Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Evitare l’Eurogermania senza evirare Tafazzi

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

Ieri, sul Sole, è comparso un editoriale del professor Luigi Zingales dal titolo “La strada (mai battuta) per evitare l’Eurogermania“. Il pezzo contiene elementi condivisibili ed altri assai meno. Ma soprattutto, appare carente di logica e basato su una informazione (l’architrave della tesi, peraltro) fattualmente errata.

La tesi centrale di Zingales è che la Germania

«[…] è riuscita a rafforzare la sua egemonia economica con una fortissima egemonia culturale ed ora usa questa egemonia culturale per rafforzare ulteriormente la propria egemonia economica a scapito delle imprese degli altri paesi europei, Italia in testa»

Che, messo, in questi termini, rende Zingales poco o nulla distinguibile dai sovranisti e dai no-euro. Ma il punto non è necessariamente questo. Prosegue l’economista di Chicago:

«I tedeschi sono riusciti nel non facile obiettivo di elevare il proprio interesse nazionale a principio economico e valore morale. Insistono sul sacrosanto principio della stabilità dei prezzi, ma lo fanno perché la maggiore flessibilità dei salari tedeschi permette loro di “svalutare” i loro prezzi, esportando la loro disoccupazione. Predicano il giusto principio del bail-in, perché le loro banche in difficoltà le hanno già aiutate. Sostengono la necessità di un rigore di bilancio (necessario per i paesi fortemente indebitati come l’Italia), perché hanno già effettuato il loro aggiustamento e per loro una maggiore domanda avrebbe come conseguenza solo una maggiore inflazione in Germania»

Che i tedeschi siano dotati di un moralismo economico difficilmente digeribile, e che spesso si basa su presupposti del tutto errati, come ad esempio la presunta radice di dissipatezza fiscale della crisi dell’Eurozona, quando in realtà il problema era di debito complessivo e di squilibrio commerciale e quindi di flussi di capitale, è ormai acquisito. Il vostro titolare ci ha scritto un libriccino, ormai tre anni addietro, ma neppure questo è il punto. Sui punti indicati da Zingales: riguardo al primo, non è chiaro perché i salari tedeschi sarebbero “più flessibili” dei nostri, e perché questa caratteristica non sia replicabile in altri contesti nazionali. Sul bail-in sarà anche in questi termini, ma resta il punto che l’aiuto tedesco alle proprie banche è avvenuto (peraltro assai meno di quanto vuole l’italica vulgata cospirazionistica) perché la Germania aveva capacità fiscale per farlo. Noi italiani avevamo ed abbiamo quella capacità? No. Peraltro, sarebbe utile ricordarsi che obiettivo dell’Eurozona è quello di recidere il nesso tra debito delle banche e debito sovrano. Su questo principio pare ci sia concordanza e convergenza. Che alternative ci sarebbero, peraltro? Il terzo punto, quello sulla Germania che vuole rigore di bilancio perché ha già effettuato l’aggiustamento e teme che paesi in espansione fiscale finirebbero con un tale boom di domanda da causare inflazione anche in Germania, beh, ci pare un filo fantasioso, soprattutto nella congiuntura attuale.

Da dove origina la “superiorità economico-culturale” della Germania, dunque? Secondo Zingales, dall’antitesi alla tesi teutonica:

«Se l’alternativa al rigore tedesco è l’espansionismo di bilancio, che crede che la crescita si generi stampando denaro, come non si può essere filo tedeschi? Se l’alternativa al bail-in è la socializzazione delle perdite prodotte da banchieri corrotti, come non si può essere filo tedeschi? In altre parole, se l’unica alternativa al dominio tedesco è il Venezuela di Chavez e Maduro o l’Argentina della Kirchner, qualsiasi persona assennata preferisce il dominio tedesco»

In effetti. E quindi? Quindi, secondo Zingales, c’è una “terza via”, che dovrebbe essere battuta da Matteo Renzi. La premessa è che un’unione monetaria senza unione fiscale è un non senso, destinato prima o poi ad implodere. Quindi, secondo Zingales, serve perseguire meccanismi di mutualità e mutualizzazione. Partendo da un sussidio europeo di disoccupazione e dall’assicurazione europea sui depositi. A cui, come noto, la Germania si oppone perché chiede, prima di ogni altra cosa, di arrivare a risolvere la questione del peso dei titoli di stato nazionali nel portafoglio delle banche commerciali. Basta “ponderazione zero” per il debito pubblico nazionale, in pratica.

