Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Non è un paese per cretini

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Mercoledì scorso, la Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al decreto “Destinazione Italia” che sospende le cartelle esattoriali per le imprese che vantano crediti verso la pubblica amministrazione. Su tale emendamento la Ragioneria Generale dello Stato aveva espresso parere contrario osservando che la sospensione delle cartelle “comporta minori entrate per il 2014 non quantificate e prive di copertura finanziaria”. Sollevando anche altri dubbi sulla misura, la Rgs ha quindi scritto che “la disposizione, nei suoi attuali termini, non può avere ulteriore corso”. Qualche riflessione si impone.

In assenza di copertura finanziaria, pare sia piuttosto difficile far passare una misura del genere. Ecco qualcosa su cui riflettere, per tutti quelli che “è la burocrazia statale che impedisce alla politica di agire”. Può essere, ma se si deve agire in questi termini, forse la “burocrazia statale” non tutti i torti li ha. Stamane la Commissione Bilancio ha quindi modificato l’emendamento incriminato, formulando l’invito a sostituire la “sospensione” con la “compensazione”, precisando che quest’ultima debba avvenire “nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica” (bontà loro).

L’evento più spettacolare era però accaduto a metà mattina, quando la Lega Nord aveva annunciato di abbandonare i lavori della Commissione motivandolo, nelle parole del proprio deputato, Guido Guidesi, a questo modo:

«Abbandoniamo i lavori della Commissione Bilancio perché non abbiamo alcuna intenzione di prendere parte alle pagliacciate di una maggioranza che corregge i pareri della Ragioneria calpestando, di fatto, l’articolo 81 della Costituzione» (Ansa, 7 febbraio 2014)

Ora, tanto rigore di bilancio da parte della Lega Nord non può non stupire, soprattutto per il richiamo a quell’articolo 81 della Costituzione che è stato modificato dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, numero 1, in ossequio al principio del pareggio di bilancio. Giova ricordare che la Lega Nord, durante l’intero iter parlamentare del ddl costituzionale, espresse sempre voto contrario.

Prendiamo pertanto atto che l’onorevole Giudesi ha problemi di campo, e non ha ancora ricevuto il segnale della posizione ufficiale del suo partito. Ma problemi di campo e di segnale paiono essere una caratteristica della Lega Nord visto che, a sei mesi dall’approvazione della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, l’attuale segretario leghista, Matteo Salvini, si esprimeva sull’euro in questi termini:

«La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta. L’euro non se lo può permettere». Ne è convinto il segretario lombardo della Lega Nord, Matteo Salvini, che oggi ha presentato in piazza Scala a Milano la campagna del Carroccio per i referendum (tra cui uno proprio sulla moneta europea). La proposta era stata già anticipata dal segretario leghista Roberto Maroni nelle scorse settimane, facendo anche riferimento a un articolo del Financial Times che aveva ipotizzato lo scenario del Vecchio Continente diviso in due aree con monete diverse (Ansa, 2 ottobre 2012)

Come risaputo, da allora Salvini ha cambiato radicalmente idea, ed ora accusa di crimini di guerra e contro l’umanità chiunque si azzardi a non maledire la moneta unica. E’ vero che solo i cretini non cambiano mai idea, e basta guardare in faccia Salvini per maturare l’istantaneo convincimento che il giovanotto sia di intelligenza assai vispa. E’ tuttavia parimenti vero che dentro la Lega vi sono anche voci dissonanti da quella di Salvini, come ad esempio quella del sindaco di Verona, Flavio Tosi. Quindi, diremmo che la “Lega Nord per l’indipendenza della Padania” al momento è una deliziosa polifonia, oltre che l’inusitato testimonial del concetto più profondo e letterale di Destinazione Italia:

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