Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La realtà si è mangiata i miei compiti

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Le previsioni economiche non sono una scienza esatta. I modelli econometrici spesso producono risultati simili o con bassa dispersione perché costruiti in modo simile. Ciò premesso, quello che servirebbe guardare è magnitudine e direzione della previsione. E se, in questa sede, quello che si ottiene è che un paese cresce meno degli altri, significa che è piuttosto probabile che quel paese abbia un problema. Di solito, questo è quanto accade all’Italia, e questo giro di previsioni conferma l’antica regola. A cui si aggiunge una probabile richiesta da parte della Commissione Ue di una mini correzione, più di facciata che sostanziale. Sarebbe quindi opportuno cercare di capire perché, dopo tre anni di vigoroso riformismo renziano, restiamo in questa condizione. Voi che dite?

Partendo dalla premessa che il deficit non è male in sé, è discretamente evidente che serve deficit di qualità, e non mance. Quando si sono buttati nello sciacquone tre anni ed alcune decine di miliardi in mance di ogni tipo, difficile attendersi esiti differenti. Poi, potete prendervela con la Ue e con i suoi “ragionieri”, ma sareste degli sprovveduti o in pura malafede. E di queste due categorie, l’Italia abbonda. Aggiungete al tutto una legge finanziaria per il 2017 che sembrava scritta da un troll ubriaco, ed il risultato lo avete sotto gli occhi. La sequenza è nota: politica economica da svalvolati, pessimo deficit, pessimi impatti sulla crescita e sulle sue prospettive, penose lamentazioni agli indirizzi della Ue e della Germania, orchestrate quotidianamente con editoriali e trasmissioni radio e tv dai corifei del fallimento e dal loro nazionalismo con le pezze al culo. Quelle della popolazione, visti gli stipendi di questi propagandisti d’accatto. Ah, dimenticavamo: arrivano richieste di correttivi da Bruxelles? Arrivano sotto forma di lettera formale, come si solito si corrisponde tra governi ed istituzioni internazionali? È sicuramente un golpe, ce l’hanno con noi, vogliono le nostre donne, i nostri bambini, i nostri aerei, i nostri occhiali. Fa bene Trump, a proteggere le industrie americane. Che non vogliono farsi proteggere ma sono dettagli. Perché il protezionismo serve, caro Lei, e quando avremo nuovamente una moneta tutta nostra potremo esportare in tutto il mondo. Ma come, e il protezionismo che serve?

E questi ragionieri di Bruxelles, signora mia: eppure i tempi sono cambiati. Che vogliono, loro e le loro virgole? Abbiamo avuto la Brexit (anche no, ma fingiamo di sì), e l’Italia è stato l’unico paese europeo che, a detta di alcuni suoi dirigenti politici, ne ha sofferto. Poi è arrivato Trump, stesso discorso. Anche le macchie solari hanno sul nostro paese un impatto nefasto che non si rileva in nessuna altra parte del mondo occidentale. Eh, ma è chiaro che quello che accade è perché siamo inadatti all’euro. Strano, però: siamo gli unici inadatti, in Eurozona, di fatto. Almeno a giudicare i dati di crescita. Ah no, c’è anche la Grecia, che per uno scherzo di pessimo gusto è stata fatta entrare nella moneta unica. E tuttavia ancora non ne esce, mah. Siamo unfit all’euro ma ancora non abbiamo capito se ciò avviene perché siamo antropologicamente inadatti a starci dentro: ecco, siamo autorazzisti, come si dice ora. Perché solo con il cambio flessibile riuscivamo a galleggiare. Anche quella, una pura leggenda metropolitana ma quando non si ha memoria storica, si è condannati a ripetere gli stessi errori. Magari sotto forma di farsa, con guru falliti di complemento.

