Francia, la manovra del tapis roulant

E venne il giorno: il governo francese di San Sebastiano Lecornu ha presentato il progetto di legge finanziaria (PLF, ricordate che la Francia è la patria degli acronimi) e il progetto di legge di finanziamento della Sécurité sociale (PLFSS) per il 2027. L’obiettivo è portare il deficit pubblico al 5% del Pil, da 5,4% atteso quest’anno ma ad alto rischio di dérapage. Sono 54 miliardi di “risparmi”, di cui 43 nuove misure e 11 di consolidamento di preesistenti. Primo spoiler: gran parte dell’aggiustamento consiste nel frenare la crescita della spesa rispetto al suo andamento tendenziale, mentre una quota significativa arriva da maggiori entrate.

Già questa precisazione permette di mettere nel corretto contesto l’affermazione del ministro delle Finanze, Roland Lescure, che ha parlato di manovra fatta al 60% da minori spese e 40% da maggiori entrate. Premesso che, anche se così fosse, sarebbe comunque un rapporto sbilanciato per un paese con spesa pubblica e pressione fiscale come quelle della Francia, l’espediente dialettico è quello di ragionare sui tendenziali. Si taglia la spesa incrementale futura. O almeno si tenta.

Frenare la spesa

Il governo aveva già spiegato che l’obiettivo dei 54 miliardi serviva in larga misura a compensare la crescita spontanea di alcune grandi voci: pensioni, sanità, interessi sul debito e spesa per la difesa. Prima della presentazione definitiva, Bercy stimava che, senza interventi, il deficit avrebbe potuto superare il 6,5% del Pil nel 2027. Questa impostazione spiega perché un pacchetto da 54 miliardi produca un miglioramento del deficit relativamente contenuto: l’obiettivo è evitare che il disavanzo continui ad allargarsi sotto il peso della dinamica spontanea della spesa. Un tapis roulant infernale.

Il principale terreno dell’aggiustamento è la Sécurité sociale. Il governo punta a quasi dimezzare il suo deficit, da circa 22 miliardi nel 2026 a poco meno di 13 miliardi nel 2027. Il provvedimento più rilevante riguarda le pensioni. Come sapete se mi leggete, qui si nasconde (in piena vista) il vero “tesoretto” o “tesorone” dei conti pubblici dei paesi europei. In tempo di perturbazioni inflazionistiche, basta mettere mano a deindicizzazione parziale e si portano a casa soldi veri. La dinamica può anche essere letta in modo speculare: senza deindicizzazioni, la spesa pensionistica manderebbe i bilanci pubblici al creatore.

La rivalutazione sarà differenziata: le pensioni fino a circa 1.260 euro mensili continueranno a essere indicizzate integralmente; quelle comprese tra 1.260 e 2.034 euro subiranno una rivalutazione inferiore all’inflazione; sopra i 2.034 euro è previsto il congelamento nominale. A questo si aggiunge la modifica dell’abbattimento fiscale del 10% applicato alle pensioni. Che si perderà non più a partire da 4.400 euro lordi mensili ma da 3.000, aumentando quindi la base imponibile. Poi, come si dice in questi casi, il parlamento è sovrano.

Sul fronte sanitario, l’ONDAM (Obiettivo nazionale di spesa dell’assurance maladie, ennesimo acronimo) il prossimo anno dovrebbe crescere di circa il 2,1%. Il governo punta inoltre a ulteriori risparmi sull’assicurazione sanitaria e chiede un contributo aggiuntivo agli organismi di assicurazione complementare.

Sono previste anche misure di contenimento o congelamento per alcune prestazioni sociali, tra cui le allocations familiales (i nostri vecchi assegni familiari), e il contributo agli affitti.

Anche la crescita spontanea della spesa dello Stato viene sottoposta a un tentativo di compressione. Premesso che sarà incrementato il capitolo di spesa per la Difesa, il governo prevede il congelamento del point d’indice dei dipendenti pubblici (cioè il valore monetario dei punti che compongono la scala parametrale salariale) e una riduzione di 1.076 posti nella funzione pubblica statale. Al netto della difesa e degli interessi sul debito, la spesa dello Stato viene sostanzialmente stabilizzata in valore: con un’inflazione prevista intorno all’1,8%, questo equivale a una riduzione in termini reali.

