Dopo la pausa estiva, torna l’angolo del vostro titolare con Michele Boldrin, sul canale YouTube di Liberioltre (a proposito, vi siete iscritti?). Questa settimana andiamo alla ricerca della superiore razionalità del pensiero strategico di Matteo Salvini, proseguiamo con le manovre per la formazione di un prestigioso governo demostellato; per l’occasione, verrà inaugurata la tratta ferroviaria (rigorosamente a bassa velocità) Bibbiano-Cialtronia.

di Vitalba Azzollini

Qualche giorno fa il ministro dell’Interno ha dichiarato: «Chiedo agli italiani, se ne hanno voglia, di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle al piede. (…) chi sceglie Salvini sa cosa sceglie». Chissà se egli era consapevole dei riferimenti storici cui l’espressione “pieni poteri” rimanda: nel 1922, con il famoso “discorso del bivacco” in una “aula sorda e grigia”, qualcuno reclamava “pieni poteri”; e la dittatura di qualcun altro prese avvio con il “decreto dei pieni poteri”, adottato dal parlamento tedesco nel 1933.

di Vitalba Azzollini

La narrazione del ministro dell’Interno sul tema dell’immigrazione è stata finora incentrata sulla sua figura di difensore dei cittadini italiani dall’invasione degli stranieri. Ma come ogni narrazione costruita ad arte per attrarre consensi, anche questa non può che seguire il vento della politica e adeguarsi secondo convenienza.

di Vitalba Azzollini

La Giunta per le immunità si è espressa sul caso Diciotti, come ormai noto. Uno degli argomenti più utilizzati per motivare il voto favorevole al ministro Matteo Salvini è stato quello secondo cui i politici non vanno contrastati con mezzi giudiziari. Si tratta di un argomento la cui logica è fallace. Infatti, chi era chiamato a decidere sulla domanda di autorizzazione a procedere non votava per impedire o favorire l’ingerenza della magistratura in una qualche scelta programmatica dell’esecutivo; bensì per valutare se il trattenimento a bordo dei migranti – cioè la privazione della libertà personale – fosse avvenuto “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico”, in base alle deduzioni del Tribunale dei Ministri.

Dopo una giornata di esaltanti bocciature “tecniche”, o meglio da parte della realtà, oggi il nostro prestigioso esecutivo sovranista, intento a comprarsi le elezioni europee e quelle italiane, ha deciso che si procede, business as usual, o i più autarchici “me ne frego”, “se indietreggio, uccidetemi”, “molti nemici, molto onore”, che tanto bene hanno portato al titolare del copyright di quei claims. Ma la giornata di ieri è stata interessante soprattutto perché ha fornito alcune indicazioni su quanto potrebbe attenderci a breve.

Di tutte le leggende metropolitane che fanno da metronomo all’orchestrina del Titanic Italia, la strana fascinazione per la Spagna pare essere una costante. Già anni addietro Matteo Renzi portò Madrid a modello per un breve periodo, prima di sbarcare a Chigi, per poi tornare rapidamente sui suoi passi e sentenziare che loro stavano comunque peggio e, più di recente, che crescevano solo grazie al loro deficit, altro italico tormentone privo di base fattuale, come ribadiremo tra poco. Questo fine settimana, durante il tradizionale momento-tartina a Cernobbio, due leader dell’opposizione, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si sono cimentati col miraggio spagnolo, ed hanno prodotto il loro pensoso temino. Ovviamente privo di legami con la realtà.

L’ultima riedizione della crisi infinita di Alitalia sta inducendo un florilegio di dichiarazioni, interpretazioni, teorizzazioni che confermano che il Bar Sport Italia è sempre stracolmo di avventori. Dai romantici di sinistra, che ritengono di intravvedere nel no al referendum da parte dei lavoratori Alitalia l’ennesima alba della Nuova Era Progressista, ad editorialisti che riescono ad assimilare questo no a quello al referendum costituzionale del 4 dicembre, per motivi che ci sfuggono. Fino al sindacalismo di base, che mira a nazionalizzazione e, per i più spericolati, anche autogestione (inclusi chitarra e rutto libero, presumiamo). Poi c’è la politica, col suo codazzo di guitti smemorati e strateghi che plasmano il loro quotidiano lancio d’agenzia e di post sui blog in funzione dei borborigmi che sfiatano dai sondaggi.