Scalfari, il neo-kiss

I più masochisti tra i nostri lettori potranno gustare l’abituale pastone filosofico domenicale di Eugenio Scalfari. Vi troveranno scritto il manifesto del perfetto realista. Occorre fare attenzione a non aprire il vaso di Pandora della storia, i popoli sono affamati di libertà, e la libertà acquisita in modo eccessivamente rapido e caotico porta spesso allo sviluppo di perniciose forme di nazionalismo. Come diceva Michail Gorbaciov (sic), “la storia del mondo sarebbe stata molto diversa se l’America di Reagan lo avesse aiutato a riformare anzi a rifondare il comunismo anziché puntare su Eltsin e sul suo liberismo fasullo e mafioso”. Ottimo, Metternich sarebbe orgoglioso di Scalfari, campione del realismo westfaliano. Ecco allora la ricetta scalfariana: un’America naif e ottusamente imperiale, che diffonde nel pianeta “per etrogenesi dei fini” (perché gli yankees sono così stupidi da diventare rapidamente degli apprendisti stregoni) il culto pagano della democrazia della quale, come direbbe Putin, “non esiste una sola versione”. Ma un’America “ben temperata” dall’Europa bottegaia, quella che il professor Prodi, ma anche Chirac e Schroeder, ritengono possa portare nel mondo pace e rispetto dei diritti umani attraverso baratti mercantili con dittature ed autocrazie. Scalfari, che oltre che nouveau philosophe è anche economista, discetta anche sul formidabile (per lui) potere di condizionamento e ricatto che Cina ed altri paesi del Far East avrebbero sugli Stati Uniti, paese in cui riciclano i propri formidabili surplus commerciali, sottoscrivendo titoli del debito federale. Tesi molto vecchia e abbondantemente ruminata. Facciamo notare con massima umiltà al professor Scalfari (tutti professori, questi progressisti…) che si tratta di un’arma a doppio taglio. Poiché i modelli di sviluppo di Cina, ma anche di Corea del Sud, Thailandia, Giappone, Singapore, Malaysia sono pressoché tutti basati sull’export, e la domanda interna resta cocciutamente latitante (un po’ quello che accade nell’Europa dell’ortodossia progressista del Patto di Stabilità…), i cinesi possono certamente smettere di sottoscrivere i Treasury bonds americani, provocando in tal modo un rialzo dei rendimenti sui medesimi, ma l’effetto immediato sarebbe una gelata dei deprecati consumi americani, quelli che continuano a sorreggere la crescita economica mondiale, come ben risaputo anche in Europa. Non si entusiasmi, Scalfari: il giorno del declino dell’Impero americano è ancora molto lontano, e certamente di là dei destini terreni di qualche onnisciente tuttologo neokissingeriano.