Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Ingegneria finanziaria per furbi disperati, edizione italiana

in Economia & Mercato/Italia

Oggi su Repubblica un articolo di Federico Fubini illustra i dettagli di un “piano” a cui il governo italiano starebbe lavorando, finalizzato a rimuovere gli attivi tossici dai bilanci delle nostre banche, per liberarne le tubature creditizie. Non avendo visionato il documento in originale, possiamo solo basarci sulle indicazioni di Fubini. Ed il piano non ci convince affatto.

Ecco il piano italiano nella descrizione di Fubini:

L’idea alla quale si lavora in Italia è far comprare alla Bce dei pacchetti di Abs che raccolgano parte dei crediti deteriorati delle banche italiane: prestiti alle imprese o mutui alle famiglie sui quali i debitori sono in ritardo o già in parte insolventi. Poiché si tratterebbe in gran parte di titoli di bassa qualità, la Bce verrebbe incoraggiata a comprarli grazie alla garanzia dello Stato italiano. In altri termini la Bce verrebbe rimborsata dal Tesoro in caso di ulteriori perdite, dopo aver acquisito quei titoli già a sconto rispetto al valore originario dei prestiti

Da dove iniziare? Intanto, da queste considerazioni del vostro umile titolare, che molto tempo addietro aveva segnalato che il problema, per le banche italiane, sarebbe stato proprio la creazione di una bad bank di sistema. Un caso di preveggenza? Non esattamente, basta osservare la realtà. Ma non divaghiamo. Veniamo alle criticità operative di questo “piano”. Sono le solite, dalla notte dei tempi: a quanto verrebbero valorizzati i crediti in sofferenza? Corollario: siamo sicuri che questi crediti siano iscritti a bilancio ad un valore di realizzo realistico? E chi prezzerà le tranche da vendere, in caso, alla Bce?

Se queste sofferenze venissero prezzate meno del loro valore netto di bilancio, le banche cedenti avrebbero delle minusvalenze che ne eroderebbero il capitale. Questo vuol dire che ci sarebbe bisogno di ulteriori ricapitalizzazioni (auguri). Se invece i crediti in sofferenza venissero prezzati al valore netto di bilancio (o anche sopra), la presenza di garanzia da parte del Tesoro italiano per eventuali perdite successive rischierebbe di configurarsi come aiuto settoriale di stato. Siamo sicuri che la costruzione stia in piedi?

Altra obiezione, molto più banale: visto che sul pianeta esiste un mercato per tutto, e che di conseguenza per tutto c’è un prezzo, per quale motivo non risolvere la questione affidandosi al mercato? Forse perché quei crediti sofferenti sarebbero liquidati a prezzo molto inferiore al loro valore netto di bilancio, producendo enormi minusvalenze? Ma se le cose stanno in questi termini, ricadiamo (secondo logica, questa sconosciuta) nel rischio elevato di aiuti di stato.

Quindi, per farvela breve: se a Palazzo Chigi e dintorni ha preso corpo l’idea di aiuti di stato a favore del settore del credito, dobbiamo osservare che non si tratta di idea particolarmente brillante né originale. La via alternativa è quella di nuove iniezioni di capitale per le banche italiane, tali da permettere di rimuovere i bad loans dai bilanci secondo criteri di mercato. Ma poiché il costo del capitale, per le banche, è alle stelle, che fare? La Spagna ha “risolto” il problema creando una bad bank di sistema (Il FROB, Fondo per la ordinata ricapitalizzazione del settore bancario, sic), tale da intervenire nel capitale delle banche. Piccolo dettaglio: Il FROB spagnolo ha dovuto accettare un prestito dall’ESM. Prestito che è andato ad aumentare il fardello del debito pubblico spagnolo.

Secondo voi, a fronte di una simile “proposta”, che direbbe la Spagna? Una cosa del tipo: “eccellente soluzione al problema, voi italiani avete sempre una marcia in più”? Oppure: “Ah certo, geniale, somiglia ad un pasto gratis. Come dite? Che ci sarebbe comunque la garanzia del Tesoro italiano? Ma allora, se le cose stanno in questi termini, perché creare un simile accrocchio barocco? Create l’equivalente italiano del FROB e chiedete soldi all’ESM, dietro condizionalità. Così eviteremmo anche il sospetto di aiuti di stato”.

Non dettagliamo nel tecnico, circa il fatto che queste sofferenze sarebbero cartolarizzate. A chi andrebbe la tranche equity, quella più rischiosa e di conseguenza di minor rating? Resterebbe in pancia alla banca che origina l’operazione? E apporre la garanzia del Tesoro sulla tranche mezzanina ignora il fatto che lo stesso Mario Draghi ha sinora invano richiesto quella garanzia per le cartolarizzazioni che la Bce acquista nell’ambito dei suoi acquisti. Anche questo, oltre alla scarsità di carta circolante, sta contribuendo al fallimento degli acquisti della Bce. Anche questo era stato previsto, ma sono e restano dettagli.

In sintesi, nulla di nuovo sotto il sole. Anche questa proposta rischia di essere rapidamente archiviata nella categoria che, dall’inizio di questa crisi, è andata gonfiandosi a dismisura: ingegneria finanziaria per disperati. E magari un filo “furbi”.

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