Essere o apparire?

Il professor Prodi sta progressivamente avvicinandosi a quella cultura dell’immagine che tanto ama esecrare nello schieramento avversario. Prima lo abbiamo visto all’opera nella cerimonia di disvelamento del simbolo dell’Unione, ieri lo abbiamo ammirato mentre, dopo aver intonato a squarciagola l’Inno di Mameli e ascoltato compunto e vagamente commosso l’Inno alla Gioia di Beethoven, si è esibito nella cerimonia della firma dell’atto costitutivo della Federazione dell’Ulivo.

Non potendo anch’egli firmare “contratti con gli italiani”, per evidente mancanza di notai mediatici in circolazione, si è però esibito in alcuni solenni e vagamente comici enunciati, del tipo “l’Italia ha bisogno di una nuova classe politica”, che evidentemente lui ritiene di incarnare, soprattutto riguardo l’aggettivo ad essa riferito. In attesa della promessa rinascita, notiamo che Prodi continua ossessivamente a ripetere che l’elaborazione del programma procede, e che questa volta non è come nel passato, enunciato esorcizzante a vagamente iettatorio. Torniamo ad occuparci del sito Governareper. Qualcuno ci ha accusato di tranciare giudizi senza aver letto i contenuti del sito. Per dimostrare l’infondatezza dell’accusa, oggi vorremmo citare il professor Tito Boeri, che pare aver finalmente preso coscienza del fatto che le elaborazioni teoriche non sono propedeutiche alla realizzazione di un vero programma, ma rappresentano semplicemente un mix tra il gruppo di autocoscienza e la vetrina propagandistica. Scrive infatti Boeri:

Personalmente ritengo che prima di parlare di un programma per le primarie e poi per le elezioni, occorre porsi una domanda di fondo, un quesito tutt’altro che scontato. Vale a dire: serve un programma? Se guardiamo al programma per le elezioni europee la risposta potrebbe anche essere negativa. Per coloro che vi hanno partecipato esso si è tradotto in una significativa perdita di tempo. Allo stesso modo, se prendiamo in considerazione il programma del 1996, ci rendiamo conto che, da una parte esso conteneva non poche idee innovative, molte di quelle idee non sono state realizzate dai governi di centro-sinistra. Il programma, dunque, non necessariamente è in grado di vincolare i membri della coalizione alla sua realizzazione. Probabilmente, più che di un programma in senso tradizionale, di una lunga lista di cose potenzialmente da fare, c’è bisogno di qualche idea forte, che da una parte sappia dare delle risposte efficaci ai quesiti diffusi nella società e che, dall’altra, impegni i membri della coalizione.

Appunto. Ad oggi, non vi è nulla che possa in qualche modo impegnare l’Unione, non solo e non tanto a livello programmatico, ma soprattutto sotto l’aspetto della lealtà di coalizione, perché la insostenibile disomogeneità culturale e strategica tra i partecipanti non attende che un detonatore, anche minore, per deflagrare. Eppure (o meglio, perché consapevole di ciò), Prodi prosegue tetragono a spettacolarizzare tutti gli aspetti ritualistici e cerimoniali, limitandosi ogni volta a dire che “il programma procede bene” evidentemente ben consapevole che viviamo in una società superficiale e frettolosa.

Meglio allora fare come il giornale fiancheggiatore per antonomasia, Repubblica, che è riuscita ad inserire una sequenza di cinque foto sui capelli di Berlusconi. Finalmente i contenuti!

Tuttavia, ad evitare di essere criticati per mancanza di contributi e costruttività, provvederemo ad inoltrare al sito romanoprodi.it il programma del Labour di Tony Blair, i cui sei “impegni” (pledges) potete leggere qui . Ovviamente, occorre un’adeguamento alle peculiarità italiane, ma restiamo scettici sulla possibilità di accoglimento di questo manifesto. Che eretici questi laburisti britannici, hanno addirittura inserito un punto programmatico sulla sicurezza, ma che diavolo di sinistra sarebbero” Non hanno ancora elaborato che la colpa è sempre e comunque del sistema e non dei singoli, e che la repressione non risolve nulla? E addirittura c’è un punto sulla repressione dei graffiti! ‘Azz, e noi dell’Unione, come potremo istituzionalizzare ed inserire i nostri espropri proletari, tanto cari a Paolo Cento ed altri nostri illustri esponenti, in un programma per guidare la “rinascita italiana”? Ma no, questo del Labour non è un programma credibilmente e genuinamente progressista, meglio volgere altrove la nostra attenzione.