Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Cina

Cina, la sanguinosa transizione prosegue

Economia & Mercato/Esteri

L’anno è iniziato in modo decisamente turbolento, per i mercati finanziari globali, con la Cina che ha messo in scena la riedizione dello psicodramma azionario della scorsa estate ma con qualche elemento di inquietudine in più, legato al deterioramento della sua congiuntura. Proviamo a spiegare perché questa instabilità non passerà tanto presto.

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La Cina vuole lo status di economia di mercato: e per l’Italia son dolori

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 2016 è l’anno in cui la Cina potrebbe vedersi riconosciuto lo status di economia di mercato secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Dietro questa formula si celano ripercussioni di vasta portata per il commercio internazionale dell’Eurozona, ed in particolare per l’Italia.

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Ilva, vittima sacrificale della sovraproduzione mondiale di acciaio

È di oggi la notizia che Ilva continua a bruciare cassa come un altoforno ed a produrre perdite sempre più elevate, a causa delle condizioni di forte sovracapacità produttiva globale del settore acciaio, oltre che della crisi “giudiziaria” dell’impresa siderurgica. Nel frattempo, il governo italiano abbandona la cautela diplomatica e prende posizione netta contro la possibilità che dal prossimo anno la Cina possa essere classificata dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) come una “economia di mercato”. Per motivi ampiamente comprensibili.

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Cina, il grande decumulo di riserve valutarie

Economia & Mercato/Esteri

Nel mese di agosto, la Cina ha perso riserve valutarie per circa 94 miliardi di dollari, pari al 2,6% del totale, dopo averne perse per 42 miliardi di dollari a luglio. Come noto, il problema cinese, da qualche tempo, è il deflusso di riserve valutarie, conseguenza del rallentamento del paese e dei passi ufficiali in direzione della liberalizzazione del conto capitale della bilancia dei pagamenti. Da qui l’esigenza di dare allo yuan un cambio più realistico, dopo il forte apprezzamento, reale e nominale, contro le maggiori valute sviluppate. Ma aprire il vaso di Pandora non è mai semplice.

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La valanga che Pechino non ha saputo fermare

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il drammatico crollo dei mercati azionari di ieri, preannunciato nei giorni e settimane precedenti da sinistri scricchiolii, quasi tutti originatisi in Cina, segna la sconfitta epocale della tecnocrazia monopartitica di Pechino, sin qui considerata quasi onnisciente. Ma per indurre una simile deflagrazione planetaria è stato ovviamente determinante il concorso di mercati finanziari sempre più interconnessi ed integrati, e di condizioni di liquidità globale che è al contempo abbondante e scarsa.

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La tenaglia monetaria che rischia di stritolare la ripresa europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Poco più di due anni fa, a maggio 2013, la Federal Reserve di Ben Bernanke annunciò la progressiva rimozione dell’eccezionale stimolo monetario introdotto per combattere la crisi scoppiata prima con il crollo di Lehman e poi con la crisi dell’Eurozona, avviando a conclusione il programma di acquisto titoli, il cosiddetto easing quantitativo. I mercati finanziari mondiali reagirono con una preoccupazione che, nel caso dei paesi emergenti, divenne panico, con crolli delle valute locali contro dollaro causati da imponenti deflussi di capitali.

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Il conto della super-bolla cinese dovremo pagarlo anche noi (e presto)

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il mercato azionario cinese ha vissuto le ultime settimane all’insegna di una forte volatilità, per usare un eufemismo, ma anche di un interventismo delle autorità che ha prodotto esiti surreali ed una manipolazione dei prezzi che potrebbero anche far sorridere, se non ci trovassimo di fronte ad un paese che sta tentando al contempo di fare convergere i propri mercati finanziari verso standard occidentali e disinnescare il crescente rischio di scoppio di una bolla creditizia che avrebbe conseguenze molto pesanti sulla congiuntura mondiale.

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La Cina ansima, la Russia perde gas

Esteri

E’ di ieri la notizia che Russia e Cina sarebbero finite in stallo nei colloqui per la realizzazione del secondo gasdotto che dovrebbe rifornire i cinesi di gas russo. Gli accordi di maggio 2014 tra i due paesi hanno dato il via libera alla realizzazione della pipeline Power of Siberia, una direttrice orientale che a regime, cioè dal 2019, dovrebbe fornire alla Cina 38 miliardi di metri cubi di gas e che costerà a Pechino 400 miliardi di dollari. I colloqui per il gasdotto gemello, di direttrice occidentale e di capacità pari a 30 miliardi di metri cubi annui, sono finiti su un binario morto, e la notizia è filtrata ieri.

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People’s Bad Bank of China

Economia & Mercato/Esteri

Da Bloomberg un paio di grafici che mostrano il potenziale di rischio per l’economia globale che origina dalla Cina. Nel primo si nota la il rapporto di indebitamento del settore non finanziario dell’economia (famiglie ed imprese) era arrivato a dicembre 2014 al 192% del Pil, contro il 118% del 2008, prima della crisi finanziaria globale. “Ma questo non è un vero problema, per ogni passività ci sono degli attivi”, dirà qualcuno.

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Cina, la bolla e la farsa

Economia & Mercato/Esteri

Prosegue senza sosta il martellamento ribassista sulle azioni cinesi, malgrado i disperati e spesso grotteschi tentativi del regime di stendere una rete protettiva sotto le quotazioni. Mai come in questo caso è valso il motto “uno sciocco ed i suoi soldi si separano presto”, ma questa vicenda rischia di danneggiare la credibilità del partito e dei suoi onnipotenti tecnocrati, oltre che gettare i semi per qualcosa di più pericolosamente destabilizzante.

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