rinegoziazione del debito, prima di mettere altri soldi nella compagnia italiana. Come dar torto ad Air France? Il punto è ipotizzare che accadrà nelle prossime settimane, per capire se l’Italia si esporrà per l’ennesima volta al ridicolo planetario.

Proviamo a fare mente locale: questo aumento di capitale nasce dall’esigenza di evitare di portare i libri in tribunale. Da quella circostanza conseguirebbe un robusto danno per le banche azioniste e creditrici, oltre che per il patrio orgoglio. Al contempo (motivazione non esplicitata ma del tutto evidente) occorreva creare un backup per alcuni dei patrioti, sia quelli che hanno esaurito i soldini, sia quelli finiti in guai giudiziari di vario tipo. Per apprestare questo cuscinetto di inverecondia si è quindi trovata la “soluzione” del “multistrato” di consorziati di garanzia, mettendo in prima battuta Poste Italiane e, a seguire e sull’ulteriore inoptato, Intesa e Unicredito. Se venisse a mancare la sottoscrizione di Air France, oltre a quella di alcuni patrioti (in aggiunta alle defezioni attese), il “consorzio di garanzia e collocamento” finirebbe a gambe all’aria assieme ad Alitalia. Non sappiamo se l’indiscrezione di oggi è vera, ma è certamente verosimile, come arma di pressione. Soprattutto considerando che Air France ha già svalutato del 95% la partecipazione in Alitalia, e quindi non avrebbe ulteriore danno da un “aventino di capitale”.

Se AF-KLM non partecipasse alla ricapitalizzazione, quindi, potremmo riascoltare il noto stratega Maurizio Lupi in questa profonda elucubrazione:

«Se AF non sottoscrivesse l’aumento di capitale, passerebbe dal 25 all’11%, in questo caso si aprirebbe una nuova fase, con la ricerca di un partner internazionale» (Ansa, 24 ottobre 2013)

Certo, essendoci la fila dietro l’angolo, giusto? E’ invece più probabile, in quel caso, che Poste Italiane finirebbe col raddoppiare la propria sottoscrizione di inoptato. Del resto, ieri l’amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi, in audizione in Commissione Trasporti alla Camera, aveva scolpito che

«Le sinergie ci sono e parliamo di un investimento importante ma non enorme per un gruppo come Poste Italiane, che investe 5-600 milioni di euro l’anno»

Quindi, anche in ipotesi di defezione di AF, abbiamo appurato che il cash flow da buttare nello sciacquone investire, per Poste Italiane, è del tutto capiente. Eppure, basterebbe evitare di prendere in giro sé stessi ed il paese, per arrivare alla conclusione: Air France ha ovviamente interesse ad Alitalia, ma tutto ha un prezzo. Proprio tutto. E quello stabilito nelle condizioni attuali di ricapitalizzazione di Alitalia pare decisamente troppo elevato. Però non ditelo a Bonanni, mi raccomando. Oppure ricomincerà a dire che Lufthansa è interessata.

Perché la morale è molto semplice: quando non si ha potere negoziale, viste le condizioni di debolezza strutturale in cui ci si trova, si finisce ad ignorare la realtà attendendo di fracassarcisi il muso contro (come per Alitalia), oppure si va a mendicare “promesse” al nuovo proprietario. Comunque vada, sarà l’ennesima farsa da falliti.

Aggiornamento del 31 ottobre – “Considerata l’incertezza della situazione di Alitalia, il gruppo Air France-KLM ha deciso di svalutare totalmente il valore delle azioni detenute”. Lo riferiscono gli allegati finanziari alla presentazione dei conti trimestrali della società franco-olandese. Auguri, dottor Sarmi. Ed ai contribuenti italiani, ovviamente.

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