Spagna, tra reale e nominale

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La banca centrale spagnola ha comunicato la stima preliminare del Pil per il secondo trimestre, ed il risultato è piuttosto positivo, con una crescita reale dello 0,6% nel trimestre che batte le previsioni, poste a più 0,5%. Mentre attendiamo le stime successive, per capire altre cose, segnaliamo che oggi è anche uscito il valore dell’indice dei prezzi al consumo spagnoli di luglio, e non è un bel vedere.

La deflazione spagnola, secondo l’indice euro-armonizzato, arriva a luglio ad un tendenziale 0,3%, da 0,1% di giugno. Come impatta questo dato sul Pil spagnolo? Andiamo per ordine e con calma. Il Pil reale di un paese si ottiene sottraendo a quello nominale la grandezza che indica la variazione dei prezzi. Tale grandezza prende il nome di deflatore, ed è differente dall’indice dei prezzi al consumo, perché misura il livello dei prezzi di tutti i beni (nuovi) e servizi finali prodotti internamente da un’economia.

Con un complesso algoritmo si può inferire che, se un paese ha “inflazione” in crescita, il suo Pil nominale tende a crescere, a parità di ogni altra circostanza, e di conseguenza che il Pil nominale, con deflatore positivo, è sempre maggiore di quello reale (ma va?). Per contro, se un paese ha variazione negativa del deflatore, il suo Pil nominale risulterà inferiore a quello reale.

Nel caso spagnolo, la prima stima non indica l’entità del deflatore; tuttavia, visto l’andamento dei prezzi al consumo, e soprattutto sapendo che il deflatore del Pil spagnolo del primo trimestre era negativo per ben lo 0,4%, esiste una qualche probabilità che anche la variazione del deflatore del Pil del secondo trimestre possa risultare negativa, e magari di magnitudine tale da aver determinato questo robusto Pil reale. In tal caso, la variazione del Pil nominale spagnolo sarà -ovviamente- inferiore allo 0,6 reale indicato dalla banca centrale.

Tutto ciò premesso, quindi, possiamo giungere a qualche elucubrazione: il Pil nominale spagnolo, che nel 2013 si è contratto, ora sta (forse) crescendo ma in modo molto lieve; che il costo medio del debito pubblico spagnolo, pur facendo segnare in questi giorni i minimi degli ultimi duecento anni, resta superiore alla crescita del Pil nominale; sapendo che la Spagna continua ad avere un ampio deficit pubblico primario (cioè la differenza tra entrate e spesa pubblica, esclusi interessi), ciò significa che il rapporto di indebitamento spagnolo continua a crescere, restando al momento su traiettoria non confortante, come segnalava tempo addietro anche Paul De Grauwe.

Quindi, per l’ennesima volta: occhio ai numeri ed alle inferenze, soprattutto tra grandezze reali e nominali, in questa Era Deflazionistica europea. Se siete editorialisti di giornaloni italiani potete ululare al miracolo spagnolo e dire che l’Italia è rimasta indietro nelle riforme (verissimo, ma serve comunque intendersi sul concetto di riforme); se invece siete personcine raziocinanti e riflessive, prendete il tutto cum grano salis o con a pinch of salt, come direbbero a Lambrate.

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