Hasta el petroleo siempre

In Venezuela, vittoria del no al referendum che mirava a destituire il presidente Hugo Chavez. I mercati finanziari reagiscono con un lieve ribasso del prezzo del petrolio, che risale nelle ore successive. Chavez, da quel consumato demagogo che è, se ne esce affermando che il Venezuela si porrà come “garante del prezzo del greggio”, frase di per sé già incomprensibile. Ciò non impedisce ai cani di pavlov domestici di festeggiare, sia la vittoria del companero presidente, sia il fatto che i mercati finanziari (a loro giudizio) sarebbero ormai sotto il giogo di un leader guevarista o sedicente tale, in una esaltante nemesi della storia. Immaginiamo le lacrime di gioia di Gianni Minà, ma chi si supera è il sito internet di Repubblica, che tiene in linea per quasi un’intera giornata il titolo “prezzi del petrolio garantiti”, che definire privo di senso logico appare eufemistico. Sfortunatamente, il giorno dopo Chavez manda a chiedere l’innalzamento della banda di oscillazione dei prezzi del greggio fissata dall’Opec, da 22-28 a 28-35 dollari a barile, costringendo i nostri progressisti a rimettere nell’armadio la bandiera del Che e ad avviarsi sconsolati al distributore di benzina…

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