Per fortuna che Pier Carlo c’è: lui e le sue spiegazioni. Dove la tesi diventa antitesi nel giro di poche settimane: è la deflazione, o anche no, visto che il deflatore italiano del Pil cresce in modo sensibilmente superiore all’indice dei prezzi al consumo (lo sapeva, ministro?). Serve flessibilità, abbiamo fatto le riforme strutturali: tipo il Jobs Act, che ha anticipato le assunzioni di un anno, prendendo a prestito dal futuro, e non ha ridotto il costo del lavoro in modo strutturale ma solo temporaneo. E intanto i voucher impazzano, e non trovi nessuno disposto ad ammettere quello che è sotto gli occhi di tutti: il sistema costa troppo, il “mercato” si adatta. Ieri era il profondo nero, oggi è il mix tra nero e voucher. Le basi imponibili si erodono? Il legislatore e l’Agenzia delle Entrate se ne inventano di nuove, che problema c’è? E comunque, basta col liberismo sfrenato, disse la sinistra più fallita ed oligarchica del mondo occidentale, quella politico-sindacale italiana. Volevo smettere con la politica dopo la sconfitta al referendum, disse Renzi. Poi si è ricordato che non fa altro da vent’anni e che non ha un lavoro vero, quindi gli è tornato entusiasmo e carica, meglio di un Pocket Coffee. Poi ci sono i grillini, che non sono un algoritmo ma un ibrido tra un’azienda ed una setta di ispirazione maoista, dove la quotidiana esibizione di crassa ignoranza pare entri nei sistemi di selezione e valutazione del personale.

Meno male che Padoan c’è, si diceva: oggi potete ammirare alcuni suoi virgolettati da collezione. Del tipo:

«La via maestra per abbattere il debito resta la crescita. La Ue ci ricorda che l’Italia ha un debito troppo alto e questo lo sappiamo tutti. Non è diminuito perché purtroppo siamo stati in deflazione nel 2016 e le condizioni di mercato non ci hanno permesso di completare il programma di privatizzazioni. Un piano che prenderà quota quest’anno, in cui ci aspettiamo una crescita più elevata»

In realtà, pur emettendo debito a costo ridicolo e disallineato con il reale rischio-paese, l’Italia non ha crescita ma il ruolo della deflazione al consumo non c’entra, visto il deflatore del Pil ben più elevato. Le “privatizzazioni che favoriscono la crescita”, poi, è stupenda. Come quelle di Poste, ad esempio? O quella attesa di FS? Apriamo i mercati, per caso? Non risulta. La legge sulla concorrenza, arenata in parlamento, che dice? FS che sta cercando di diventare il mostro appaltante d’Italia, mentre spara all’estero soldi dei contribuenti in una faraonica corsa alle acquisizioni che dovremo pagare noi, quando la grandeur di Renato Mazzoncini sarà stata consegnata ai posteri? O ancora, sempre Padoan sulla “lettera” golpista della Ue:

«Sono stupito perché le ragioni sono l’incertezza politica, difficile da argomentare con un governo che opera in continuità con quello precedente, e i problemi con le banche, rispetto ai quali abbiamo preso misure per minimizzare i rischi, che comunque erano minimi»

Quindi abbiamo un governo-fotocopia del precedente, ergo non c’è incertezza politica. Buono a sapersi. Ma allora la non-crescita sarà mica figlia di ricette persistentemente sbagliate, ministro? La logica l’abbiamo rinchiusa nello sgabuzzino delle scope? Oppure è l’unica aspirante immigrata che proprio non riesce ad entrare in Italia? E i rischi “minimi eppur minimizzati” per le banche? Dadaista. Un tempo su questi pixel amavamo scrivere che “falliremo, ma almeno divertendoci”. Oggi non ci divertiamo più. L’Italia è sempre più simile ad uno stabulario di topi in trappola, che danzano sulle note di una pletora di pifferai. Forse siamo antropologicamente incapaci di stare nella moneta unica. O forse siamo geneticamente propensi all’autoinganno ed a premiare chi ce la racconta meglio. Come che sia, quando l’ecosistema cambia, le specie unfit soccombono.

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