Anche gli enti locali (collectivités territoriales) dovranno contribuire al risanamento. Il PLF introduce una nuova contribuzione progressiva che dovrebbe produrre circa 2,5 miliardi di euro.

Lasciate ogni speranza sulle entrate

L’altro 40% dello sforzo dichiarato dal ministro dell’Economia Roland Lescure arriva dal lato delle entrate. Qui la natura delle misure è diversa. Quando il governo introduce un nuovo prelievo, riduce un’agevolazione fiscale o aumenta un contributo sociale, si produce effettivamente un incremento di entrate rispetto allo scenario senza quella misura.

Il governo mantiene alcune misure fiscali introdotte negli anni precedenti, tra cui il prelievo sui redditi più elevati (una minimum tax del 20% su redditi eccedenti i 250 mila euro per i single e 500 mila per le coppie), e la surtaxe sulle grandi imprese, seppure con un gettito inferiore rispetto agli anni precedenti. Storie di ordinaria transitorietà. Il risultato complessivo dovrebbe essere un aumento del rapporto tra prelievi obbligatori e Pil, previsto al 44,2% nel 2027.

Come ramoscello d’ulivo, il governo ha deciso di confermare la sterilizzazione del fiscal drag per il 2027. Evviva.

Ancora: i grandi concessionari di autostrade e aeroporti, quelli con fatturato superiore a 120 milioni di euro e redditività oltre il 10% avranno un inasprimento della TEITLD (Taxe sur l’exploitation des infrastructures de transport de longue distance), introdotta nel 2024. Oggi ad aliquota fissa del 4,6%, diverrà progressiva arrivando sino al 12,2% del fatturato, con gettito aggiuntivo stimato di 800 milioni di euro annui. Una tassa sul fatturato con aliquota modulata sulla redditività, quindi. Urge della scopolamina. Interessante notare che viene specificato che questo maggior prelievo non deve essere traslato sugli utenti.

Permettetemi una nota di colore, direi sul marrone, dal lato delle maggiori entrate, che fornisce la misura della perversione che la disperazione da gettito può raggiungere. Parliamo dei conti dormienti. Conto bancario dimenticato, libretto di risparmio dell’infanzia dimenticato, polizza vita di un parente defunto di cui non si sa di essere il beneficiario: tutti questi fondi, se non rivendicati dai titolari, solitamente vengono trasferiti alla Caisse des dépôts et consignations (CDC), in attesa di essere incamerati nel bilancio pubblico, dopo alcuni anni di limbo da prescrizione.

Il governo propone quindi di istituire un prelievo eccezionale sull’ammontare di queste somme in abbandono di cui è depositaria la CDC, concepito come anticipazione della loro attribuzione allo Stato. L’aliquota del prelievo eccezionale è fissata al 17% sull’importo dei beni in abbandono registrati al 31 dicembre 2026. Questa misura dovrebbe generare 1,4 miliardi di euro l’anno prossimo, secondo il PLF 2027. “Il dispositivo non compromette in alcun modo i diritti dei titolari e dei loro beneficiari”, viene precisato. Quando la somma sarà richiesta, verrà restituita integralmente, con gli interessi, “senza alcuna riduzione corrispondente al prelievo versato, lo Stato dovendo ripristinare preventivamente il prelievo che sarà versato tramite la CDC”. In pratica, una anticipazione sull’acquisizione statale a titolo definitivo dei conti dormienti. Non trovate sublime, questa disperata perversione?

Il bilancio reversibile

Tutto questo pedalare in montagna serve solo per restare quasi fermi. Il deficit nel 2027 scende dal 5,4% al 5% del Pil, ma il debito pubblico continua a crescere e dovrebbe raggiungere circa il 122% del Pil nel 2027. Nel frattempo, la spesa per interessi supera i 90 miliardi di euro e diventa una delle principali voci di spesa dello Stato. Sempre che i mercati siano d’accordo e non scatenino contro la Francia il trattamento riservato all’Italia nel 2011.

C’è infine una caratteristica particolare di questa legge di bilancio: il governo la definisce “reversibile”. Nel senso che alcune misure, adottate mediante regolamento, potranno essere modificate dal prossimo governo, dopo l’insediamento del nuovo inquilino o inquilina dell’Eliseo. che, come sappiamo, avrà enormi gatte da pelare.

Finito qui, dunque? Ma quando mai: ora comincia l’ordalia parlamentare. Con i bond vigilantes che osservano, sempre più spazientiti.

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