Confindustria e le ricette a deficit. Di realtà

Intervenendo all’assemblea di Confindustria Toscana Centro e Costa, il presidente nazionale Emanuele Orsini ha ribadito le priorità della sua associazione in termini di politica industriale, commerciale ed europea. Il punto è che le prescrizioni suonano piuttosto problematiche, sul piano della fattibilità.

Mercato unico, prezzo unico e altre leggende

Ad esempio,

I due paesi più produttivi d’Europa pagano di più il prezzo dell’energia. Serve un mercato unico europeo dell’energia e rispettare la neutralità tecnologica. Da noi vanno sbloccate le 4mila concessioni di energia rinnovabile, che vogliono dire 134 GW. Suggerirò al presidente del Consiglio un commissario che decida. Inoltre dire che elimineremo le fonti fossili è una bugia, perché il fossile serve da cuscinetto per dare stabilità.

Ora, presumo si parli di Germania e Italia. Ma il “mercato unico europeo dell’energia” è un concetto che continua a essere largamente indeterminato. Lo so, ho già cercato di spiegarlo in un recentissimo passato, e lo ribadisco: se per Orsini “mercato unico europeo dell’energia” vuol dire “prezzo unico dell’energia”, conviene che se la faccia passare rapidamente, e che trovi qualcuno del suo centro studi che gli spieghi il motivo.

Proviamo con un esempio for dummies: negli Stati Uniti c’è un prezzo unico dell’energia? Ah, saperlo. No, aspetta: lo sappiamo. Un mercato “unico” non implica affatto un prezzo unico, perché il prezzo dipende anche dalla struttura della rete, dai colli di bottiglia e dalla localizzazione della produzione. Oltre che dal mix energetico locale. Sognare un “medione” europeo dei prezzi per eliminare il proprio svantaggio competitivo nazionale è, appunto, un sogno.

Poi: che intende il presidente di Confindustria con “neutralità tecnologica” nell’energia? Se intende che ognuno deve potersi scegliere il mix energetico che preferisce, dal carbone al nucleare, mi pare che i vincoli si siano allentati in modo considerevole, visto che il traguardo del Net Zero 2050, che ha generato il Green Deal europeo, o anche l’ormai prossima milestone intermedia Fit for 55 verranno tutti silenziosamente spostati in avanti. Anche perché i fossili non verranno consegnati alla storia, come correttamente ricorda Orsini. Ma “neutralità tecnologica” mi ricorda la fiaba delle auto con gli e-fuel, di cui fantasticavano italiani e tedeschi per proteggere il motore termico dallo tsunami cinese.

A proposito: mi sono fatto un’idea, sapete? Ho l’impressione che, anche se il motore termico fosse stato lasciato libero di esistere e sopravvivere, credo che i cinesi sarebbero arrivati comunque. È una questione di struttura dei costi, oltre che di margini. Mentre i costruttori europei puntavano ai secondi, anche a scapito dei volumi, i cinesi puntavano sui volumi, a prescindere dalla tecnologia usata. Sbaglio? Lo vedremo ma non credo. Tra poco parleremo di come Orsini vorrebbe contrastare l’invasione cinese.

Leggo poi sul Sole, nel resoconto dell’evento – e non è virgolettato, quindi mi resta la tenue speranza di un fraintendimento – che secondo Orsini:

[…] 14 miliardi di flessibilità sull’energia concessi dall’Europa potrebbero essere utilizzati per costruire un cavo sottomarino tra Spagna e Italia, cosa che farebbe ridurre i prezzi.

Tutto chiaro: secondo il presidente di Confindustria non esiste mercato unico dell’energia perché non c’è prezzo unico della medesima. E non c’è prezzo unico della medesima perché, sempre a suo giudizio, l’energia resta “intrappolata” in mercati regionali. Quindi, tiriamo il cavo sui fondali, dalla Spagna all’Italia, e risolto. Temo sia un filo più complessa di così. Cavo amico ti tiro, così mi distraggo un po’.

Il commissario Bava Beccaris e altri costi fissi

E soprattutto, è più complessa di così anche la storia del proiettile d’argento delle autorizzazioni all’installazione di rinnovabili:

Da noi vanno sbloccate le 4mila concessioni di energia rinnovabile, che vogliono dire 134 GW. Suggerirò al presidente del Consiglio un commissario che decida.