Che fare, quindi? Per Zingales, chiedere ai tedeschi di seguire la strada della mutualizzazione. Utilizzando due leve: la prima sarebbe la denuncia di “violazione delle regole europee” da parte di Berlino perché, secondo Zingales, la Germania

«…non fa nulla per ridurre il suo pesante avanzo commerciale nei confronti di tutti i partner europei»

Ecco, questa è un’informazione sbagliata. E non da oggi. Basta guardare le statistiche per verificare che, nel periodo gennaio-novembre 2015, l’export tedesco verso l’Eurozona è stato di 402,6 miliardi di euro e l’import di 393,1 miliardi. Un surplus di 9,5 miliardi nei confronti dell’Eurozona su 229 miliardi di avanzo commerciale totale della Germania nei primi undici mesi dell’anno. Su oltre 2.900 miliardi di Pil tedesco del 2014, a prezzi correnti.

Quindi, ad oggi, l’avanzo commerciale tedesco nei confronti dell’Eurozona è pari allo 0,3% del Pil. Cioè l’avanzo commerciale tedesco verso l’Eurozona è scomparso, e l’argomentazione di Zingales viene meno. Peraltro, la scomparsa dell’avanzo commerciale tedesco verso l’Eurozona non è un fenomeno degli ultimi mesi: nel 2014 tale avanzo è stato di soli 2,8 miliardi di euro. Zero. In futuro occorrerà, quindi, argomentare contra Germania dismettendo la tesi della strategia mercantilistica tedesca, che inonderebbe l’Eurozona di proprie merci e servizi, di conseguenza esportandovi disoccupazione, in un classico schema di beggar-thy-neighbour. Non è (più) così. Ah, partiamo del presupposto che tutti conoscano la differenza tra saldo commerciale e quello delle partite correnti, che include il conto del reddito, cioè gli investimenti.

Tutto ciò premesso (scusate se è poco) quale è la seconda leva strategica a disposizione di un immaginario ipotetico statista fiorentino che persegua la Terza Euro-via, secondo Zingales? Presto detto, non è difficile:

«[…] Renzi avrebbe dovuto essere rigoroso sul deficit pubblico, per dimostrare che la sua battaglia non era una scusa, ma una battaglia di principio. Renzi ha preferito una strada diversa. Ha preferito ingraziarsi Merkel non sollevando queste obiezioni, anzi schierandosi con lei contro i ribelli greci, non capendo che rischiamo presto la stessa sorte. Ha preferito il silenzio per giocarsi qualche decimale in più di deficit, da spendere in manovre puramente elettorali, come i 500 euro di bonus culturale ai diciottenni. Purtroppo la manovra ha avuto vita breve. Il flirt politico con Merkel non è durato che lo spazio di un mattino»

Chiaro? Serve essere “tedeschi”, per sfidare la Germania sul suo stesso terreno. Quindi, Zingales boccia Renzi, si direbbe. Forse. Ma è la chiusa del pezzo, relativa a quello che avremmo potuto fare, se solo fossimo stati “tedeschi come i tedeschi” (premesso che Zingales non si è accorto che nel frattempo il surplus commerciale tedesco verso l’Eurozona è sparito da almeno un paio d’anni), che suscita perplessità:

«A quale tipo di redistribuzione fiscale è disponibile la Germania? Le norme sul bail-in sono giuste solo se esiste un’assicurazione europea sui depositi, fino a che la Germania non accetta questo principio, noi sospendiamo l’applicazione del bail-in. Quali iniziative si impegna a fare la Germania per ridurre il proprio avanzo commerciale? Per prendere queste posizioni, però, Renzi deve essere credibile sul fronte fiscale. Altrimenti rischia di fare la stessa fine di Berlusconi. Nel qual caso non potrà neppure invocare a scusa una fantomatica congiura internazionale, avrà solo da rimproverare se stesso e la sua politica di breve respiro»

Sulla politica di breve respiro di Renzi, siamo pienamente d’accordo con Zingales. Sulle “iniziative tedesche per ridurre il proprio avanzo commerciale”, il medesimo in Eurozona non esiste più. Ma sulla sospensione del bail-in per “ritorsione” contro i tedeschi, che dire? Che finanzieremmo eventuali salvataggi dei creditori di banche italiane stampando clandestinamente euro? Uscendo dalla moneta unica? Facendo più debito pubblico? Pare la storia del tizio che si evira per fare dispetto alla moglie. E poi, scusate, ma “sospendere l’applicazione del bail-in” (cit.) per ottenere “la socializzazione delle perdite prodotte da banchieri corrotti” (cit.)? Coerenza vo’ cercando.

Forte è la sensazione che, con questa precettistica di Zingales, partivamo per suonare la Germania ma torniamo a casa suonati.

Germany Trade Surplus 2015
Germania – Avanzo commerciale primi 11 mesi 2015

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