Predatore buono, predatore cattivo

La polifonia dichiarativa non era patrimonio esclusivo dei governi Berlusconi, quando in effetti si toccavano picchi di decibel da discoteca, soprattutto in politica economica. Anche l’innovativo governo Renzi produce letture lievemente divergenti tra il premier ed il suo ministro dell’Economia. Nel mezzo, come sempre, l’assediato risparmio degli italiani.

Oggi al Parlamento europeo, nel dibattito che ha fatto seguito al discorsetto del premier a chiusura del semestre di presidenza italiana, Renzi ha riproposto il cavallo di battaglia di un repertorio che sta iniziando a mostrare la corda:

«L’economia italiana vive in una fase di terrore per il futuro, di preoccupazione ed è per questo che tra il 2012 e il 2014 le famiglie italiane hanno aumentato i risparmi» (Radiocor, 13 gennaio 2015)

A occhio, questa sarebbe la lettura vagamente corretta del concetto di risparmio precauzionale. Vagamente perché, secondo Renzi, in ciò risoluto emulo di Silvio (compreso il riferimento al risparmio privato che eccede grandemente il debito pubblico), la componente psicologica pessimista sarebbe alla base dell’aumento del tasso di risparmio. Think positive insomma, potrebbe dire Renzi sfoggiando il suo superbo inglese. Noi sappiamo che il pessimismo ha radici piuttosto reali ma il punto (per oggi) non è questo. Ora confrontate la lettura di Renzi con quella del suo ministro dell’Economia, ribadita solo pochi giorni addietro, in occasione dei dati Istat su reddito e risparmio delle famiglie italiane nel terzo trimestre 2014. In quella circostanza il Mef ha minimizzato, con apposito comunicato, l’aumento di propensione al risparmio delle famiglie italiane, con questa chiave di lettura:

«Nella fase più acuta della crisi – ha detto Padoan – ricorrere alle risorse risparmiate può essere
inevitabile per proteggere il tenore di vita. Passata questa fase si cerca di ricostruire la ricchezza ai livelli precedenti. Con il graduale miglioramento delle condizioni economiche, la propensione al risparmio torna a crescere. I dati della ricerca Acri-Ipsos indicano che ci stiamo muovendo in questa direzione»

Ohibò, chi avrà ragione? Renzi o Padoan, posto che non possono logicamente aver ragione entrambi? Gli italiani hanno aumentato il tasso di risparmio perché traviati dai gufi sulla via del catastrofismo oppure perché, percependo l’uscita dalla crisi, si muovono per tornare alla “normale” del tasso di risparmio? O forse c’è altra e terza spiegazione? Ah, saperlo. Quello che invece già sappiamo è che Renzi e Padoan dovrebbero parlarsi, ad evitare questi teatrini e queste stridenti contraddizioni, che comunque passano confortevolmente inosservate alla nostra occhiuta stampa.

Teatrini e contraddizioni che non vedranno mai il conduttore del talk politico di turno porre domande del genere, su fantasiose teorie e sfondoni logici dei nostri eroi, in perenne colluttazione con i fatti. Perché il conduttore medio del talk-teatrino preferisce avere le solite figurine da commedia dell’arte, dedite a berciare sui danni del liberismo al mondo occidentale, e consimili sceneggiate. Tutto molto più rassicurante. Volete mettere sbraitare su appassionanti temi del genere, sulle ali dell’intellettuale engagée di turno impegnato in un eccitante wrestling con la realtà, anziché porre delle domande e richiedere delle risposte? Meglio battere la strada conosciuta. E mai il verbo battere, riferito a strada, è stato scelto con maggior cura. Ve lo meritate, Carlo Freccero.

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