Tradotto: serve un commissario che possa rinchiudere in una segreta i presidenti di regione, oltre ad artisti e intellò assortiti, che si oppongono alle rinnovabili. Ma anche quelli che si oppongono ai reattori nucleari tostapane, se è per quello. Non si inventa nulla: già qualcuno, anni addietro, parlava di “militarizzare i cantieri“. Un commissario alla Bava Beccaris, se serve. Dopo aver fatto ciò, il commissario formuli ipotesi su come coprire i costi di allaccio alla rete e di ammodernamento e adeguamento della medesima. Perché questo aspetto sfugge a molti, moltissimi. Eppure questo aspetto non è semplicemente importante: è decisivo, come vi dicevo giorni addietro citando l’esempio britannico.

Ancora Orsini, sulla Cina:

[…] la Cina sta invadendo l’Europa e l’Italia. Il saldo negativo della Ue con la Cina è di 305 miliardi, con l’Italia 46 miliardi, con un attivo di 1.200 miliardi nel mondo. Non sono per i dazi ma per la reciprocità. Ma la Cina sostiene le proprie aziende fiscalmente per il 10-15 per cento. Anche questo è un fattore di sicurezza nazionale. Fermiamoci. Quando noi chiediamo debito europeo è per sostenere le imprese, fare ciò che fa la Cina. Serve investire in infrastrutture, materiali e immateriali. Abbiamo 280 miliardi quando secondo il rapporto Draghi ne servirebbero 1.200.

“Non sono per i dazi ma per la reciprocità” non mi è chiaro cosa significhi. O forse sì: sono per sussidi alle nostre aziende, di un ordine di grandezza simile a quello cinese. Chiediamo “debito europeo” per fare come la Cina. Io invece, che non sono nessuno, torno a chiedere al presidente Orsini: ma le sembra realistico che i contribuenti tedeschi mettano i soldi delle loro tasse per permettere di sussidiare aziende italiane, e viceversa? A me non troppo ma io continuo a non essere nessuno.

E anche la storia dei 280 miliardi (di che? Dove?), ma “per il rapporto Draghi ne servirebbero 1.200”. Quindi la differenza come la troviamo? La produciamo con una stampante o creando ulteriore debito, magari europeo, che mai arriverà perché vorrei provare a chiedere ai contribuenti italiani (quelli che sono rimasti): “Scusi, lei vorrebbe pagare più tasse per salvare Bosch, Basf, Volkswagen e i loro impianti tedeschi?”. E vedere di nascosto l’effetto che fa.

Giù le mani dagli umanoidi

Nel corso dell’intervento si parla anche di robot umanoidi. Ricordate?

Ecco, c’è un commento di Orsini anche per quello:

E di fronte ai dati di Morgan Stanley, citati dal direttore del Sole 24 Ore Tamburini, di 300 milioni di umanoidi prodotti in Usa da qui al 2050 e 80 [milioni] in Cina, Orsini ha risposto: “scommettiamo che avremo il divieto di usarli nelle fabbriche europee? Per fare un robot umanoide servono 5mila componenti, noi abbiamo eccellenze assolute, il paese ci deve scommettere, dobbiamo investire subito, l’Intelligenza artificiale è la nuova rivoluzione industriale”

Il divieto di usarli nelle fabbriche europee? Ma perché dire gratuite assurdità del genere? E i robot umanoidi sono sì parenti, ma non strettissimi, di quelli industriali. Avremo pure le eccellenze nella componentistica ma l’applicazione embodied dell’AI nella robotica è altra cosa. E temo non basti dire “fate presto: investiam, investiamo”. Ma posso sbagliarmi.

Per farla breve, io temo ci sia un problema serio di percezione della realtà. Ma anche di comunicazione. E tutto questo è molto preoccupante, per le prospettive di questo paese.

In ogni caso, tranquilli:

Abbiamo richiamato alla responsabilità: tutti i partiti politici si dovrebbero concentrare a trovare le soluzioni condivise sui temi che riguardano la salvaguardia del paese, come l’energia, la crescita, la demografia. A tempo debito Confindustria darà i propri dieci punti a tutti i partiti politici e sosterremo i progetti che sposeranno le nostre proposte.

Ecco, direi che di quel tempo mi preoccupa soprattutto il debito.

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