Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Grecia, ormai failed state?

in Economia & Mercato/Unione Europea

Che accade quando un paese scivola nel caos economico, che porta con sé quello istituzionale, sociale e civile, e vive immerso in una sensazione permanente di collasso imminente? Che le persone si sentono legittimate e giustificate a smettere di adempiere ai propri doveri di cittadini inseriti in un tessuto comunitario. E non parliamo di stato di necessità, badate. Parliamo di quel feeling da “tutti a casa” che segna la dissoluzione di una entità statuale e che può essere recuperato solo con un nuovo paradigma, che spesso nasce dal sangue e dalla sofferenza.

Nel caso della Grecia questi prodromi di dissoluzione dell’entità statuale sono presenti da tempo, ed ora sembrano approfondirsi ed accelerare. La domanda è: se anche il negoziato coi creditori avesse un “lieto fine”, ammesso e non concesso che non si tratti solo di una finzione di natura geopolitica, siamo certi che la Grecia non abbia già attraversato il punto di non ritorno? Prendete questo passaggio, tratto da un articolo del Financial Times:

La raccolta fiscale di maggio, ad esempio, è stata inferiore di circa un miliardo agli obiettivi di bilancio, con molti cittadini greci recalcitranti a presentare le dichiarazioni dei redditi. Questo ha accentuato la pressione sul governo di sinistra, mentre cerca disperatamente di mettere assieme fondi per pagare salari, stipendi e creditori esteri. Lo stesso governo ha contribuito al caos dei mancati pagamenti congelando quelli dovuti ai fornitori. Questo ha avuto effetti a catena, soffocando le piccole imprese che dominano l’economia ed accumulando una montagna di arretrati che richiederà mesi, se non anni, per essere smaltita. “I pagamenti tra imprese sono quasi fermi”, dice un imprenditore di Atene (…) “Per le banche greche, i prestiti ipotecari i cui pagamenti sono stati interrotti da debitori che decidono di smettere di pagare pur potendolo fare (strategic defaulters) sono diventati un particolare grattacapo, soprattutto da quando il governo guidato da Syriza ha detto di essere impegnato a proteggere i proprietari di case a basso reddito da esecuzioni immobiliari sulle loro proprietà. C’è un vero problema di azzardo morale…circa il 70% dei mutui ipotecari ristrutturati [cioè che hanno avuto ridefinizione dei termini di pagamento, per venire incontro al debitore, ndPh.], non stanno venendo pagati perché la gente crede che i pignoramenti saranno effettuati solo nei confronti dei proprietari di grandi ville”, dice un banchiere.

Già, pare che le aspettative contino, soprattutto quando sono attivamente indotte da un governo “rivoluzionario”. O forse è stato solo un malinteso ed un problema di comunicazione, chissà. Un sistema bancario impiombato di sofferenze e crediti ristrutturati che diventano rapidamente inesigibili è un sistema bancario destinato a trascinare con sé l’intero paese. Su tutto, la domanda sorge spontanea: le “infrastrutture” giudiziarie ed amministrative greche sono in grado di recuperare quei crediti incagliati, anche e soprattutto nel caso di “default strategico” (cioè il “liberi tutti”, inclusi quelli che possono ancora pagare), e non da stato di necessità? In altri ed ulteriori termini, non è che la Grecia è già diventata uno stato fallito, da molto tempo, mentre noi eravamo intenti a giocare con i fogli excel e quadrare gli avanzi primari, in una crescente disconnessione dalla realtà?

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